A Cala Saccaia un nuovo cantiere per yacht da 50 metri

In corso i lavori del gruppo Valdettaro. "Olbia sarà un polo ambientalmente sostenibile"

vanelo 2Quest’angolo del distretto produttivo del Cipnes rivolto a ovest, da cui si ammira il Limbara in lontananza e i filari delle cozze a poche centinaia di metri, sulle carte militari era indicato come Scala delle draghe. Oggi qui sta invece nascendo un nuovo cantiere nautico il cui nome, Industrie Cala Saccaia srl, presto sarà sostituito da un altro, probabilmente Valdettaro Group Sardegna o Valdettaro Sardegna. Ogni epoca imprime il suo marchio sulle mappe.

“Il nome è importante per dare valore a due cose: la Sardegna, l’isola più bella e più pulita del mondo; e Valdettaro, la storica azienda che dà nuova vita alle barche antiche” dice Ugo Vanelo.  

Vanelo, classe 1973, è un imprenditore della nautica, uno dei nuovi investitori nel distretto del Cipnes, ma ha anche una storia personale che è legatissima alla Sardegna e, in particolare, alla Gallura. Suo padre, Giorgio, è un imprenditore del granito e dagli anni Settanta ai Novanta veniva a Olbia a comprare i blocchi da lavorare a Carrara, in una delle fabbriche più grandi al mondo. Ugo è socio fondatore di One Ocean, la fondazione fondata dallo Yacht Club Costa Smeralda del principe Karim Aga Khan per contribuire a salvare mari e oceani.

“Per me gli investimenti devono essere due volte fattibili: economicamente, certo, ma anche ambientalmente” spiega. La loro è un’altra storia di riconversione economica, dal granito alle barche, declinata verso la sostenibilità.

“Io ho sempre amato il mare, la vela – spiega Ugo Vanelo, all’interno del cantiere a Cala Saccaia - . Nel 1988 sono diventato campione del mondo di vela nella classe optimist a La Rochelle in Francia. Nel 1994, a La Spezia, un cantiere di demolizioni navali era in crisi. Mio padre fu contattato per il rilancio. Me ne parlò. Avevo 21 anni e avevo da parte un po’ di risparmi con la vela: decisi di investirli in quel progetto. Lo acquistammo e lo riconvertimmo in un cantiere nautico, Marina di Fezzano, il primo porto verde galleggiante d’Italia. Così è cominciato il mio percorso imprenditoriale”.

Poi, per Ugo Vanelo, è arrivata l’opportunità di prendere il controllo del Cantiere Valdettaro, fondato nel 1907, specializzato nel recupero dei grandi yacht. Sotto le mani sapienti dei suoi tecnici sono tornati a risplendere il Williamsburg di Eisenhower, l’Orion del Re di Spagna, il Pacha III di Stefano Casiraghi e Carolina di Monaco e l’Istranka del maresciallo Tito, ammirato la scorsa estate in Costa Smeralda. Le commesse sono tante anche oggi. In questo momento i cantieri stanno restaurando il Vera Mary, una goletta del 1932, lunga 22 metri e che fu di proprietà di Re Giorgio V d’Inghilterra.

Il cantiere di La Spezia ha spazi limitati per fra fronte alla domanda, così Ugo Valero ha deciso di aprirne uno nuovo. “Quando abbiamo deciso di acquistare un nuovo terreno, ci siamo chiesti: dove? Rispondere è stato facile e spontaneo: in Sardegna! Qui dove tutto è cominciato con mio padre, qui dove troviamo il meglio del mondo – dice Vanelo -. Natura, bellezza, servizi di qualità, alta professionalità. Abbiamo trovato nel Cipnes un interlocutore eccezionale, un vero centro di attrazione degli investimenti e di promozione del territorio. E abbiamo preso il terreno di Cala Saccaia. Oggi abbiamo 5 ettari e stiamo realizzando un capannone di 14 mila metri quadri. Abbiamo una banchina di 200 metri e un travel lift da 720 tonnellate. Potremo ospitare barche da 50/60 metri. Sono in costruzione anche stanze e alloggi per i comandanti e gli equipaggi. Pensiamo anche a un chiringuito per godere della bellezza del tramonto”. L’investimento è sui 10 milioni di euro. Gli occupati saranno una cinquantina.

Un luogo di lavoro, ma anche uno spazio green, sostenibile ecologicamente. “Le banchine saranno color sabbia, color Cala Saccaia – spiega Vanelo -. Il capannone sarà rivestito con il classico pietrame della Sardegna. Ci sarà tanto verde, una zona relax da cui si partirà con le bici elettriche per andare nella spiaggia di Pittulongu. L’ambiente, per me, è una risorsa strategica. In questo momento, per i lavori, sul fondale abbiamo installato un tubo bucato, con dentro aria: crea una parte d’aria che non permette la fuoriuscita di fanghi. Abbiamo due boe, con le sonde, che giorno e notte registrano eventuali anomalie ambientali”.

A Cala Saccaia i lavori procedono spediti. Tutte le ditte e i fornitori sono sardi. “Siamo felici di questo – dice Vanelo -. In Sardegna ci sono le professionalità per la nautica. Non è più come dieci anni fa. Altre professionalità le vogliamo formare noi. Chi ha buona manualità e buona volontà, sa lavorare. Abbiamo avviato un dialogo con UniOlbia per creare dei corsi di formazione per avere figure altamente qualificate. Come per il Cipnes, stiamo trovando amministratori pubblici lungimiranti. Questo fa la differenza con altri territori. La Costa Smeralda è la destinazione principale per i maxi yacht e noi dobbiamo fornire strutture e professionisti d’alto livello”.

Per Vanelo gli investitori vanno sostenuti, se i loro progetti sono sostenibili sia economicamente che ambientalmente. “Ma allo stesso tempo gli investitori non devono avere paura della concorrenza – dice -. Io, alla Spezia, sono stato il primo a investire nel settore. Oggi La Spezia è diventato un polo della nautica, con tante aziende. Io ci ho perso? No! Ho più lavoro di prima!”. Per lui è fondamentale fare di Olbia una destinazione per la grande nautica. “Gli yacht sono aziende, creano economia diffusa – spiega -. Prendiamo 10 yacht da 50 metri. Ciascuno yacht ha 10 membri dell’equipaggio. Poniamo che vengano qui a Olbia per il rimessaggio. Significa che 100 persone, con stipendi alti, passano l’inverno qui, chiedono servizi, passatempi. Spendono molto, in più settori. Il mare è una risorsa da difendere e valorizzare e questo è uno dei modi, sempre agendo con rispetto”.  

Vanelo ha partecipato alla costituzione della One Ocean Foundation. E’ stato contattato dallo Yacht Club proprio per la sua cultura d’impresa green. “Sono socio di molte associazioni ambientaliste e ho creato una scuola a Lerici, con progetti legati a tutte le attività del mare, non solo alla vela: prima di tutto, l’educazione ambientale” dice. E alla Costa Smeralda è legato anche per lo stile, per l’ambizione di fare bene le cose. “A me, quando faccio una cosa, piace guardarla e dire: “Che bella!”. La Costa Smeralda è la destinazione principale per i maxi yacht e noi dobbiamo fornire strutture e professionisti d’alto livello. Tutti insieme. Io ci credo!”.

(2- continua)