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Fatturati 2020, le Pmi reggono l'urto del Covid

Le piccole si salvano se riescono a usare gli aiuti pubblici. Il ruolo dell'Agency 

Sardegna 2 scenario softLa maggior parte delle Pmi italiane, nonostante gli effetti negativi del Covid-19 sui fatturati, chiuderà i bilanci del 2020 con un pareggio o – in alcuni casi – anche con un utile. È la stima che fa Cerved, la maggiore società italiana di analisi dei bilanci, nel "Rapporto Cerved PMI 2020". Una previsione per certi versi sorprendente, e anche incoraggiante per le 537 imprese insediate nel distretto produttivo di Olbia del Cipnes, 534 delle quali sono Pmi (piccole e medie imprese) o Mpmi (micro, piccole e medie imprese).

Le società che avranno un calo maggiore dei ricavi saranno le piccole, quelle sotto i 50 dipendenti: Cerved spiega che in Italia sono quelle che hanno più difficoltà nell’accesso agli aiuti pubblici. Un ritardo che proprio il Cipnes Gallura vuole colmare rapidamente, con l’azione messa in campo dall'Agency di sviluppo territoriale che aiuta le imprese a scegliere i migliori incentivi nazionali e regionali.

L’analisi. Cerved ha studiato i bilanci di 159 mila Pmi italiane classificate come società di capitale, di cui 132 mila Piccole (10-50 addetti, 2-10 milioni di fatturato) e 27 mila Medie (50-250 addetti, 10-10 milioni). Prima di tutto, Cerved sottolinea che nel 2019 i ricavi delle Pmi sono tornati oltre i livelli del 2007 (+2%), l’anno di inizio della recessione mondiale. Ma a questo recupero si accompagna una minore capacità di generare redditività: le Pmi hanno perso il 19,4% del Mol (margine operativo lordo) e il ROE (Return on equity) si è ridotto dal 13,9% del 2007 al 10,8% del 2019. 

In questo contesto, Cerved prevede una flessione dei fatturati delle Pmi intorno all’11% nel 2020. Con un secondo lockdown in autunno, come quello cominciato venerdì 6 novembre, i bilanci delle Pmi potrebbero crollare del 16,3%.

Male gli hotel, benissimo l'ecommerce. Entrando nello specifico dei comparti produttivi, Cerved stima che le Pmi del settore Alberghi avranno il maggior calo di fatturato (-47,1% sul 2019); a seguire Agenzie di viaggi (- 51,3%) e Fiere e convegni (- 39,8%). Ma la crisi economica causata dalla pandemia non è uguale per tutti. Ci sono anzi alcuni settori che avranno benefici. Vedranno un aumento del loro fatturato le Pmi del commercio online (+23,85 sul 2019), delle specialità farmaceutiche (+7,6%), della pasta (+4,7%), della distribuzione alimentare moderna (+6,6%), dei prodotti per la detergenza (3,1%).

Meno nascite di case editrici. Anche la natalità delle imprese è stata duramente colpita dagli effetti del Covid e, anche in questo caso, non in tutti i settori. Cerved ha messo a confronto il primo semestre del 2020 con quello del 2019. “Se si restringe il campo di analisi alle "vere" nuove società di capitale, ovvero le nuove aziende non riconducibili a società preesistenti – è scritto nel Rapporto – c’è stato un calo di nuove aziende nell’editoria di libri (-87,5%), nelle strutture ricettive extra alberghiere (-70,2%),  nella vendita di energia elettrica (-70,1%), nei giochi e scommesse (-69,7%) e nella pelletteria e valigeria (-67.2%). In aumento, invece, la nascita di aziende di apparecchi medicali (+20,5%), ingrosso prodotti farmaceutici (+8,8%) e facility management (+2,6%)".

Italia più "piccola" della Germania. Secondo i dati della Commissione europea, le Pmi europee sono 1 milione 700 mila - escluse le micro imprese – e rappresentano il 7% del totale delle imprese dell’Europa a 28.

In Italia le Pmi sono 191 mila, pari al 5% del totale delle imprese italiane e al 7% delle imprese dell’Europa a 28.  L’ossatura del sistema produttivo italiano è rappresentato dalle micro imprese: sono 3 milioni 600 mila e rappresentano il 95% del totale, una percentuale più alta di quella della media Ue (93%) e soprattutto della Germania (82%). Anche nel distretto produttivo di Olbia le micro imprese sono quelle maggiormente rappresentate: su 537 aziende, 399 sono micro, pari al 75% del totale.

Le micro imprese e gli aiuti. A maggior ragione è importante leggere l’analisi di Cerved. Secondo le previsioni per 2020, le piccole imprese (- 11,7% del fatturato) patiranno più delle medie (- 10.4%) e questo “un po’ a causa della specializzazione settoriale – spiega la società di analisi - e un po’ a causa della maggiore difficoltà nell’accesso agli aiuti pubblici”. Nonostante la crisi, la maggior parte delle Pmi italiane chiuderà il 2020 “in pareggio o con un utile d’esercizio e gli indici di redditività, pur crollando rispetto al 2019, risulteranno in media ancora positivi”. Questo perché, oltre alla capacitò di resistenza delle Pmi, ci sono stati gli aiuto della cassa integrazione, delle garanzie pubbliche per la liquidità, gli incentivi. Il mancato accesso agli aiuti pubblici è uno dei problemi delle piccole aziende e, in modo ancora più acuto, delle micro: un target a cui l’Agency di sviluppo territoriale del Cipnes Gallura si rivolge per mettere a disposizione degli imprenditori consulenza e aiuto per ottenere i numerosi aiuti pubblici attivi in questo momento.

Da Newco a Pmi. Questa dell’Agency non è l’unica missione: c’è anche quella di aiutare le aziende a nascere, crescere di dimensione e, successivamente, internazionalizzarsi. Anche su questo versante arrivano indicazioni utili dal Rapporto di Cerved. Emerge che le imprese giovani, se ben concepite, sono le più resistenti e le più capaci di diventare delle Pmi. “In base agli ultimi bilanci depositati, sono 4.493 le newco del 2015 diventate piccole imprese a tre anni dalla nascita (+9,1%) e 472 quelle diventate medie imprese (+1,5%). Risulta in crescita anche il numero di newco del 2017 diventate Pmi a un anno dalla nascita, con 3.212 nuove piccole imprese (+1,5%) e 388 nuove medie imprese (+9,6%)”.

Startup con più occupazione. Le imprese giovani hanno anche una maggiore capacità di generare occupazione. “Prendendo in considerazione le società di capitale, i dati mostrano che negli ultimi anni le imprese più giovani (età inferiore ai 5 anni) hanno sempre garantito un contributo occupazionale maggiore rispetto alle imprese con età compresa tra i 5 e i 9 anni e alle imprese con età superiore ai 10 anni – è scritto nel Rapporto di Cerved -. Il contributo netto all’occupazione delle startup è rimasto in terreno positivo anche negli anni delle due crisi (2009-2010 e 2012-2014) che hanno colpito il sistema produttivo italiano, a differenza di quanto fatto registrare dalle altre classi di età.

Nel 2019 il contributo netto all’occupazione delle 380 mila società di capitale con età inferiore ai 5 anni (il 25,3%) è stato di 257 mila addetti, per effetto dell’incremento di 187 mila nuove unità garantito dalle società operative in entrambi gli anni e a un saldo tra entrate e uscite positivo di 70 mila unità. Nello stesso anno, le 295 mila società con età tra i 5 e i 9 anni (il 19,7%) hanno invece fatto registrare un contributo negativo all’occupazione di 31 mila addetti, a causa del saldo negativo tra entrare e uscite (-37 mila addetti), mentre le 826 mila con più di 10 anni (il 55,1%) hanno evidenziato un andamento sostanzialmente stabile (+ 400 unità), con un saldo occupazionale positivo per le società operative nei due anni (+108 mila) e un andamento negativo del saldo entrate-uscite (107 mila)”.