Olbia e Arzachena unici Comuni della Sardegna a crescere nel 2020

Bilancio Istat, aumentato i nuovi residenti. L'economia della Gallura continua a essere attrattiva

demo lowNell’anno più duro per l’Italia dal Dopoguerra, ci sono solo due Comuni in Sardegna che hanno visto aumentare la popolazione e sono entrambi in Gallura: Olbia e Arzachena. Il dato emerge dal bilancio demografico per il 2020 pubblicato dall’Istat a fine marzo e consultato dal Cipnes Gallura.

Olbia è passata da 60.154 a 60.491 residenti, con un incremento dello 0,6%; Arzachena è passata da 13.445 a 13.452 residenti, con un aumento dello 0,1%. Nello stesso periodo, la Sardegna, complessivamente, ha perso lo 0,8% della popolazione, così come una diminuzione è stata registrata in tutte le città più grandi dell’Isola: Nuoro (-1,3%), Cagliari (-1%), Sassari (-0,9%), Alghero (-0,75) e Quartu Sant’Elena (-0,7%)  

Il decremento ha riguardato l’Italia in generale (-0,6% di popolazione, pari a 384 mila in meno) ed è stato accentuato dalla mortalità causata dal Covid-19. “Nel 2020 i decessi in totale ammontano a 746.146 – scrive l’Istat –, il numero più alto mai registrato dal secondo dopoguerra, con un aumento rispetto alla media 2015-2019 di oltre 100 mila unità (+15,6%)”. Tuttavia, come evidenzia sempre l’Istat, il declino demografico dell’Italia è cominciato nel 2015 e non si è mai arrestato.

In Sardegna i decessi totali del 2020 sono stati 18.994, con un aumento del 12,8% sulla media dei decessi nel periodo 2015-2019. I decessi per Covid-19 sono stati 858.

Anche a Olbia e Arzachena il saldo naturale (la differenza tra nati e morti) è stato negativo. A Olbia ci sono stati 394 nati e 452 morti, con un saldo di – 58; ad Arzachena 73 nati e 95 morti, con un saldo di – 22. Ma il saldo migratorio (la differenza tra immigrati ed emigrati) è stato positivo in tutt’e due i Comuni. A Olbia quelli che hanno preso la residenza nel 2020 sono stati 1381 e quelli che l’hanno lasciata 986, con un incremento di 395 residenti; ad Arzachena gli immigrati sono stati 281 e gli emigrati 255, con un aumento di 29 residenti.

Il saldo demografico è molto rilevante per misurare la capacità di attrazione di un territorio. Olbia e e Arzachena hanno confermato – anche nell’anno peggiore per la salute e l’economia, con due mesi di lockdown totale che ha impedito la libera circolazione – di essere centri che offrono opportunità di lavoro e di sviluppo economico e sociale non solo ai suoi “storici” residenti ma anche a quelli degli altri Comuni della Sardegna e dell’Italia.

La Gallura – con il suo sistema economico articolato (Costa Smeralda e turismo, blue economy del porto e della cantieristica nautica, aeroporto, distretto produttivo di Olbia del Cipnes, distretti industriali) – è risultata un’area produttiva resistente e proiettata al futuro.

[guido piga]


 

Addio a De Michele, il sindaco che salvò Olbia dalla raffineria

Fu uno dei padri del Nucleo di industrializzazione, ma si oppose al petrolio e scelse l'Aga Khan

de micheleSaverio De Michele è stato il sindaco del coraggio, il sindaco del futuro. La storia può già dirlo: è stato il sindaco che ha determinato, salvandolo, il destino di Olbia. Oggi che è volato in cielo, a 98 anni, di lui resteranno per sempre due cose: la straordinaria bontà, che migliaia di olbiesi hanno potuto apprezzare, e il suo no alla raffineria di petrolio a Olbia.

Nessuno fece così tanto in così poco tempo come De Michele. La sua famiglia era di Taranto e fu quella che importò l’allevamento delle cozze. Divenne olbiese, come tutti quelli che la città - la terra promessa contro l’emigrazione dei sardi – cominciò ad accogliere nel breve Novecento.

Democristiano, stimato, amato, divenne sindaco alla fine degli anni 50 e perse la fiducia del suo stesso partito. Si ripresentò alle elezioni con una lista civica e vinse.

Tra il 1961 e il 1962, si trovò a dover prendere delle decisioni che mai nessuno aveva dovuto prendere. Raffineria di petrolio a Olbia o turismo? Questo il sindaco di Olbia doveva decidere. De Michele apprezzava l’industria. E grazie anche a lui che Olbia divenne sede del Nucleo di industrializzazione, il padre dell’attuale Cipnes. Era il 31 maggio 1961 e il consiglio approvò la sua costituzione, “di indubbia utilità ai fini dello sviluppo economico e sociale”.

Ma quando nel settembre dello stesso anno in municipio si presentò Cippelletti per conto della Tirrena Petroli, la sua reazione fu dura. Cippelletti voleva costruire una raffineria di petrolio da 200 posti di lavoro. Prima a Fornaci, Golfo Aranci, poi a Posto Istana. Sul mare.

De Michele non la voleva. Mai l’avrebbe consentito. Temeva per l’impatto che avrebbe avuto sull’ambiente e sul turismo. Perché sapeva che poco più a nord, verso Arzachena, stava succedendo qualcosa di impensabile. I terreni sul mare comprati da stranieri, l’idea di avere uno sviluppo turistico.

Decise di prendere tempo. Inviò una commissione consiliare, più il cronista della Nuova Sardegna, a ispezionare gli impianti di Latina, Gaeta, Formia, Falconara, Ravenna, Pegli, Pisa. L’impressione fu terribile. Ovunque inquinamento, ovunque danni.

Olbia – sottoposta a pressioni indicibili – non si piegò. Quello sviluppo non era il futuro della città. Fu convocato un consiglio comunale. Non era una data qualsiasi. Era quella del 23 gennaio 1962. Prima De Michele e i consiglieri discussero della raffineria, poi il sindaco, insieme a quello Arzachena Giacomo Orecchioni, ricevette in municipio colui che avrebbe inventato una delle destinazioni turistiche più importanti al mondo: il Principe Karim Aga Khan.

L’Aga Khan presentò il suo piano turistico, non ancora chiamato Costa Smeralda, e poi ricevette da De Michele la cittadinanza onoraria di Olbia.

Non c’erano più dubbi. Olbia sarebbe stata l’unica città d’Italia, in piena industrializzazione, a dire di no all’industria. Il consiglio comunale votò e respinse la proposta della Tirrena Petroli  perché la petrolchimica non si concilia con l’industria turistica, è scritto nella delibera.

Quella scelta aprì le porte al turismo e alla Costa Smeralda. Quella scelta fu illuminata. Come illuminato è il cammino che ha accompagnato De Michele nella sua vita terrena e ora nel viaggio per andare dove riposano i giusti come lui.

[guido piga]


 

"La Gallura ha potenzialità enormi, il Cipnes mi ha sorpreso"

Intervista al Decano dei Gruppo consolare della Sardegna dopo la visita a Olbia

decanoRoberto Chessa, ingegnere di Cagliari, è il console della Finlandia in Sardegna ed è il Decano del Corpo consolare della Sardegna, in cui sono rappresentati 24 Paesi, tra cui Germania, Francia, Regno Unito, Spagna. Alcune settimane fa, una delegazione di consoli ha visitato la Gallura, incontrando il sindaco di Olbia Settimo Nizzi e i vertici del Cipnes con il presidente Gianni Sarti e il direttore generale Aldo Carta.

Il Decano spiega che cosa è successo in Gallura e come cambierà la linea del Corpo consolare nei prossimi mesi per favorire anche gli investimenti esteri in Sardegna. “In Gallura abbiamo fatto il primo passo – dice l'ingegner Chessa -: per la prima volta i consoli, che hanno sede a Cagliari, sono andati a conoscere le altre parti della Sardegna. Pensiamo che questa sia stata un’esperienza utile, da ripetere e consolidare. Di fatto stiamo ampliando l’azione che ci è stata assegnata dagli Stati che rappresentiamo: siamo vicini ai loro cittadini residenti in Sardegna per tutte le esigenze, ma siamo anche impegnati a far conoscere alle loro aziende le potenzialità della Sardegna sia sotto il punto di vista turistico, sia sotto quello delle opportunità per gli investimenti economici”.

Il programma del Corpo consolare è quello di incontrare tutti i sindaci della Sardegna e i prefetti, “a cominciare da quello di Sassari – dice Chessa – con i quale speriamo di poter parlare il prima possibile. Lo avremo voluto fare a Olbia, ma, purtroppo, non è stato possibile perché ha dovuto affrontare un’emergenza legata al periodo che stiamo vivendo”.  

Il passaggio della Sardegna da zona bianca a zona arancione ha bloccato anche una decisione strategica del Corpo consolare. “Quando eravamo in zona bianca, avevo organizzato un consiglio di decanato, composto da sei consoli, per sveltire le decisioni programmatiche – spiega Chessa –. Volevamo metterci nelle condizioni di essere vicini ai territori, in modo rapido. Abbiamo dovuto sospendere la riunione in attesa di capire come evolverà la situazione sanitaria. Ma, appunto, è solo un rinvio”.

Il Decano dice che, sotto un certo punto di vista, il Covid sta aiutando i consoli a modificare, in meglio, il loro rapporto e la loro azione. “Da un lato, il Covid ci sta mettendo a dura prova sanitariamente ed economicamente, dall’altro, grazie allo smart working, ai collegamenti video a distanza, alle app di messaggistica, sta rinsaldando il rapporto tra noi e consoli e con i Paesi che rappresentiamo. Ci scambiamo informazioni in tempo reale, abbiamo creato un gruppo su WhatsApp, siamo operativi. Il mio ambasciatore di Finlandia ha promosso una tavola rotonda sulla portualità Green e Digital, naturalmente in videoconferenza, e voglio che sia coinvolta anche Olbia. Durante la nostra visita in Gallura avevo detto che ci saremmo tenuti in contatto e sta avvenendo”.

Proprio sull’incontro di Olbia, promossa da Cristina Ricci, console dei Paesi Bassi, unico consolato con sede al di fuori di Cagliari, il Decano esprime un giudizio estremamente positivo. “Siamo stati accolti molto cordialmente, e speriamo di aver ricambiato – spiega Chessa .- Conoscevo il consorzio industriale della Gallura, ma non mi aspettavo, ed è stata una sorpresa piacevolissima, che le sue attività fossero così variegate. Io pensavo al consorzio come all’ente che si occupava di industrializzazione e invece sono stato meravigliato dalle attività nel cibo e nel vino con Insula, i cui prodotti sono buonissimi. Una realtà dinamica che rispecchia perfettamente la Gallura”.

Sulla Gallura arrivano le parole finali del Decano dei consoli. “La Gallura non è un posto qualunque in Sardegna: la Gallura è la Gallura ed è nota nel mondo per tante buone ragioni. E ha ancora potenzialità di crescita enormi”.


 

Cipnes e Università di Cagliari progetteranno la circonvallazione di Olbia

Intesa istituzionale per costruire un'opera innovativa e formare nuovi professionisti

circonvallazioneLa nuova circonvallazione di Olbia, lunga complessivamente undici chilometri e interamente a 4 corsie, sarà realizzata dal Cipnes Gallura, proprietario della strada, con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università degli Studi di Cagliari (DICAAR).

L’intesa istituzionale sarà focalizzata sulla progettazione innovativa dell’opera, per la quale sono disponibili 1,8 milioni dei 91,8 milioni complessivi messi a disposizione dal Patto per lo sviluppo della Regione Sardegna per la realizzazione dell’infrastruttura strategica.

La progettazione comprenderà la realizzazione di percorsi ciclabili accanto all’asse stradale - dotando così Olbia di un’altra area sicura per l’attività fisica - e l’illuminazione dell’intero tracciato. La realizzazione della nuova circonvallazione a ovest della città -  che prevede il raddoppio per 5 chilometri dell’attuale tracciato e la costruzione di un nuovo tratto di 6 chilometri  tra l’attuale bivio per Santa Mariedda e l’area commerciale Basa - avverrà in quattro anni, a partire dall’indizione della procedura di gara.

Il Cipnes - all’interno del quadro giuridico che prevede e incentiva le collaborazioni tra amministrazioni pubbliche per l'elaborazione e trasmissione di conoscenze scientifiche e tecnologiche - ha scelto DICAAR perché ha sviluppato, con il settore “Strade Ferrovie ed Aeroporti”, numerose ricerche finalizzate allo studio delle infrastrutture di trasporto (viarie,portuali, ferroviarie e aeroportuali) e dispone del laboratorio ufficiale per le prove sui materiali. Possiede dunque le alte competenze e le metodologie scientifiche per poter affiancare il Cipnes nelle analisi necessarie allo realizzazione dell’opera.

La costruzione della nuova circonvallazione sarà anche un caso di studio in Sardegna perché il DICAAR intende sviluppare e implementare metodologie innovative per il progetto di infrastrutture stradali di interesse regionale e vuole formare nuove professionalità per questo tipo di interventi.

L’accordo tra Cipnes e DICAAR prevede cinque fasi: raccolta e organizzazione della documentazione esistenti, delle cartografie, dei dati e degli studi già disponibili (fase 1);individuazione dei principi metodologici di fondo e degli obiettivi delle fasi di progettazione (fase 2); individuazione dello scenario metaprogettuale e stesura del documento finale (fase 3); formazione di nuove professionalità per l’innovazione nelle infrastrutture di trasporto (fase 4); supporto per la definizione degli elaborati (fase 5).


 

Come creare in Gallura startup per nautica e turismo

Bando europeo con Toscana e Costa Azzurra, l'Agency partner istituzionale 

startup nauticaI settori economici del futuro: blue e green economy. Le imprese più innovative: le startup. I territori turistici più noti del Mediterraneo: Gallura e Costa Smeralda, Provenza e Costa Azzurra, Toscana. Uno dei progetti più performanti dell’Unione Europea: l’Interreg. Due partner istituzionali vocati alla crescita dei giovani imprenditori sardi: Sardegna Ricerche e Agency di sviluppo del Cipnes Gallura.

Tutti questi elementi messi insieme danno vita a “STEp-IN-UP - Servizi Trasfrontalieri per l'INnovazione e le startUP”, il bando che seleziona (e sostiene fino a 8 mila euro) le idee e i progetti delle micro imprese (meno di 10 addetti), delle piccole (meno di 50 addetti) e medie (meno di 250 addetti) per la nautica e la cantieristica navale, il turismo innovativo e sostenibile, le biotecnologie blu e verdi e le energie rinnovabili blu e verdi. La domanda può essere presentata entro il 9 aprile. L’Agency del Cipnes, a Olbia, è a disposizione per dare informazioni su come partecipare, basta inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Di “STEp-IN-UP - Servizi Trasfrontalieri per l'INnovazione e le startUP”, il Cipnes è uno stakeholder istituzionale ed è stato scelto per rappresentare i settori produttivi identitari della Gallura: nautica e turismo. Operativamente è invece coinvolta l’Agency di sviluppo Invest in Gallura, che da tempo ha un’importante collaborazione con lo Sportello “Startup” di Sardegna Ricerche, partner del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo. L’obbiettivo strategico del bando europeo, dell’Agency e di Sardegna Ricerche è unico: aiutare la nascita di startup in Gallura per l’economia green e blue. Possono partecipare al progetto le imprese costituite da non più di due anni e le imprese innovative costituite da non più di 3 anni. Quelle che parteciperanno riceveranno gratuitamente servizi di formazione offerti da esperti qualificati, in modo transfrontaliero. Gli imprenditori della Gallura si confronteranno con quelli della Provenza, quelli della Costa Smeralda con quelli della Costa Azzurra. 

Le idee imprenditoriali verranno sviluppate in tre passaggi. 

Audit: approfondimento individuale dei bisogni dell’impresa in relazione con il prodotto, servizio, soluzione innovativa, presentata in fase di candidatura, per identificare punti di forza e di debolezza, opportunità di ulteriore sviluppo, migliorie;

Servizi orizzontali: percorsi di sviluppo delle competenze, formazione e/o affiancamento individuale che potranno riguardare le attività di commercializzazione, la tutela della proprietà intellettuale, l’adeguamento del business plan, la gestione delle risorse umane;

Voucher: le imprese che avranno completato il percorso di audit e di sviluppo delle competenze potranno richiedere un voucher dell’importo massimo di 8 mila euro per una contribuzione nella misura massima del 95% delle spese sostenute, per lo sviluppo del proprio piano di business aziendale.


 

Ordinanza regionale sugli arrivi nelle seconde case della Sardegna

Dal 18 marzo accesso consentito solo per lavoro, salute o situazioni di necessità

 

sicuraDal 18 marzo e fino a 6 aprile cambiano le regole d’ingresso in Sardegna. Con un’ordinanza firmata il 17 marzo, la numero 9, il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, ha infatti limitato la possibilità di sbarco per i non residenti nell’Isola. “L’ingresso in Sardegna con la finalità di recarsi presso le proprie abitazioni diverse da quella principale (le seconde case) da parte di persone “non residenti” è consentito solo in presenza di comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità e/o di indifferibilità documentata ovvero per motivi di salute” è scritto nell’ordinanza. 

La regola vale sia per i passeggeri degli aerei che per quelli delle navi e sarà fatta rispettare, al momento della partenza, dai vettori e dagli armatori, i quali acquisiscono e verificano, oltre alla ricevuta dell’avvenuta registrazione dei passeggeri sull’applicazione “Sardegna Sicura”, la documentazione attestante il possesso dei requisiti previsti dal DPCM 2 marzo 2021 per gli spostamenti dalle Regioni”. Nel caso in cui i passeggeri non abbiano i requisiti, vettori e armatori “vietano l'imbarco“. 

Per l’ingresso in Sardegna restano comunque validi gli effetti dell’ordinanza regionale su registrazione e tamponi, firmata il 5 marzo. Tutti i passeggeri in arrivo in Sardegna devono registrarsi, prima dell’imbarco, accedendo alla sezione “Nuovo Coronavirus” nella home page del sito istituzionale della Regione Sardegna (www.regione.sardegna.it) o mediante l’applicazione “Sardegna Sicura” scaricabile dagli app-store per sistemi operativi iOS e Android. 

Contestualmente, devono dichiarare di essere vaccinati (si intende per avvenuta vaccinazione l’inoculazione di entrambe le dosi) o di aver fatto un tampone molecolare nelle 48 ore precedenti con esito negativo.

Chi non è vaccinato o non ha fatto il tampone, al momento dell’arrivo in Sardegna deve fare una delle 3 seguenti cose:

1 - Sottoporsi al tampone rapido antigenico (e gratuito) nei porti e negli aeroporti e sottoporsi ancora al tampone, dal sanitario di propria fiducia, passati cinque giorni, dando comunicazione dell’avvenuto adempimento attraverso la piattaforma Sardegna Sicura

2 - Sottoporsi entro 48 ore dall’arrivo  in Sardegna al tampone molecolare, a proprie spese, in una struttura convenzionata

3 - Porsi in isolamento fiduciario nel proprio domicilio per i successivi 10 giorni con obbligo di darne comunicazione alle autorità sanitarie.


 

Così cambierà volto il distretto produttivo consortile di Olbia

Accordo tra Cipnes e Università di Sassari per la trasformazione economica e urbanistica

DADU 2C’è un processo di trasformazione economica, urbanistica e ambientale che sta cambiando il volto di Olbia: è quello in corso nel distretto produttivo consortile del Cipnes. Riconversione industriale, riqualificazione ambientale, produzione di energia pulita, innovazione digitale, integrazione urbanistica e sociale con il centro urbano: un grande disegno proiettato nel futuro concepito dal Cipnes e che ora avrà anche il prezioso sostegno del DADU, il Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica) dell’Università di Sassari, centro primario delle ricerca scientifica regionale per la pianificazione, l’urbanistica e l’architettura.

L’obbiettivo a breve termine dell’accordo tra Cipnes e DADU, firmato due settimane fa, è quello di portare il modello del Cipnes alla Biennale di Architettura di Venezia, uno degli appuntamenti più importanti in Italia e nel mondo per il settore. Quello a medio lungo termine è di contribuire alla trasformazione di Olbia - intesa nella sua interezza urbana e produttiva - in una città smart, innovativa, sostenibile. In una città del futuro.

Per il Cipnes, costituito nel 1963 come ente per lo sviluppo economico della Gallura, la missione strategica - nell’era della rivoluzione digitale e green - è infatti quella di (ri)organizzare il distretto produttivo consortile di Olbia per favorire la transizione energetica ed ecologica promossa dalla programmazione dell’Unione europea e da quella nazionale per il “consolidamento di un sistema produttivo smart, green, resiliente e vocato alla circular economy”.

Alcune parti di questo progetto sono state già realizzate o sono in fase avanzata di realizzazione. I lotti industriali dimessi vengono riassegnati a nuovi imprenditori, senza consumare altro suolo. E’ in costruzione la pista ciclabile e pedonale, che produrrà energia pulita in aggiunta a quella degli impianti fotovoltaici. Le aree di verde attrezzato vengono ingrandite ogni anno, con il reimpianto di alberi e arbusti della macchia mediterranea prelevati nei lotti produttivi. La discarica di Spiritu Santu è in fase di dismissione e di riconversione per la produzione di biometano dai rifiuti organici della Gallura. È stata avviata la costruzione della PTE, lo spazio all’interno del quale ci sarà anche il polo tecnologico per l’innovazione delle imprese e dei processi produttivi dei settori chiave come la nautica, l’agroalimentare e la manifattura.  

“Siamo partiti dal fatto che le zone industriali diventano poi industriali e artigianali, e poi ancora commerciali, e infine zone di servizi, passando da essere monotematiche a complesse - spiega il professore Vanni Maciocco, già preside del DADU e che lavora al progetto comune con il Cipnes -. Questo fenomeno evoluto è particolarmente osservabile in quella di Olbia. La sua localizzazione è felice: sulla costa, esposta a sud, con edifici che si alternano alla natura, sempre più complessa, con imprese industriali e di servizi. Qui c’è un altro fenomeno molto interessante: il processo verso la complessità viene gestito, e bene, dal Cipnes Gallura. Anzi, è stato proprio il Cipnes ad avviarlo e a consolidarlo".

"Con i miei studenti del primo anno di Architettura e Urbanistica, un’ottantina, abbiamo studiato questa trasformazione - continua il professor Maciocco -. Abbiamo individuato due linee. Primo: l’area industriale ha un orientamento urbano. Secondo: è un orientamento urbano ambientale, che tiene conto delle bellezze ambientali. La zona industriale è un ecomosaico, dal mare all’arco collinare. Osserviamo gli olivastri vicino al mare e le sughere sulle colline. C’è in corso una riconversione e riqualificazione produttiva appoggiata su un solido sistema ambientale. Ci sono aree dismesse, o in via di dismissione, che vengono riutilizzate. La volontà del Cipnes Gallura è molto chiara e altrettanto forte: vuole limitare al minimo, se non proprio evitare, il consumo di suolo. Questo è quello che si chiama realmente sviluppo sostenibile. A quest’azione si accompagna il progetto, già avviato, di integrare l’area industriale con la città di Olbia. È questo modo di progettare che porteremo, con il nostro studio, alla Biennale di Architettura di Venezia 2021 per le Università sotto il tema “Università: agenzie di resilenzia”.

DADU realizzerà degli scenari progettuali con le linee guida per affrontare le vulnerabilità e le potenzialità del distretto, un video con gli studio da proporre alla Biennale di Venezia e un libro, edito da Franco Angeli ,con i risultati della ricerca.


 

Un manager per aiutare l'export delle micro e piccole imprese 

Parte oggi l'incentivo pubblico, l'Agency del Cipnes spiega come ottenerlo

manager internazionalizzazioneUn manager esterno (a tempo) per aiutare l'export e la digitalizzazione delle micro e piccole imprese manifatturiere, le più piccole per dimensione e dunque le più bisognose di sostegno per essere (o restare) competitive sui mercati internazionali. Grazie a una norma statale  - “Voucher per l'internazionalizzazione. Temporary Export Manager con competenze digitali” - gli imprenditori potranno ora richiedere un contributo pubblico in conto capitale per avvalersi di un professionista capace di portare la loro azienda dentro la rivoluzione digitale e fuori dai confini nazionali.

È un’opportunità di sviluppo molto interessante per molte delle 399 micro imprese e delle 110 piccole imprese del distretto produttivo di Olbia e di tutta la Gallura, e infatti l’Agency del Cipnes è a disposizione degli imprenditori per fornire loro ulteriori dettagli su come ottenere l’agevolazione: è possibile scrivere una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le domande possono essere presentate a Invitalia da oggi, 9 marzo, fino alle ore 17 del 22 marzo 2021; la valutazione avviene secondo l’ordine di arrivo.

Istituito con il decreto 3623/1544 dell’agosto 2020, regolato dal decreto 3623/1544 del 3 marzo 2021 e promosso dal ministero degli Esteri, l’incentivo ha una dotazione di 50 milioni. Posso richiederlo le micro e piccole imprese, anche associate in rete (devono aderire almeno due micro e/o piccole imprese aventi i requisiti), con sede legale in Italia e che operano nel settore manifatturiero (codice ATECO primario C).

L’agevolazione finanzia le spese sostenute per le consulenze di un Temporary Export Manager (TEM), iscritto all’elenco del ministero degli Esteri e da inserire in azienda con un contratto di consulenza manageriale di 12 mesi per le micro e piccole imprese e di 24 mesi per le reti; il compenso per giornata riconosciuto ai TEM non può superare le  500 euro al netto di IVA.

Il manager digitale sostiene l’internazionalizzazione delle imprese attraverso una serie di azioni:

  •  analisi e ricerche sui mercati esteri;
  •  l’individuazione e l’acquisizione di nuovi clienti, nonché la definizione/sottoscrizione di accordi di collaborazione e/o di costituzione di join venture;
  •  l’assistenza nella contrattualistica per l’internazionalizzazione;
  •  il supporto e l’affiancamento delle imprese per incrementare la presenza nelle piattaforme di e-commerce internazionali e la digitalizzazione delle imprese;
  • l’integrazione dei canali di marketing online;
  •  la gestione evoluta dei flussi logistici.

Il contributo, in regime “de minimis”, è di 20 mila euro alle micro e piccole imprese e di 40 mila euro alle reti di impresa. Per le micro e piccole imprese è prevista la possibilità di richiedere e ricevere un contributo aggiuntivo di 10 mila se si raggiungono i seguenti risultati sui volumi di vendita all’estero:

  • incremento di almeno il 15% del volume d’affari derivante da operazioni verso paesi esteri registrato nell’esercizio 2022, rispetto allo stesso volume d’affari registrato nell’esercizio 2021;
  •  lincidenza, nell’esercizio 2022, almeno pari al 6% del volume d’affari derivante da operazioni verso paesi esteri sul totale del volume d’affari. 

 

Il turismo vale per la Sardegna 9 miliardi

Studio di SRM (Intesa Sanpaolo) sulle prospettive per la stagione 2021

studio srmLa Sardegna è l’unica regione bianca d’Italia e da oggi è in vigore l’ordinanza del governatore Solinas che impone a chi arriva nell’Isola di fare il tampone per accertare la propria negatività al Covid-19. È una misura di natura sanitaria ma che ha anche una forte implicazione economica: la Sardegna spera di restare bianca per avere una buona stagione turistica. Il turismo, del resto, è una delle voci più importanti e i numeri lo confermano: secondo un recente rapporto di SRM, rappresenta il 15,7% del Pil contro la media nazionale dell’11,8%. Proprio SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, un centro studi del gruppo Intesa Sanpaolo – ha realizzato un report che analizza come sarà la stagione 2021 della Sardegna.

SRM parte dal 2019, l’ultimo anno turistico vero e proprio. Le presenze turistiche (il numero di notti nelle strutture ricettive) erano pari a 15,1 milioni, di cui 7,7 milioni di stranieri. Viene subito fornito un dato di assoluta rilevanza: la spesa turistica in Sardegna era di 8,9 miliardi, più del bilancio regionale. Il fatturato delle imprese del settore era di 2,7 miliardi. Il valore aggiunto del turismo era di 4,9 miliardi. Il peso sul Pil della Sardegna era di oltre il 15%, percentuale significativamente più alta della media italiana. Tra i punti di debolezza segnalati da SRM, la stagionalità: l’88 delle presenze turistiche in Sardegna è stato tra maggio e settembre contro il 67% delle media nazionale; ben venti punti percentuali in più.

Il centro studi ha poi pubblicato l’analisi sui risultati della stagione 2020. Le presenze sono crollate a 5,6 milioni (-62% sul 2019), la spesa turistica è precipitata a 3,5 miliardi (-60%) e il fatturato delle imprese del settore è franato a nemmeno un miliardo (-63,5%).

SRM ha così pubblicato le sue stime per la stagione 2021. Ha ipotizzato tre scenari: “più ottimistico”, “base”, “meno ottimistico”. In tutt’e tre, le previsioni per la Sardegna sono meno rosee rispetto a quelle per il Mezzogiorno e per l’Italia. Sono comunque incoraggianti e suscettibili di ulteriori miglioramenti grazie alla zona bianca. Vediamo nel dettaglio i tre scenari ipotizzati da SRM.

Scenario più ottimistico. Le presenze arrivano a 10,9 milioni: il 72% di quelle del 2019. Le presenze italiane sono il 90% di quelle del 2019; le presenze internazionali il 54,5%. Ma entrando nello specifico, le prospettive sono migliori. Le presenze italiane nel terzo trimestre (luglio-agosto, settembre) arrivano al 97% del 2019 e quelle straniere al 70,7%.  Le presenze internazionali nel quarto trimestre (ottobre, novembre, dicembre) arrivano all’83,47% di quelle del 2019: il che indica la possibilità – con il piano di vaccinazione quasi completo a livello internazionale – che in Sardegna ci sia un mese di ottobre da alta stagione. La spesa turistica è valutata in 6,1 miliardi (il 68,5% del 2019) e il fatturato delle imprese del settore in 1,7 miliardi (il 65,5% del 2019).

Scenario base. Le presenze arrivano a 8,7 milioni: il 57,3% di quelle del 2019. Le presenze italiane sono il 79,7% di quelle del 2019 e quelle internazionali al 35,7%. La spesa turistica è stimata in 4,7 miliardi (il 53,3% del 2019) e il fatturato delle imprese del settore in 1,4 miliardi (il 51,3% del 2019).

Scenario meno ottimistico. Le presenze arrivano a 6,7 milioni: il 44% di quelle del 2019. Le presenze italiane sono il 70,2% di quelle del 2019 e quelle internazionali il 20%. La spesa turistica ipotizzata è di 3,7 miliardi (il 41,9% del 2019) e il fatturato delle imprese del settore è di 1,1 miliardi (il 40,8% del 2019).

SRM conclude il suo studio sulla Sardegna fornendo alcuni suggerimenti ed evidenziando i punti di forza della destinazione per tutt’e tre gli scenari. Tra questi, l’ambiente, le produzioni agroalimentari certificate DOP/IGT e la qualità delle strutture. “In Sardegna la qualità dell’offerta turistica è già molto elevata – è scritto nel report -, con una percentuale elevata di alberghi in categoria 4-5 stelle e lusso (60%) superiore alle media italiana (40%). Mantenere standard elevati ripaga”. Un ragionamento che vale soprattutto per la Gallura, che – con Arzachena e Olbia in particolare – detiene il primato dell’offerta di lusso in Sardegna (ben il 60% dei post letto) e porta l’Isola a essere la terza in Italia.


La più grande società di investimento al mondo sbarca a Olbia

A BlackRock il 16% della società di gestione dell'aeroporto Costa Smeralda

F2i LigantiaLa più grande società di investimento al mondo, BlackRock, sede a New York, beni per un valore di oltre 8 mila miliardi di dollari, investe a Olbia e ad Alghero. Con due società, Global Infrastructure Solutions 3 e Global Infrastructure Solutions 4, BlackRock detiene il 16% di Ligantia, la società che ha preso il controllo di Geasar (aeroporto di Olbia) e di Sogeaal (aeroporto di Alghero). 

L’ingresso di BlackRock nelle società di gestione degli scali di Olbia e Alghero avviene all’interno di un’operazione più complessa, ma conferma la straordinaria capacità della Gallura di attrarre investitori internazionali. L’investimento di BlackRock nell’aeroporto di Olbia si aggiunge a quello di Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del Qatar con un patrimonio gestito di 300 miliardi di dollari, che ha la proprietà della Costa Smeralda. 

BlackRock  ha partecipato all’operazione degli aeroporti attraverso F2i, il fondo italiano di investimento che aveva già il controllo della Sogeaal di Alghero e che aveva avviato con l’Aga Khan una lunga trattativa per avere anche quello della Geasar di Olbia. L’obbiettivo era quello di costituire l’hub aeroportuale del nord Sardegna. Nel negoziato sono entrati anche la Fondazione di Sardegna (azionista del fondo F2i) e poi BlackRock. Il closing, ottenute tutte le autorizzazioni, è avvenuta due giorni fa. A avere il controllo di Geasar è ora la F2i Ligantia Spa, società di cui il fondo F2i ha il 79%, la Fondazione di Sardegna il 5% e BlackRock (attraverso i fondi Global Infrastructure Solutions 3 e Global Infrastructure Solutions 4) il 16%. Restano azionisti di Geasar la Camera di commercio di Sassari (10%), la Camera di Commercio di Nuoro (8%), la Regione Sardegna (2%) e il Consorzio Costa Smeralda (0,2%). 

Il bilancio 2019 di Geasar, l’ultimo approvato e consultabile su Cerved, presenta risultati ottimi: ricavi pari a 52,7 milioni, Ebitda di 22,8 milioni e utile di 16,2 milioni. I passeggeri del 2019, prima della pandemia causata dal Covid-19, sono stati 3 milioni (la maggioranza stranieri). Olbia e Alghero sono un polo da 4,5 milioni di passeggeri all’anno. Un bacino interessante che ha spinto anche un colosso come BlackRock a scegliere anche la Sardegna per i suoi investimenti. La società di New York è infatti molto attiva in Italia. Detiene importanti quote di alcune delle maggiori società quotate del nostro paese, secondo i dati della Consob: Enel (5% delle azioni), Intesa Sanpaolo (5%), Unicredit (5%), Leonardo (6,3%), Moncler (5%), Fineco (8,8%).