Recovery Plan, 27 miliardi per le imprese

Gli investimenti programmati per le PMI e la digitalizzazione

FACEBOOK NEWS CIPNESIl Piano italiano per la ripresa dell’economia, chiamato Next Generation Italia e da realizzare dal 2021 al 2026, avrà una dotazione di 196,5 miliardi in arrivo dall’Unione Europea sotto forma di prestiti e di sovvenzioni a fondo perduto, secondo la bozza in votazione stasera nel Consiglio dei Ministri. Per le imprese – alla voce Digitalizzazione, innovazione, competitività del sistema produttivo – saranno destinati 26,7 miliardi, di cui 19 miliardi per Transizione 4.0, 4,2 miliardi per banda ultralarga e 5G, 3,3 miliardi per le connessioni veloci e 2 miiardi politiche industriali di filiera e internazionalizzazione.

Per il sistema delle imprese, per il quale sono previsti incentivi per agevolare la transizione digitale e verde, il Piano prevede di “stimolare la domanda di investimenti privati in beni strumentali per favorire sia la trasformazione digitale delle imprese che il necessario ammodernamento di macchinari e impianti in un’ottica di efficientamento produttivo ed energetico” e “sostenere prodotti e processi innovativi attraverso una misura dedicata alle attività di ricerca e sviluppo che portano all’adozione di soluzioni nuove per il settore o mercato di riferimento”. 

“Il nuovo progetto Transizione 4.0 prevede misure pluriennali per favorire la pianificazione delle strategie di investimento delle imprese – è scritto nella bozza del Piano italiano - . Introduce significativi potenziamenti, sia in termini di aliquote e massimali delle agevolazioni, sia in termini di semplificazione e accelerazione delle procedure di erogazione del vantaggio fiscale. L’estensione degli investimenti agevolabili, che a partire dal 2021 includono un bacino più ampio di beni strumentali immateriali, dovrebbe consentire il coinvolgimento maggiore delle piccole imprese”.

Il progetto si basa su un credito d’imposta articolato per spese in beni strumentali (materiali e immateriali 4.0), e per investimenti in ricerca e sviluppo, nonché in processi di innovazione e di sviluppo orientati alla sostenibilità ambientale e all’evoluzione digitale.

Sempre in favore delle piccole imprese, il Piano prevede un bacino più ampio di beni strumentali immateriali agevolabili e meccanismi semplificati e accelerati di compensazione dei benefici maturati per le aziende con fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro. La possibilità di fruizione immediata del credito potrebbe favorire maggiori investimenti da parte delle PMI.

Uno specifico finanziamento di 180 milioni viene attribuito alle infrastrutture digitali per le filiere agroalimentari nelle regioni meridionali.


 

Uno spazio Dsa nel Centro per l'infanzia del Cipnes

Lezioni destinate agli alunni dagli 8 ai 19 anni, anche in videoconferenza

kinesIl Centro per l’infanzia del Cipnes “I Folletti di Kines”, nel distretto produttivo di Olbia, attiva “Spazio DSA”, un servizio a supporto degli alunni con certificazione di Disturbo Specifico di Apprendimento (dislessia, disgrafia e disortografia, discalculia). È destinato ai bambini e ai ragazzi dagli 8 ai 19 anni in possesso di diagnosi e certificazione di DSA. Ma, grazie all’ausilio di programmi all’avanguardia e di un sistema di app specifiche e monitorate, il servizio può essere esteso come potenziamento anche ai bambini a rischio di DSA, non ancora certificati, a partire dal primo anno della scuola primaria.

Attraverso la formula del laboratorio-doposcuola e grazie ai più moderni software di supporto, l’alunno viene accompagnato da un pedagogista qualificato con formazione specifica in psicopatologia dell’apprendimento nell’individuazione attiva del percorso personalizzato più adatto alle proprie caratteristiche ed esigenze. L’obbiettivo finale è il raggiungimento della maggiore autonomia possibile nello svolgimento dei compiti e l’uso consapevole di strumenti e strategie compensative in grado di rafforzare l’autostima.

Le attività riguardano le aree della lettura, scrittura e del calcolo, e sono svolte in sessioni di lavoro 1:2 o 1:3, con un massimo di 3 alunni. E’ prevista una frequenza di 2/3 pomeriggi a settimana, in turni della durata di un’ora e mezza o due ore ciascuno. Il servizio sarà disponibile per tutto l’anno scolastico anche a distanza con l’ausilio delle più comuni piattaforme di videoconferenza.

Per qualunque informazione è possibile rivolgersi a “I Folletti di Kines” al numero 0789/53636, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o direttamente alla referente del progetto dottoressa Beatrice Puggioni al numero 366/6679876 o all'email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..


 

E' operativa UniOlbia, l'università per l'economia 4.0

Firmato l'Accordo di programma tra Regione, Provincia e Comune di Olbia: stanziati 6,5 milioni per la sede dei corsi

uniolbiaCon la firma di un Accordo di programma fra Regione, Provincia di Sassari e Comune di Olbia, è ufficialmente operativo il “Consorzio polo universitario Olbia”, chiamato UniOlbia e che ha la mission di concorrere alla piena trasformazione digitale dell’economia e della società del Nord Est Sardegna. UniOlbia nasce infatti con l’ambizione di valorizzare le forti specializzazioni produttive della Gallura – turismo, nautica, blue economy, alimentare – inserendole a pieno titolo nel mondo 4.0 dell’innovazione tecnologica. Sono previsti sei Corsi di laurea (uno completamente in inglese) ed è programmata l’attrazione di mille studenti.

UniOlbia avrà più sedi in città. La Regione Sardegna - con una delibera approvata lo scorso luglio - ha dato al Consorzio 6,5 milioni per la riqualificazione di un immobile, l’ex Upim in corso Umberto, da destinare a sede operativa del nuovo polo universitario."L’intervento rientra nell’Agenda Urbana delle politiche di sviluppo territorializzate che individua in Cagliari, Sassari e Olbia le tre principali aree urbane cui sono prioritariamente destinati gli interventi di sviluppo sostenibile", spiega la Regione. “La costituzione del polo universitario di Olbia rappresenta un importante risultato per il territorio Gallurese e per tutta la Sardegna: darà agli studenti una più ampia possibilità di scelta nella loro formazione accademica e di conseguenza, una nuova opportunità di guardare al futuro nella loro terra” ha detto il Presidente della Regione Christian Solinas. “La crescita delle competenze attraverso l’organizzazione di nuovi percorsi formativi qualificati daranno un ulteriore impulso allo sviluppo del sistema produttivo del Nord-Est della Sardegna” ha spiegato l’assessore della Programmazione e Bilancio, Giuseppe Fasolino.

Che cosa è UniOlbia. Costituito come associazione no profit, il Consorzio UniOlbia è stato fondato per volontà del Comune di Olbia, dell’Università degli Studi di Sassari, del Cipnes Gallura, dell’Aspo, della Geasar, della Sinergest Olbia, del Consorzio per la gestione dell’area marina protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo e dell’Istituto Euromediterraneo (ISSR Scuola internazionale di Formazione, Ricerca e Specializzazione). Oltre ai fondatori, lo statuto prevede l’ingresso nel Consorzio di nuovi soggetti pubblici e privati.

La Mission. Il Consorzio vuole svolgere un’alta funzione sociale ed economica per il territorio della Gallura e della Sardegna in generale. Vuole promuovere e diffondere la cultura universitaria; favorire e sviluppare la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico nei settori turismo, ambiente, salute, governance pubblica, risorse umane; promuovere e diffondere la cooperazione interregionale, nazionale e internazionale, in un quadro di integrazione con le realtà produttive e dei servizi; sostenere accordi di partenariato accademico rivolti all'attivazione di double degree e joint degree; promuovere e diffondere la produzione e la qualità delle pubblicazioni scientifiche frutto della cooperazione accademica a più livelli; creare e la gestire corsi di formazione universitaria e iniziative manageriali post laurea.

Un consorzio per l’economia 4.0. La sua mission prevede la formazione, la ricerca e l'innovazione del Nord Est della Sardegna, in stretta sinergia con il sistema produttivo del territorio e con tutti i soggetti, pubblici e privati, che vogliono investire in un'ottica di Smart District Urban e Smart Community. UniOlbia, dunque, accetta e rilancia la sfida sulle radicali trasformazioni che l'economia manifatturiera, artigianale e dei servizi stanno affrontando. L’economia 4.0, la digital transformation impongono l'acquisizione di nuove e rinnovate competenze che non possono solamente scaturire dagli insegnamenti tradizionali; queste skills richiedono un continuo trasferimento di know how, un sapere adeguato alle incessanti accelerazioni imposte dell’economia digitale. UniOlbia vuole essere un attore che concorre alla creazione di  policy che consentano di governare utilmente i fenomeni in corso di profonda trasformazione, evitando il disallineamento tra le  abilità richieste dal mondo del lavoro e quelle offerte dal mondo della formazione. UniOlbia, in coerenza con le sue linee statutari, vuole essere un punto di riferimento per tutta la Sardegna e ha la speranza di diventare un polo attrattivo sia a livello nazionale che  internazionale.

Green e Digital. Con la cornice di 9 grandi aree tematiche - Turismo, Ambiente, Cultura, Salute, Agroalimentare, Sostenibilità, lnformation Communication Technology, Trasporti, Cantieristica Nautica – UniOlbia poggia la sua azione su 3 pilastri. La Formazione, con strutturazione, innovazione e incremento dei corsi universitari, triennali e magistrali. La Ricerca, correlata ai corsi universitari. L'innovazione, che si concretizzerà a breve con il funzionamento della Piattaforma Tecnologica Europea (P.T.E.), un ecosistema capace di favorire il trasferimento tecnologico a favore del sistema produttivo locale. La P.T.E è infatti un’infrastruttura istituzionale, finanziata dalla Regione Sardegna, in via di realizzazione nel distretto produttivo di Olbia del CIPNES e che fungerà da Polo per la ricerca industriale e l'innovazione d'impresa e da incubatore e acceleratore di startup innovative. UniOlbia, così, valorizzando le peculiarità territoriali e le specializzazioni imprenditoriali del sistema socio-economico del Nord Est della Sardegna, può evolvere in un ecosistema open innovation propulsivo di nuove imprese innovative e creatore di un ambiente favorevole per la crescita economica sostenibile.

Piano triennale. Il consiglio di amministrazione di UniOlbia ha approvato il Piano triennale delle attività, che prevede il rafforzamento dei corsi universitari gemmati dell’Università di Sassari con la DiSea (Corso in Economia e Management del Turismo - Laurea Triennale; Corso di Laurea in Economia Aziendale: Tourism Management) e l’attivazione di nuovi corsi universitari (Corso di Laurea triennale in infermieristica che sarà diretto dall'Università di Sassari in partnership con il Mater Olbia;  Corso di Laurea Magistrale lnnovation Management for Sustainable Tourism in lingua inglese; 
Corso di Laurea Magistrale in Gestione dell'Ambiente Marino e Costiero con il supporto operativo e finanziario del Consorzio Area Marina Protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo; Scuola di Formazione Euromediterranea a iniziativa dell'Istituto ISSR- Istituto Euromediterraneo ISSR - Scuola Internazionale di Formazione, Ricerca e Specializzazione).

Mille studenti, sette sedi. Con l’attuazione del piani strategico del Consorzio - che ha la gestione amministrativa e tecnico-logistica di supporto al regolare svolgimento dei corsi di Laurea - si prevede l’attrazione di oltre mille studenti a Olbia, che saranno ospitati in una serie di edifici recuperati o creati ex novo dal comune di Olbia e dagli altri soci. La sede sarà in centro a Olbia, neli locali dell’Olbia Expo; le sedi didattiche saranno nel palazzo, sempre in centro a Olbia, ex Upim ed ex Standa; nei locali Ex Sep nel distretto produttivo di Olbia; nell’aeroporto di Olbia; nella P.T.E.; al Mater Olbia e all’Istituto Euromediterraneo.


 

Pmi della Gallura con un basso livello di digitalizzazione

Analisi di Cerved: le tecnologie 4.0 e le strategie green fondamentali per la ripresa

province digitalizzazioneIl Rapporto Cerved PMI 2020 non offre solo un’analisi sulle grandi difficoltà incontrate dalle aziende italiane e sarde durante la pandemia. Offre anche una prospettiva di crescita. Dovrà essere indirizzata su due linee strategiche, green e digitale, su cui si sta muovendo da tempo il Cipnes Gallura.

Cerved, analizzando il piano europeo Next Generation EU, che dovrebbe partire nella seconda parte del 2021, spiega che gli “incentivi dovranno concentrarsi su digitalizzazione delle imprese e transizione verso un sistema più sostenibile. Per promuovere la digitalizzazione, è necessario da un lato intervenire sugli ostacoli che anche in passato hanno frenato l’adozione delle tecnologie da parte delle imprese italiane: pratiche manageriali inadeguate, alta presenza di imprese piccole e familiari, scarso peso degli investitori istituzionali. Dall’altro si potrebbe rafforzare il piano di Industria 4.0, che in passato ha fortemente incentivato gli investimenti in innovazione delle imprese. La transizione verso un’economia più sostenibile richiederà nei prossimi anni forti investimenti da parte del nostro sistema industriale. La regolamentazione finanziaria cambierà e in molti settori le aziende si troveranno di fronte a un bivio: ristrutturarsi in ottica di sostenibilità o non riuscire a finanziarsi sul mercato”.

Green. I dati di Cerved sulle società di capitale indicano che la riqualificazione energetica avrà “impatti molto significativi: vi rientrano quasi 200 mila società di capitale, che impiegano poco meno di 2 milioni di addetti e che generano ricavi per 392 miliardi di euro”.

Più digital. “La scarsa digitalizzazione delle imprese italiane è, secondo molti osservatori, alla radice della bassa produttività e crescita che ha caratterizzato l’Italia nel corso dell’ultimo decennio - spiega il Rapporto di Cerved -. Dal 1995, la produttività è cresciuta in Italia solo dello 0,1% medio annuo, contro l’1,1% della Germania e l'+1,4% degli Stati Uniti. Questo è coinciso con una lenta adozione di tecnologie digitali: il capitale IT è cresciuto di un fattore pari a 1,5X in Italia contro multipli pari a 4X in Germania e 4,6X negli Stati Uniti". Sommare le azioni dirette verso il green a quelle indirizzate alla digitalizzazione porterebbe, secondo la società di analisi, enormi vantaggi alle aziende italiane e sarde, in particolare alle Mpmi (micro, piccole e medie imprese), che sono l'ossatura dell'economia dell'Italia e anche del distretto produttivo di Olbia del Cipnes Gallura.

aziende digitalizzazioneMicro e piccole in difficoltà. Un’analisi basata sul Cerved Growth Index – un indice che sintetizza le potenzialità di crescita delle imprese italiane, tenendo conto anche del loro grado di innovazione digitale – indica infatti che sono solo 14 mila (il 9%) le Pmi con digital capabilities elevate. Il Digital Capability Index, che è la componente del Growth Index che misura il livello di digitalizzazione delle aziende, ci dice le più penalizzate sono proprio le micro imprese: il 78% ha una molto bassa Digital Capability.

Sardegna e Gallura indietro. L’analisi territoriale fatta da Cerved mostra come la Sardegna – a parte la parziale eccezione di Cagliari – ha ancora una quota molto bassa, intorno al 5%, di Pmi con un’Elevata digital capability. La Gallura è in linea con la media regionale, secondo le mappe di Cerved.  

Un problema italiano. In base al Digital Capability Index, in Italia sono presenti 14.506 Pmi (il 9,1%) con un’elevata propensione alla digitalizzazione e 32.182 Pmi (il 20,3%) con una propensione alla digitalizzazione moderata. La quota restante di oltre due terzi evidenzia bassi livelli di digitalizzazione. La percentuale di aziende con elevate digital capabilities è più elevata tra le medie imprese (15,9%), mentre le piccole fanno registrare percentuali più basse di imprese digitalizzate (7,8%). Nel complesso, i livelli di digitalizzazione delle Pmi risultano ancora molto inferiori rispetto alle grandi imprese (9,1% contro 31%). Una delle strade indicata da Cerved per superare la crisi causata dal Covid è appunto la digitalizzazione, un fenomeno complesso, che va dall'innovazione del prodotto e dei servizi al nuovo modo di comunicare. 


 

Fatturati 2020, le Pmi reggono l'urto del Covid

Le piccole si salvano se riescono a usare gli aiuti pubblici. Il ruolo dell'Agency 

Sardegna 2 scenario softLa maggior parte delle Pmi italiane, nonostante gli effetti negativi del Covid-19 sui fatturati, chiuderà i bilanci del 2020 con un pareggio o – in alcuni casi – anche con un utile. È la stima che fa Cerved, la maggiore società italiana di analisi dei bilanci, nel "Rapporto Cerved PMI 2020". Una previsione per certi versi sorprendente, e anche incoraggiante per le 537 imprese insediate nel distretto produttivo di Olbia del Cipnes, 534 delle quali sono Pmi (piccole e medie imprese) o Mpmi (micro, piccole e medie imprese).

Le società che avranno un calo maggiore dei ricavi saranno le piccole, quelle sotto i 50 dipendenti: Cerved spiega che in Italia sono quelle che hanno più difficoltà nell’accesso agli aiuti pubblici. Un ritardo che proprio il Cipnes Gallura vuole colmare rapidamente, con l’azione messa in campo dall'Agency di sviluppo territoriale che aiuta le imprese a scegliere i migliori incentivi nazionali e regionali.

L’analisi. Cerved ha studiato i bilanci di 159 mila Pmi italiane classificate come società di capitale, di cui 132 mila Piccole (10-50 addetti, 2-10 milioni di fatturato) e 27 mila Medie (50-250 addetti, 10-10 milioni). Prima di tutto, Cerved sottolinea che nel 2019 i ricavi delle Pmi sono tornati oltre i livelli del 2007 (+2%), l’anno di inizio della recessione mondiale. Ma a questo recupero si accompagna una minore capacità di generare redditività: le Pmi hanno perso il 19,4% del Mol (margine operativo lordo) e il ROE (Return on equity) si è ridotto dal 13,9% del 2007 al 10,8% del 2019. 

In questo contesto, Cerved prevede una flessione dei fatturati delle Pmi intorno all’11% nel 2020. Con un secondo lockdown in autunno, come quello cominciato venerdì 6 novembre, i bilanci delle Pmi potrebbero crollare del 16,3%.

Male gli hotel, benissimo l'ecommerce. Entrando nello specifico dei comparti produttivi, Cerved stima che le Pmi del settore Alberghi avranno il maggior calo di fatturato (-47,1% sul 2019); a seguire Agenzie di viaggi (- 51,3%) e Fiere e convegni (- 39,8%). Ma la crisi economica causata dalla pandemia non è uguale per tutti. Ci sono anzi alcuni settori che avranno benefici. Vedranno un aumento del loro fatturato le Pmi del commercio online (+23,85 sul 2019), delle specialità farmaceutiche (+7,6%), della pasta (+4,7%), della distribuzione alimentare moderna (+6,6%), dei prodotti per la detergenza (3,1%).

Meno nascite di case editrici. Anche la natalità delle imprese è stata duramente colpita dagli effetti del Covid e, anche in questo caso, non in tutti i settori. Cerved ha messo a confronto il primo semestre del 2020 con quello del 2019. “Se si restringe il campo di analisi alle "vere" nuove società di capitale, ovvero le nuove aziende non riconducibili a società preesistenti – è scritto nel Rapporto – c’è stato un calo di nuove aziende nell’editoria di libri (-87,5%), nelle strutture ricettive extra alberghiere (-70,2%),  nella vendita di energia elettrica (-70,1%), nei giochi e scommesse (-69,7%) e nella pelletteria e valigeria (-67.2%). In aumento, invece, la nascita di aziende di apparecchi medicali (+20,5%), ingrosso prodotti farmaceutici (+8,8%) e facility management (+2,6%)".

Italia più "piccola" della Germania. Secondo i dati della Commissione europea, le Pmi europee sono 1 milione 700 mila - escluse le micro imprese – e rappresentano il 7% del totale delle imprese dell’Europa a 28.

In Italia le Pmi sono 191 mila, pari al 5% del totale delle imprese italiane e al 7% delle imprese dell’Europa a 28.  L’ossatura del sistema produttivo italiano è rappresentato dalle micro imprese: sono 3 milioni 600 mila e rappresentano il 95% del totale, una percentuale più alta di quella della media Ue (93%) e soprattutto della Germania (82%). Anche nel distretto produttivo di Olbia le micro imprese sono quelle maggiormente rappresentate: su 537 aziende, 399 sono micro, pari al 75% del totale.

Le micro imprese e gli aiuti. A maggior ragione è importante leggere l’analisi di Cerved. Secondo le previsioni per 2020, le piccole imprese (- 11,7% del fatturato) patiranno più delle medie (- 10.4%) e questo “un po’ a causa della specializzazione settoriale – spiega la società di analisi - e un po’ a causa della maggiore difficoltà nell’accesso agli aiuti pubblici”. Nonostante la crisi, la maggior parte delle Pmi italiane chiuderà il 2020 “in pareggio o con un utile d’esercizio e gli indici di redditività, pur crollando rispetto al 2019, risulteranno in media ancora positivi”. Questo perché, oltre alla capacitò di resistenza delle Pmi, ci sono stati gli aiuto della cassa integrazione, delle garanzie pubbliche per la liquidità, gli incentivi. Il mancato accesso agli aiuti pubblici è uno dei problemi delle piccole aziende e, in modo ancora più acuto, delle micro: un target a cui l’Agency di sviluppo territoriale del Cipnes Gallura si rivolge per mettere a disposizione degli imprenditori consulenza e aiuto per ottenere i numerosi aiuti pubblici attivi in questo momento.

Da Newco a Pmi. Questa dell’Agency non è l’unica missione: c’è anche quella di aiutare le aziende a nascere, crescere di dimensione e, successivamente, internazionalizzarsi. Anche su questo versante arrivano indicazioni utili dal Rapporto di Cerved. Emerge che le imprese giovani, se ben concepite, sono le più resistenti e le più capaci di diventare delle Pmi. “In base agli ultimi bilanci depositati, sono 4.493 le newco del 2015 diventate piccole imprese a tre anni dalla nascita (+9,1%) e 472 quelle diventate medie imprese (+1,5%). Risulta in crescita anche il numero di newco del 2017 diventate Pmi a un anno dalla nascita, con 3.212 nuove piccole imprese (+1,5%) e 388 nuove medie imprese (+9,6%)”.

Startup con più occupazione. Le imprese giovani hanno anche una maggiore capacità di generare occupazione. “Prendendo in considerazione le società di capitale, i dati mostrano che negli ultimi anni le imprese più giovani (età inferiore ai 5 anni) hanno sempre garantito un contributo occupazionale maggiore rispetto alle imprese con età compresa tra i 5 e i 9 anni e alle imprese con età superiore ai 10 anni – è scritto nel Rapporto di Cerved -. Il contributo netto all’occupazione delle startup è rimasto in terreno positivo anche negli anni delle due crisi (2009-2010 e 2012-2014) che hanno colpito il sistema produttivo italiano, a differenza di quanto fatto registrare dalle altre classi di età.

Nel 2019 il contributo netto all’occupazione delle 380 mila società di capitale con età inferiore ai 5 anni (il 25,3%) è stato di 257 mila addetti, per effetto dell’incremento di 187 mila nuove unità garantito dalle società operative in entrambi gli anni e a un saldo tra entrate e uscite positivo di 70 mila unità. Nello stesso anno, le 295 mila società con età tra i 5 e i 9 anni (il 19,7%) hanno invece fatto registrare un contributo negativo all’occupazione di 31 mila addetti, a causa del saldo negativo tra entrare e uscite (-37 mila addetti), mentre le 826 mila con più di 10 anni (il 55,1%) hanno evidenziato un andamento sostanzialmente stabile (+ 400 unità), con un saldo occupazionale positivo per le società operative nei due anni (+108 mila) e un andamento negativo del saldo entrate-uscite (107 mila)”.

Calo dell'occupazione, la provincia pù colpita è quella di Sassari
Studio di Cerved sull'impatto del Covid. Ma ci sono buone occasioni per la ripresa

Province 2 scenari copiaLa provincia italiana che rischia di perdere più posti di lavoro nel 2020 a causa del Covid-19 è quella di Sassari, secondo Cerved, la maggiore società italiana di analisi dei bilanci aziendali. Il calo potrebbe essere dell’11,5% nello scenario migliore e del 15,5% nello scenario peggiore, con nuovi lockdown in autunno. La previsione è contenuta nel “Rapporto Cerved PMI 2020”, appena pubblicato. Il Cipnes Gallura approfondirà tre aspetti dello studio: l’impatto della pandemia sull’economia della Gallura e della la Sardegna; il peso che ha sulle Pmi e il ruolo dell’Agency; le possibilità di forte ripresa economica offerte dalla digitalizzazione delle imprese e dalla loro riconversione green.

Due scenari di crisi. Comiciamo con le previsioni per la Sardegna. Per le sue proiezioni, Cerved ha analizzato i bilanci di 730 mila le società di capitale in Italia con 10,2 milioni di occupati, pari al 42% di quelli totali. La società stima che le società di capitale - nello scenario meno duro - potrebbero perdere 769 mila occupati (- 7,5 sul numero degli occupati nel 2019); un numero che salirebbe a 1,4 milioni comprendendo anche gli occupati nelle società di persone e nelle imprese individuali (-8,3%).

Nello scenario più duro - con nuovi lockdown, come quello cominciato ieri - si perderebbero 1,1 milioni di posto di lavoro nelle società di capitale (-10,5% di occupati rispetto al 2019) e 1,9 milioni di posti (-11,7%) includendo quelli nelle società di persone e delle imprese individuali. Nuovi lockdown estesi e duraturi, quindi, potrebbero far perdere all’Italia quasi 2 milioni di occupati, pari a quasi il 9% dell’attuale forza lavoro di 23 milioni, secondo gli ultimi dati dell’Istat.

Male Sud e Piccole imprese. Cerved ha misurato anche gli effetti sulle imprese in base alla loro dimensione e alla loro collocazione geografica, mettendo in luce - per l’ennesima volta - come quelle più piccole e quelle del Mezzogiorno siano le più a rischio. Gli impatti del Covid risulterebbero particolarmente pesanti tra le piccole imprese, quelle con meno di 50 dipendenti e un fatturato inferiore a 10 milioni: potrebbero perdere complessivamente “233 mila occupati secondo lo scenario base (il 9% di quelli impiegati a fine 2019) e 333 mila (il 12,8%) secondo quello più severo”. Territorialmente, la maggiore flessione di posti di lavoro si avrebbe nelle regioni del Sud: il calo oscillerebbe dal 9,4% nell’ipotesi meno dura al 13% nell’ipotesi peggiore. Cerved spiega questa differenza rispetto al resto d’Italia con due fattori: nel Sud ci sono i settori maggiormente colpiti dal virus (quelli della filiera del turismo) e le società sono “più fragili finanziariamente”. 

Sardegna tra le più colpite. In questo contesto così difficile per il Mezzogiorno, tra le Regioni più colpite c’è la Sardegna e, tra le province, quella di Sassari, prima in assoluto per la flessione di occupati.  “In base alle simulazioni, per effetto del Covid, nel Mezzogiorno gli organici aziendali si ridurranno di 184 mila unità, pari all’8,9% dei 2 milioni di lavoratori impiegati nelle imprese oggetto di analisi alla fine del 2019 - è scritto nel Rapporto di Cerved -. In uno scenario severo, questo numero salirebbe a 255 mila (il 12,4%). In tutte le regioni del Mezzogiorno la perdita di occupati supererebbe la media nazionale, con le percentuali più alte in Sicilia (9,3% e 12,4%), Sardegna a Abruzzo (9% e 12,3%)”.

Parlando di numeri assoluti, nel 2019 in Sardegna c’erano 338 mila occupati nelle società di capitale, nelle società di persone e nelle imprese individuali. Secondo lo scenario meno duro di Cerved, la Sardegna rischierebbe di perdere 35mila occupati (il 10,3% degli occupati nelle imprese). Secondo lo scenario più, duro perderebbe 47 mila occupati (il 14,1% del totale).

Sassari prima per perdite. Entrando nel dettaglio provinciale, Cerved stima che l’occupazione si ridurrà con cali particolarmente pronunciati nella provincia di Sassari (-11,5% nello scenario base e -15,5% in quello severo); subito dopo L’Aquila (-11,3% e -14,6%), Rimini (-11,3% e -15,6%) e Aosta (-11,2% e -15,8%). Cerved non specifica se nella provincia di Sassari vada compresa anche la Gallura, che nelle tabelle del Rapporto viene rappresentata come autonoma. Ma, in un caso o nell’altro, il crollo dell’occupazione colpisce tutto il Nord Sardegna per via dell’economia fondata sul turismo.

Secondo l’ultimo rapporto di Aspal Sardegna, l’agenzia del lavoro della Sardegna, tra febbraio e settembre del 2020 sono stati persi 62 mila contatti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2019.  E solo nell’area di Olbia (che comprenda tutta la Bassa Gallura), i contratti in meno sono stati 13 mila (il 21% della perdita regionale); a Sassari si sono registrati 5770 contratti in meno.


 

Gli uffici regionali Demanio e Paesaggio aprono a Olbia

Attivati per la prima volta in città due importanti servizi, il Cipnes mette a disposizione gli spazi

  • Verranno trattate le pratiche relative ai Comuni della Bassa Gallura

  •  Risposte alle domande su concessioni di porti, pontili, boe e tutela del paesaggio

  • La Gallura ha l'80% delle concessioni della provincia e il 46% dei posti barca di tutta la Sardegna

taglio nastro 2 1Definendola una “giornata storica”, l’assessore regionale agli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, Quirico Sanna, oggi ha tagliato il nastro per l’apertura a Olbia, nei locali messi a disposizione dal Cipnes Gallura, del Servizio Demanio, Patrimonio e Autonomie locali. Lo sportello sarà operativo dalla prossima settimana e servirà i Comuni della Bassa Gallura, da Budoni fino Santa Teresa. Resteranno invece in capo all’ufficio di Tempio le pratiche dei Comuni dell’Alta Gallura e della costa occidentale gallurese.

L’assessore Sanna, dopo aver ringraziato tutte le istituzioni interessate per la leale collaborazione, ha spiegato che “questo importante Servizio viene attivato a Olbia per la prima volta e rappresenta sia un doveroso riequilibrio dei servizi della Regione Sardegna sul territorio, sia una risposta alle esigenze degli imprenditori, sia una parte fondamentale del percorso che porterà a breve all’autonomia della provincia di Olbia-Tempio”.

Negli uffici della palazzina B del Cipnes Gallura, saranno ospitati due Servizi dell’assessorato regionale agli Enti Locali, Finanze e Urbanistica: il Servizio Demanio e Patrimonio e Autonomie Locali e il Servizio Tutela del Paesaggio. Il primo servizio si occupa, tra le altre cose, della gestione del demanio marittimo, ovvero le concessioni per pontili, boe e porti. Il secondo servizio cura, per citare solo alcuni compiti, il rilascio di autorizzazioni in materia di paesaggio, di accertamenti di compatibilità paesaggistica e di pareri paesaggistici nell’ambito delle procedure di sanatoria, ovvero di pareri fondamentali, in molti casi, per ottenere la concessione edilizia.

Su richiesta dell’assessorato regionale agli Enti Locali, il Cipnes Gallura ha concesso, con la formula del comodato d'uso, gli spazi per l’insediamento di un servizio ritenuto di “importanza strategica per lo sviluppo sostenibile della Bassa Gallura”. Secondo i dati della Regione, su 850 concessioni rilasciate dal Demanio nella provincia di Sassari, ben 680 sono in Gallura, pari all'80% del totale. Ai numeri regionali si aggiungono quelli forniti dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e resi pubblici nell'annuale rapprto intitolato "Il diporto nautico in Italia". In Gallura è concentrato il 44% dei porti turistici e il 46% dei posti barca dell’intera Sardegna. 

Nello specifico, in Sardegna ci sono quasi 14 mila posti barca nei porti turistici, e di questi 6397 sono in Gallura: 1825 posti nel Comune di Olbia e 1653 nel Comune di Arzachena; subito dopo ci sono Santa Teresa Gallura con 650 posti, Palau con 475, Golfo Aranci con 410, Budoni con 405, San Teodoro con 384 e Loiri Porto San Paolo con 150. 


 

Formazione 4.0, gli incentivi per le imprese 

Sgravi fiscali per aumentare le competenze digitali. L'Agency sostiene la crescita delle Pmi galluresi

  • Le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10

  • L’Italia è all’ultimo posto in Europa per le competenze digitali dei lavoratori

  • Nel 2020 sono previsti incentivi per le aziende che fanno formazione digitale

  • L’Agency del Cipnes Gallura aiuta le imprese a ottenere i contributi

DESI 2020 Italia 25 posto su 28 EUL’economia è - e sarà sempre di più - digitale e le digital skill saranno, sia per le imprese che per i lavoratori, un capitale fondamentale per restare e competere sul mercato. Le aziende italiane - come è emerso in una recente indagine di Unioncamere - già oggi richiedono competenze digitali per 7 assunti su 10, per un numero altissimo di figure professionali interessate: ben 3,2 milioni. Qui nasce il primo problema: quasi il 30% di queste  figure - pari a quasi un milione di lavoratori - è difficile da trovare per “inadeguatezza o ridotto numero di candidati”. Un vuoto che andrà velocemente colmato. Secondo l’ultimo rapporto Excelsior-Unioncamere, tra il 2020 e il 2024 le imprese italiane avranno bisogno di 1,5 milioni di occupati in possesso di competenze digitali.

L'Italia da modernizzare. La digitalizzazione dell’economia è - e deve essere sempre di più - dunque una priorità per l’Italia. Che è nelle ultime posizioni di Desi, l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società dell’Unione Europea. Su 28 Paesi, nel 2020 l’Italia si piazza al 25esimo posto, sopra soltanto a Romania, Grecia e Bulgaria. Desi tiene conto di cinque indicatori: Connettività, Capitale umano, Uso dei servizi internet, Integrazione delle tecnologie digitali, Servizi pubblici digitali. L’Italia è ben posizionata solo per la Connettività, grazie alla diffusione sempre più capillare della banda ultralarga e alla preparazione al 5G, settore in cui l’Italia è al 60% contro il 21% della media europea. Ma nel decisivo parametro delle capitale umano l’Italia è all’ultimo posto con una percentuale del 32,5% contro il 49,3% della media Ue. Questo signidica che cittadini e lavoratori, in larghissima parte, non hanno le necessarie competenze digitali. E questo è un altro grande problema da affrontare e risolvere - come le richieste del mercato indicano - in modo rapido.

La formazione 4.0. In questa direzione negli ultimi anni si sono mossi i Governi. Prima con il piano Industria 4.0, poi ribattezzato Impresa 4.0, e ora con quello Transizione 4.0. All’interno del processo di digitalizzazione, una quota rilevante delle risorse pubbliche è stata destinata alla Formazione 4.0 dei lavoratori. La legge di Bilancio 2020 ha confermato questa linea strategica, prevedendo incentivi fiscali a favore delle imprese. L'agevolazione consiste in un credito d'imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione nel periodo d'imposta successivo a quello di sostenimento delle spese per la formazione digitale del personale dipendente. Le spese incentivabili sono quelle sostenute nel 2020 e c’è tempo fino al 31 dicembre 2020 - salvo una possibile proroga - per ottenere i vantaggi fiscali.

La misura è rivolta al personale dipendente, che va intenso come i soggetti titolari di contratto di lavoro subordinato (tempo determinato e/o indeterminato), di contratto di apprendistato, nonché eventuali collaboratori non legati all'azienda da un rapporto di lavoro subordinato. La legge di Bilancio ha stabilito percentuali diverse per le agevolazioni, sostenendo in particolare le micro e piccole aziende. Per le piccole imprese è previsto infatti il 50% delle spese ammissibili con un massimale annuo di 300 mila euro; perle medie imprese il 40% con un massimale annuo di 250 mila euro; per le grandi imprese il 30% con un massimale annuo di 250 mila euro.

Per le aziende galluresi questa è un’opportunità molto importante di sviluppo. Da un’indagine condotta da Unioncamere nel 2019, era emerso che le imprese galluresi erano classificate come “esordiente digitale” per il 71% contro il 55% della media regionale. Il Cipnes Gallura vuole accompagnare nel loro percorso di crescita tecnologica le micro e piccole e medie imprese della Gallura, profondamente convinto che la rivoluzione digitale possa fungere anche da riequilibratore territoriale.

Il sostegno del Cipnes alle PMI. L’Agency per lo sviluppo territoriale è impegnata proprio in questa missione. La partecipazione a Maker Island di Olbia - la fiera degli artigiani digitali, i maker appunto - è stata non a caso strategica e operativa. In quell’occasione - unica nel panorama sardo - l’Agency ha esposto i suoi valori, spiegato quali sono i suoi compiti e offerto un aiuto concreto ai maker, illustrando i vantaggi della misura Resto al Sud, che copre il 100% dell’investimento imprenditoriale degli under 46 sardi con una quota del 50% a fondo perduto. Un’agevolazione - gestita da Invitalia, di cui il Cipnes Gallura è ente accreditato - pensata proprio per aiutare i piccoli imprenditori a "emergere dal basso". Adesso, sul credito di imposta per la Formazione 4.0, l’Agency - nella sede di Olbia al Cipnes - è al servizio degli imprenditori per dare loro supporto tecnico e informazioni sull'ammissibilità della domanda. E’ possibile contattare lo staff scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

“L’Agency per lo sviluppo territoriale Invest in Gallura - spiega il suo responsabile, Giampaolo Saba - opera per la promozione di una nuova  cultura imprenditoriale, che guardi alla formazione professionalizzante del capitale umano quale driver per diffondere e implementare le principali tecnologie abilitanti del "Piano Impresa 4.0" e capitalizzarne i vantaggi economici e sociali".


 

Nuova proprietà per la società di gestione dell'aeroporto di Olbia

Alisarda (gruppo Aga Khan) cede la quota di controllo al fondo F2i e alla Fondazione di Sardegna

aeroporto olbiaLa società che gestisce l’aeroporto di Olbia, Geasar Spa, cambia l’assetto proprietario. Al suo fondatore e azionista di maggioranza, il Principe Karim Aga Khan, subentrano F2i Sgr, il maggiore gestore italiano di fondi infrastrutturali con asset per 5 miliardi, e la Fondazione di Sardegna, che del fondo è socio. A passare di mano è la quota dell’80% di Geasar che l’Aga Khan deteneva attraverso la società Alisarda Spa; restano azionisti la Camera di Commercio di Sassari (10% del capitale), la Camera di Commercio di Nuoro (8%), la Regione Sardegna (2%) e il Consorzio Costa Smeralda (0,2%).

F2i diventa così uno dei principali investitori della Gallura e del Nord Sardegna: il fondo detiene infatti anche la maggioranza della società di gestione dell’aeroporto di Alghero, Sogeaal, con una quota del 71,25%; gli altri azionisti sono la Regione Sardegna (23%) e la finanziaria regionale Sfirs (5,6%).

Con questa operazione, annunciata dal fondo con un comunicato in cui non è specificata la cifra del closing, i due aeroporti del Nord Sardegna - 4,4 milioni di passeggeri nel 2019 - entrano in un network nazionale: F2i ha quote negli aeroporti di Bologna (10%), Trieste (55%), Napoli (83%), Torino (90,3%) e Milano (45%).

Nella gestione dell’aeroporto di Olbia avrà un ruolo la Fondazione di Sardegna, che insieme ad altre fondazioni ha il 25% di F2i Sgr, e che esprime il suo presidente, Antonello Cabras, come consigliere di amministrazione del fondo. Nel comunicato è scritto che la Fondazione di Sardegna, “data la rilevanza dell’operazione per il territorio, ha scelto di affiancare F2i nell’investimento”. La società che avrà il controllo di Geasar si chiama F2i Aeroporti 2.

Geasar ha registrato ricavi per oltre 52 milioni e un utile di 15,7 milioni nel 2018, ultimo bilancio disponibile.

“F2i, coerentemente alla sua missione, ha deciso di sostenere il potenziale di sviluppo aeroportuale del nord della Sardegna nonostante l’attuale situazione di emergenza -  ha commentato Renato Ravanelli, amministratore delegato di F2i -. La crisi sanitaria ha duramente colpito tutto il settore a livello globale, con il traffico sostanzialmente azzerato nel periodo marzo-maggio 2020 ed ancora oggi fortemente ridimensionato. F2i ritiene tuttavia che la Sardegna presenti tutte le caratteristiche per beneficiare di una ripresa relativamente più rapida, grazie in particolare al suo posizionamento di destinazione turistica esclusiva. Siamo lieti di avere accanto a noi in Olbia la Regione Sardegna, già nostro partner in Alghero, e le Camere di Commercio di Sassari e di Nuoro, così come la Fondazione Sardegna che ha condiviso con noi il progetto industriale. Insieme ci impegneremo, anche in questo difficile frangente, a sostenere l’attività dei nostri aeroporti a beneficio del sistema economico sardo e dei suoi cittadini”.

Il passaggio di proprietà segna una svolta epocale per l’economia della Gallura. Il Principe Aga Khan, con la creazione della Costa Smeralda e del suo Consorzio, ha infatti avviato in Sardegna lo sviluppo turistico intenso come industria e come sistema, contribuendo enormemente alla riapertura dell'aeroporti di Olbia nel 1964 e costituendo prima la compagnia aerea (Alisarda/Meridiana) e poi la società di gestione (Gesasar) del nuovo scalo, aperto al traffico nel 1974.


 

Così Resto al Sud fa nascere nuovi imprenditori

Ecco che cosa fa l'Agency del Cipnes per l'innovazione del tessuto economico

SabaMaker Island di Olbia, la fiera degli artigiani digitali, è stata una grande vetrina sul futuro dell’economia e dell’innovazione. Il Cipnes Gallura vi ha aderito convintamente e con proposte operative, tra cui quella per l'illustrazione dei finanziamenti per i maker. Ne ha parlato Giampaolo Saba, responsabile Agency per lo sviluppo territoriale Invest in Gallura, nel suo intervento al Museo Archeologico.

 “Ringraziamo il Fab Lab di Olbia che ci ha dato l’opportunità di presentare il ruolo del Cipnes nel territorio per la promozione della Maker economy. Quando abbiamo deciso di supportare Maker Island, ci siamo chiesti quale potesse essere il ruolo strategico e operativo del Cipnes per celebrare la cultura dei maker e la Maker economy. La risposta ènel motto che il Cipnes, attraverso la sua Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, ha scelto: “diamo forma alle tue idee”.

Tutto nasce quando ho letto un’intervista a un maker molto noto in Italia. Alla domanda “che cosa è un maker?”, la sua riposta è stata: “il maker è un artista, un costruttore, colui che utilizza la tecnologia come fosse un scalpello utile a scolpire le proprie idee”. E' quello che facciamo.

Il Cipnes, attraverso l’Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, si sente molto vicino ai maker per un motivo molto semplice: vanta un rapporto prossimità con il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese, che spesso sono sottocapitalizzate e non hanno al proprio interno le risorse finanziarie e umane per accedere con una certa facilità allo strumento dell’innovazione, uno strumento utile per innovare i processi produttivi, i servizi e i prodotti su cui si fonda la Maker economy e l’attività dei Fab Lab.

E allora, che cosa può fare il Cipnes per il territorio? Prima di tutto mettere in relazione il mondo dei Fab Lab con le Pmi che hanno intrapreso o vogliono intraprende percorsi evolutivi verso la digitalizzazione e l'innovazione dei propri modelli di business. Ma il Cipnes può anche aiutare, sempre con l’Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, anche tutte le piccole realtà imprenditoriali che vogliono avvicinarsi all’innovazione, soprattutto a quella aperta, condivisa, all’integrazione di saperi, con la creazione di un network che mette in relazione due comunità, la comunità produttiva e quella istituzionale, quella delle entità regionali, statali, europee che sono preposte alla elaborazione e attivazione delle policy di sviluppo e delle misure di incentivazione e agevolazione con prodotti specialisti e qualificati.

In questo ottica abbiamo rapporto privilegiato con l’agenzia Invitalia, che da 12 mesi rappresentiamo nel nord Sardegna, come ente accreditato, per la misura agevolativa Resto al Sud, destinata agli under 46 con intendono aprire un’attività in Sardegna e che copre il 100 dell’investimento, con un 50% a fondo perduto.

Sentiamo l’importanza del ruolo perché il Cipnes non si limita infatti alla promozione e divulgazione della misura, ma svolge una parte attiva nel processo di declinazione su base territoriale di un programma nazionale volto a rilanciare l’imprenditoria nel mezzogiorno d’Italia. Quindi questo significa far emergere dal basso nuove idee, nuove intelligenze, nuove opportunità occupazionali.

In questo senso, attraverso l’Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, supportiamo la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, accompagnando i soggetti in tutte le fasi del processo: primo orientamento, studi di fattibilità, sviluppo delle idee imprenditoriali, facilitazione e interconnessione con il sistema bancario convenzionato con Invitalia. Facciamo un’importante attività di promozione della cultura di impresa e di selezioni delle idee e dei progetti.

E’ notizia di questi giorni che attraverso Resto al Sud è stata approvata e finanziata l’idea di chi, nelle fasi iniziali, si è avvalso dei nostri servizi per la realizzazione di una print farm. Questo rappresenta un segno tangibile che con la misura si possono implementare e attivare le tecnologie abilitanti del piano Impresa 4.0 come la manifattura digitale”.