Accordo tra Novamarine e ADSB (Abu Dhabi Ship Building)

Le competenze della società di Olbia scelte per produrre battelli per i paesi del Golfo

abuNovamarine, storico marchio della nautica con sede a Olbia e di proprietà del gruppo SNO, produrrà battelli ad Abu Dhabi insieme a un società, ADSB (Abu Dhani Ship Building), che fa parte del gruppo Edge Group PJSC, sempre con base negli Emirati, 25 società controllate e un fatturato di 5 miliardi di dollari. L’accordo è stato sottoscritto ieri, in videoconferenza, da David Massey, ceo di ADSB, e Francesco Pirro, ceo di Novamarine, e prevede anche che il gruppo SNO commercializzi i nuovi battelli in Europa e, in cooperazione con ADSB, nell’area dei paesi del GCC (Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita e Oman).

Nei piani di ADSB e Novamarine c’è la produzione di RHIB (Rigid Hull Inflatable Boat), battelli gonfiabili a chiglia rigida, di una dimensione tra 8 e 20 metri, per clienti sia militari, sia civili. Grazie alle competenze della società e dei tecnici di Novamarine, ADSB intende così aumentare la propria gamma dei prodotti.

“Siamo impegnati a portare sul mercato nuovi prodotti innovativi. La collaborazione con aziende leader del settore, come Novamarine, ci consente di anticipare e affrontare l'evoluzione del mercato” ha detto David Massey di ADSB. “Siamo fiduciosi nella scelta del nostro partner per la regione GCC. ADSB vanta una lunga esperienza di successo nella costruzione di navi e imbarcazioni all'avanguardia” ha detto Francesco Pirro del gruppo Novamarine-SNO.

B Shiver, la società del gruppo SNO che detiene il marchio Novamarine, continua così a crescere. Il bilancio è passato dai 5,7 milioni di ricavi del 2017 ai 10,2 milioni del 2019, secondo i dati Cerved, con un aumento del 79%. Ed è in corso la costruzione del nuovo cappannone nel distretto produttivo di Olbia del Cipnes Gallura, il primo tassello che porterà alla realizzazione del Marine Center da 20 ettari.


 

A Cala Saccaia una nuova compagnia marittima per le merci

Arriva Grendi, gruppo da quasi 60 milioni di fatturato. Collegamenti con Cagliari e Carrara

greIl porto di Olbia si arricchisce di una nuova compagnia marittima per il traffico merci con la Penisola. È Grendi, che ha ottenuto dal Comitato di Gestione dell’AdSP del Mare di Sardegna l’autorizzazione a operare nello scalo industriale di Cocciani, davanti alla sede del Cipnes Gallura. Le navi di Grendi arriveranno a Olbia tre volte alla settimana come tappa intermedia lungo la rotta Cagliari-Marina di Carrara. Fino al 2025, Olbia sarà l’hub nel nord Sardegna del gruppo, che in città ha una piattaforma distributiva di 2000 metri quadrati.

Le imprese galluresi avranno dunque una nuovo importante partner commerciale per la vendita e l’acquisto di beni al di fuori dell’Isola e tutta la Gallura entra in un mercato rilevante: la mole complessiva delle merci dei tre porti è stata pari a 35,4 milioni di tonnellate nel 2020 (5,5 milioni a Olbia, secondo i dati di Assoporti).

Grendi è un gruppo imprenditoriale in ascesa. Controllato dalla famiglia Musso-Casalone, ha due società operative – M.A Grendi Dal 1828 Spa e Grendi Trasporti Spa – che hanno realizzato ricavi per 57,6 milioni di euro nel 2019, ultimo dato disponibile in Cerved. Il fatturato è in continua crescita. Tra il 2017 e il 2019, i ricavi di Grendi Trasporti Marittimi sono passati da 22,5 milioni a 30,5 milioni (+35,5%) e quelli di M.A Grendi Dal 1828 sono  passati da 18,4 milioni a 24,2 milioni (+13,5%).

Nel 2020, il gruppo Grendi ha movimentato 145 mila container e il traffico fra Cagliari e Marina di Carrara è aumentato del 17% rispetto al 2019. Il Gruppo Grendi è da anni sponsor dell’Olbia calcio, squadra impegnata in Serie C.


 

A Cala Saccaia un nuovo cantiere per yacht da 50 metri

In corso i lavori del gruppo Valdettaro. "Olbia sarà un polo ambientalmente sostenibile"

vanelo 2Quest’angolo del distretto produttivo del Cipnes rivolto a ovest, da cui si ammira il Limbara in lontananza e i filari delle cozze a poche centinaia di metri, sulle carte militari era indicato come Scala delle draghe. Oggi qui sta invece nascendo un nuovo cantiere nautico il cui nome, Industrie Cala Saccaia srl, presto sarà sostituito da un altro, probabilmente Valdettaro Group Sardegna o Valdettaro Sardegna. Ogni epoca imprime il suo marchio sulle mappe.

“Il nome è importante per dare valore a due cose: la Sardegna, l’isola più bella e più pulita del mondo; e Valdettaro, la storica azienda che dà nuova vita alle barche antiche” dice Ugo Vanelo.  

Vanelo, classe 1973, è un imprenditore della nautica, uno dei nuovi investitori nel distretto del Cipnes, ma ha anche una storia personale che è legatissima alla Sardegna e, in particolare, alla Gallura. Suo padre, Giorgio, è un imprenditore del granito e dagli anni Settanta ai Novanta veniva a Olbia a comprare i blocchi da lavorare a Carrara, in una delle fabbriche più grandi al mondo. Ugo è socio fondatore di One Ocean, la fondazione fondata dallo Yacht Club Costa Smeralda del principe Karim Aga Khan per contribuire a salvare mari e oceani.

“Per me gli investimenti devono essere due volte fattibili: economicamente, certo, ma anche ambientalmente” spiega. La loro è un’altra storia di riconversione economica, dal granito alle barche, declinata verso la sostenibilità.

“Io ho sempre amato il mare, la vela – spiega Ugo Vanelo, all’interno del cantiere a Cala Saccaia - . Nel 1988 sono diventato campione del mondo di vela nella classe optimist a La Rochelle in Francia. Nel 1994, a La Spezia, un cantiere di demolizioni navali era in crisi. Mio padre fu contattato per il rilancio. Me ne parlò. Avevo 21 anni e avevo da parte un po’ di risparmi con la vela: decisi di investirli in quel progetto. Lo acquistammo e lo riconvertimmo in un cantiere nautico, Marina di Fezzano, il primo porto verde galleggiante d’Italia. Così è cominciato il mio percorso imprenditoriale”.

Poi, per Ugo Vanelo, è arrivata l’opportunità di prendere il controllo del Cantiere Valdettaro, fondato nel 1907, specializzato nel recupero dei grandi yacht. Sotto le mani sapienti dei suoi tecnici sono tornati a risplendere il Williamsburg di Eisenhower, l’Orion del Re di Spagna, il Pacha III di Stefano Casiraghi e Carolina di Monaco e l’Istranka del maresciallo Tito, ammirato la scorsa estate in Costa Smeralda. Le commesse sono tante anche oggi. In questo momento i cantieri stanno restaurando il Vera Mary, una goletta del 1932, lunga 22 metri e che fu di proprietà di Re Giorgio V d’Inghilterra.

Il cantiere di La Spezia ha spazi limitati per fra fronte alla domanda, così Ugo Valero ha deciso di aprirne uno nuovo. “Quando abbiamo deciso di acquistare un nuovo terreno, ci siamo chiesti: dove? Rispondere è stato facile e spontaneo: in Sardegna! Qui dove tutto è cominciato con mio padre, qui dove troviamo il meglio del mondo – dice Vanelo -. Natura, bellezza, servizi di qualità, alta professionalità. Abbiamo trovato nel Cipnes un interlocutore eccezionale, un vero centro di attrazione degli investimenti e di promozione del territorio. E abbiamo preso il terreno di Cala Saccaia. Oggi abbiamo 5 ettari e stiamo realizzando un capannone di 14 mila metri quadri. Abbiamo una banchina di 200 metri e un travel lift da 720 tonnellate. Potremo ospitare barche da 50/60 metri. Sono in costruzione anche stanze e alloggi per i comandanti e gli equipaggi. Pensiamo anche a un chiringuito per godere della bellezza del tramonto”. L’investimento è sui 10 milioni di euro. Gli occupati saranno una cinquantina.

Un luogo di lavoro, ma anche uno spazio green, sostenibile ecologicamente. “Le banchine saranno color sabbia, color Cala Saccaia – spiega Vanelo -. Il capannone sarà rivestito con il classico pietrame della Sardegna. Ci sarà tanto verde, una zona relax da cui si partirà con le bici elettriche per andare nella spiaggia di Pittulongu. L’ambiente, per me, è una risorsa strategica. In questo momento, per i lavori, sul fondale abbiamo installato un tubo bucato, con dentro aria: crea una parte d’aria che non permette la fuoriuscita di fanghi. Abbiamo due boe, con le sonde, che giorno e notte registrano eventuali anomalie ambientali”.

A Cala Saccaia i lavori procedono spediti. Tutte le ditte e i fornitori sono sardi. “Siamo felici di questo – dice Vanelo -. In Sardegna ci sono le professionalità per la nautica. Non è più come dieci anni fa. Altre professionalità le vogliamo formare noi. Chi ha buona manualità e buona volontà, sa lavorare. Abbiamo avviato un dialogo con UniOlbia per creare dei corsi di formazione per avere figure altamente qualificate. Come per il Cipnes, stiamo trovando amministratori pubblici lungimiranti. Questo fa la differenza con altri territori. La Costa Smeralda è la destinazione principale per i maxi yacht e noi dobbiamo fornire strutture e professionisti d’alto livello”.

Per Vanelo gli investitori vanno sostenuti, se i loro progetti sono sostenibili sia economicamente che ambientalmente. “Ma allo stesso tempo gli investitori non devono avere paura della concorrenza – dice -. Io, alla Spezia, sono stato il primo a investire nel settore. Oggi La Spezia è diventato un polo della nautica, con tante aziende. Io ci ho perso? No! Ho più lavoro di prima!”. Per lui è fondamentale fare di Olbia una destinazione per la grande nautica. “Gli yacht sono aziende, creano economia diffusa – spiega -. Prendiamo 10 yacht da 50 metri. Ciascuno yacht ha 10 membri dell’equipaggio. Poniamo che vengano qui a Olbia per il rimessaggio. Significa che 100 persone, con stipendi alti, passano l’inverno qui, chiedono servizi, passatempi. Spendono molto, in più settori. Il mare è una risorsa da difendere e valorizzare e questo è uno dei modi, sempre agendo con rispetto”.  

Vanelo ha partecipato alla costituzione della One Ocean Foundation. E’ stato contattato dallo Yacht Club proprio per la sua cultura d’impresa green. “Sono socio di molte associazioni ambientaliste e ho creato una scuola a Lerici, con progetti legati a tutte le attività del mare, non solo alla vela: prima di tutto, l’educazione ambientale” dice. E alla Costa Smeralda è legato anche per lo stile, per l’ambizione di fare bene le cose. “A me, quando faccio una cosa, piace guardarla e dire: “Che bella!”. La Costa Smeralda è la destinazione principale per i maxi yacht e noi dobbiamo fornire strutture e professionisti d’alto livello. Tutti insieme. Io ci credo!”.

(2- continua)


 

Un polo di 20 ettari per la cantieristica nautica

I progetti di SNO nelle aree del Cipnes: "A regime ci saranno 500 posti di lavoro"

Pirro 2Sul piazzale, decine di barche una a fianco all’altra, ben appoggiate su solidi cavalletti, con la chiglia lucida dopo mesi passati in acqua. Ovunque, carpentieri, motoristi, meccanici, falegnami; tutti danno l’idea di sapere esattamente quello che devono fare. Alcuni di loro parlano in inglese, sono quelli dell’equipaggio di un grosso yacht. Le onde si infrangono sui moli, il sapore di mare occupa tutto gli spazi.

Siamo Olbia, nel cantiere della SNO a Cala Saccaia, nel distretto produttivo del Cipnes Gallura, ma si respira un’aria internazionale. Perché la nautica, per sua natura, non ha confini, è globalizzata; è fatta di secoli di scoperte, scambi, progressi. Qui, su 20 ettari, nascerà un grande polo. È stato possibile grazie alle scelte strategiche del Cipnes, ma l’iniziativa è privata e l’idea è venuta ai fratelli Pirro, titolari della SNO (Sarda Nautica Olbia), proprio dopo aver visto quello che succede dall’altra parte dell’Atlantico, in Florida.

“Il Marine Center è nato nella nostra testa dopo la nostra visita a Fort Lauderdale a Miami, il distretto della nautica americana, il più importante al mondo - spiega Francesco Pirro -. Ora vogliamo riprodurre quel modello a Olbia, anche grazie all’importantissimo accordo con lo storico marchio Magnum Marine di Miami”. E allora cominciamo da qui a raccontare il distretto della nautica del Cipnes - un settore che conta 61 aziende, pari all’11% del totale, con quasi 400 addetti - e quello più ampio della Gallura, prima in Sardegna per numero di porti turistici.

Il primo tassello di questo grande progetto sulla cantieristica è stata la riqualificazione dell’area in cui sorgeva la Palmera, l’ex fabbrica del tonno nata nel 1963, l’anno in cui è stato costituito il Nucleo di industrializzazione di Olbia. Per il Cipnes quella riconversione è stata una priorità. L’obbiettivo era duplice. Il primo era quello di trasformare quello spazio industriale per renderlo nuovamente produttivo, evitando la dispersione di un patrimonio storico. Il secondo era quello di recuperarlo sia paesaggisticamente che urbanisticamente per unirlo alla città di Olbia, della quale il distretto del Cipnes sta diventando il Quartiere degli Affari.

L’intuizione e la volontà del Cipnes sono state premiate: SNO ha acquisito l’area di Su Arrasolu e ha sviluppato il progetto del Marine Center, già approvato da Comune e Soprintendenza e in attesa delle autorizzazioni a mare. I lavori sono già cominciati; presto al posti dei vecchi capannoni della Palmera ci saranno dai 20 ai 30 posti per yacht di grandi dimensioni, con 5-6 posti nel bacino di carenaggio per i maxi yacht. Il profumo del tonno non è scomparso, però: continua a essere emanato dalla Generale Conserve, società che possiede il marchio As do Mar, l’industria nata al posto della Palmera, un’altra storia di successo.

Il secondo tassello del disegno industriale per la nautica è stato l’accordo tra SNO e Marine Magnun, iconico produttore di yacht di lusso fondato a Miami, un affare di cui si è occupata anche la stampa internazionale, con un bel ritorno di immagine per Olbia e la Sardegna. “Siamo stati scelti da Magnum Marine come partner e questo per noi è un grande orgoglio, una grande soddisfazione – dice Francesco Pirro –. Con loro collaboriamo dal 1990 e abbiamo superato la concorrenza di numerosi competitor italiani, i migliori al mondo. È uno straordinario obbiettivo per SNO e anche per Olbia”.

Nel nuovo Marine Center, Sno commercializzerà in tutta Europa gli yacht di Magnum Marine prodotti a Miami, ma li personalizzerà anche, seguendo le specifiche indicazioni dei clienti, alcuni dei quali sono tra i principali investitori internazionali. Fra i proprietari delle barche Magnum Marine ci sono infatti il Re Juan Carlos di Spagna, il Re di Svezia, l’Emiro del Barhein, i reali del Qatar, il Sultano del Brunei, le famiglie Onassis, Agnelli e Berlusconi.

Ma il grande polo della nautica non sarà solo Magnum Marine. Sarà composto dai cantieri SNO per l’assistenza e la vendita e  dai cantieri Novamarine, e anche questa è una storia vincente di riconversione industriale dentro le aree del Cipnes. “Abbiamo creduto in Novamarine e siamo soddisfatti di averlo fatto – spiega Francesco Pirro –. Con la nostra società B Shiver abbiamo investito 10 milioni di euro a Olbia e stiamo ottenendo dei risultati importanti. Abbiamo in programma la costruzione di 40 pezzi nel 2021, con 60 dipendenti diretti e almeno 50 indiretti, ma a regime, nel nuovo stabilimento in costruzione, produrremo un centinaio di battelli all’anno, con altri 30-40 dipendenti, per un totale di 150 addetti. Siamo felici, poi, che tutto il processo produttivo, dal progetto alla costruzione, avvenga a Olbia, con dipendenti sardi. Abbiamo costruito un ufficio tecnico con 8 dipendenti, molti dei quali sono tornati in Sardegna dall’estero”.

Novamarine è altro storico marchio nato nei primi anni del Nucleo di industrializzazione di Olbia e ora salvato dalle scelte imprenditoriali di SNO. Produce battelli tradizionali da 8 a 12 metri; battelli professionale e battelli da diporto, da 8 a 26 metri. Tra i clienti dei battelli professionali ci sono le forze armate di Italia, Qatar, Emirati Arabi Uniti. Tra quelli di diporto, investitori di Usa, Russia, Germania, Gran Bretagna, Italia.

SNO, SNO Marine Center, Novamarine: 20 ettari per la nautica, un polo strategico per il Cipnes, per Olbia, per la Sardegna e per l’Italia con grande impatto sia economico che occupazionale. Attualmente i dipendenti diretti e indiretti del gruppo SNO sono 240, ma con Marine Center diventeranno il doppio. 500 posti di lavoro a Olbia in un settore, la nautica, in cui l’Italia è leader mondiale. Secondo il Global Order Book 2021, l’Italia ha quasi il 50% degli yacht oltre i 24 metri in consegna quest’anno ed è - con i suoi 407 progetti di cui 101 di Azimut-Benetti e 87 di Sanlorenzo – al primo posto nel mondo.

“La tradizione della nautica a Olbia è alla prima generazione, in alcuni casi anche alla seconda – spiega Pirro –. Per questo noi vogliamo investire nella formazione del personale. Stiamo stringendo accordi, in vista del Marine Center, per portare a Olbia i tecnici delle principali società del settore. Vogliamo che meccanici, elettricisti, carpentieri, motoristi e falegnami con un’altissima specializzazione trasmettano il loro sapere artigianale ai nostri giovani, olbiesi e sardi. Unendo gli investimenti, fornendo professionisti di assoluto valore potremo fare di Olbia un distretto della nautica tra i più importanti nel Mediterraneo, con notevoli ricadute sul territorio e su più settori”.

I maxi yacht sono delle aziende. Danno lavoro, creano economia. La Gallura è una delle loro destinazioni naturali. Nell’estate del 2019 in Costa Smeralda c’erano yacht per un valore di 4 miliardi di dollari e i cui proprietari avevano un patrimonio di 273 miliardi. Ma l’altra grande economia è quella del rimessaggio. “Le spese di gestione dei maxi yacht (equipaggi, manutenzioni, posti barca) è intorno ai 3-4 milioni all’anno, all’incirca il 10% del loro valore singolo – spiega Pirro – . In una settimana, gli armatori possono spendere 10 mila euro solo per la cambusa. Sono soldi che entrano nell’economia di Olbia e della Gallura, che danno lavoro a decine di professionisti, operai e imprenditori”. Grazie a quei tecnici che parlano in inglese nel piazzale della SNO e che, finito il lavoro, lasciano il Quartiere degli Affari del Cipnes per andare a Olbia, in centro, a spendere. 

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Gli incentivi per la digitalizzazione delle aziende

Una misura dedicata a micro, piccole e medie imprese. Agency del Cipnes al lavoro

difiLa trasformazione digitale delle imprese, ovvero l’uso di tecnologie avanzate per la produzione di beni e servizi e per l’organizzazione del lavoro, è la grande sfida che tutti gli imprenditori devono affrontare e vincere. In particolare quelli che hanno aziende sotto i 250 dipendenti e che rappresentano il tessuto produttivo dell’Italia e – anche – della Gallura e del distretto del Cipnes.

Proprio per aiutare le micro, piccole e medie imprese in questo percorso verso il futuro dell’economia, lo Stato ha istituito “Digital Transformation”, un  incentivo che favorisce la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. L’Agency di sviluppo territoriale del Cipnes Gallura è a disposizione degli imprenditori, nella sede di Olbia, per fornire loro ulteriori dettagli informativi essenziali per valutare insieme la possibilità di accedere alle opportunità dell’incentivo. Le domande vanno presentate a Invitalia.

Quante risorse. Istituito dal Decreto Crescita, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico e appunto gestito da Invitalia, "Digital Transformation" ha una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro, di cui 20 milioni di euro per la concessione di contributi a fondo perduto e 80 milioni di euro per la concessione di finanziamenti agevolati. Il 25% delle risorse è riservato ai progetti proposti dalle micro e piccole imprese. Che sono la maggioranza di quelle insediate nel distretto del Cipnes: 399 micro imprese e 110 piccole su 537 totali. “Questa scelta testimonia la particolare attenzione del Piano Nazionale Impresa 4.0 verso la reale struttura del nostro tessuto produttivo territoriale che può e deve dotarsi degli strumenti necessari per cogliere tutte le opportunità e i benefici della digitalizzazione”

Chi può ottenere l'agevolazione. Possono aderire le micro, piccole e medie imprese sia in forma singola, sia in forma aggregata (numero massimo di 10 imprese) che operano in via prevalente nel settore manifatturiero, dei servizi di supporto alle imprese manifatturiere, nel settore turistico e del commercio (qui il decreto dove è possibile verificare i codici Ateco finanziabili). Nel caso di proposte progettuali congiunte, la rete collaborativa deve prevedere quale soggetto Capofila un Digital Innovation Hub oppure un Ecosistema Digitale per l’innovazione (rete organizzata di poli di competenze a supporto dell’innovazione aziendale in ambito Impresa 4.0).  

Limiti di spesa. I progetti devono prevedere un programma di spesa non inferiore a 50.000 euro e non superiore a 500.000 euro. Possono essere finanziati progetti di investimento o proposte di innovazione dei processi produttivi e dell’organizzazione con l’implementazione delle seguenti tecnologie:

  • tecnologie abilitanti individuate dal Piano nazionale Impresa 4.0;
  • tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera (ad es. piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle varie attività di servizio, altre tecnologie quali sistemi di e-commerce, sistemi di pagamento mobile e via internet, sistemi elettronici per lo scambio di dati (electronic data interchange-EDI), geolocalizzazione, tecnologie per l’in-store customer experience, system integration applicata all’automazione dei processi, blockchain, intelligenza artificiale, internet of things);

Nel caso di progetti di investimento diretti alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi, le spese ammissibili ad agevolazione sono le seguenti:

  1. impianti, macchinari e attrezzature tecnico-scientifiche e/o tecnologicamente avanzate;
  2. immobilizzazioni immateriali (licenze, brevetti, know how);
  3. costi per servizi di consulenza specialistica strettamente necessari per la realizzazione del progetto (nella misura massima del 10% della spesa totale ammissibile);
  4. costi per servizi resi alle PMI beneficiarie dal soggetto promotore Capofila nel caso di progetti congiunti (massimo 2% della spesa totale ammissibile);

Nel caso di progetti di innovazione di processo e/o di innovazione dell’organizzazione, invece, sono ammissibili ad agevolazione le spese relative al suguente elenco:

  1. personale dipendente e/o collaboratori del soggetto proponente nella misura e per il periodo in cui sono impiegati nelle attività previste dal progetto;
  2. strumenti e attrezzature nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto;
  3. servizi di consulenza e ogni altro servizi necessario per la realizzazione del progetto, tra cui l’acquisizione in licenza dei risultati della ricerca, dei brevetti e del know how;
  4. le spese generali e i costi di esercizio nella misura e per il periodo in cui sono imputabili direttamente al progetto;

Le agevolazioni sono concesse sulla base di una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili pari al 50%, articolata in 10 % sotto forma di contributo (in conto capitale nel caso di progetti di investimento, e contributo diretto alla spesa nel caso di progetti di innovazione di processo e/o organizzativa) e 40 % sotto forma di finanziamento agevolato.


Gli yacht americani nel nuovo Sno Marine Center

Nell'area del Cipnes nasce un grande polo produttivo al posto dell'ex Palmera

3La società americana Magnum Marine, con sede in Florida, ha scelto Olbia per la commercializzazione in Europa dei suoi yacht di lusso; in città ci sarà anche la produzione degli interni. “È con grande piacere che annuncio l’accordo con SNO Marine Center, con sede in Sardegna” ha scritto Katrin Theodoli, proprietaria del cantiere, in un comunicato stampa diffuso il 9 febbraio.

SNO Marine center è una grande area della nautica che la società Sno Service srl, tra le leader in Italia nel settore e con sede operativa a Olbia, realizzerà nello stabilimento ex Palmera, nel distretto produttivo di Olbia. Sno ha già ottenuto tutte le autorizzazioni per l’intervento di riconversione industriale, paesaggistica e ambientale, che si inserisce perfettamente nella visione strategica del Cipnes Gallura, che ha svolto il ruolo di facilitatore dell’importante investimento industriale. Il Comune di Olbia ha concesso la demolizione dell’ex fabbrica del tonno nell’ottobre del 2020 e nello stesso mese ha dato il via libera anche alla costruzione del complesso nautico. La Soprintendenza ai beni culturali ha espresso parere favorevole al progetto in quanto “compatibile per articolazione, altezze e volumi con i caratteri del contesto tutelato”, e perché prevede la “conservazione del prospiciente tratto di costa”. 

SNO Marine Center sorgerà su un’area ceduta dal Cipnes; complessivamente sarà di 10 ettari e nei capannoni ci sarà la produzione anche degli yacht Novamarine. Gli obbiettivi che si raggiungeranno sono quattro. Primo: ci sarà il recupero ambientale della zona, edificata dalla Palmera nel 1963 con materiali oggi non più compatibili. Secondo: sarà realizzato un miglioramento dell’aspetto paesaggistico della zona, chiamata Su Arrasolu, con costruzioni di ottima fattura. Terzo: ci sarà una grande riconversione industriale, il passaggio dalla produzione di tonno a quella di yacht di lusso, che rafforza il distretto produttivo di Olbia e la capacità di attrazione della Destinazione Gallura. Quarto: l’area del Cipnes si consolida sempre di più come leader della nautica in Italia e nel bacino del Mediterraneo.

“Il primo modello Magnum Marine a essere importato da SNO Marine Center sarà il nuovo fuoribordo Magnum 47.5 ', che dovrebbe essere disponibile entro la fine dell'estate 2021 – ha scritto Katrin Theodoli -. Tutte le barche Magnum sono costruite da Magnum Marine ad Aventura, Florida e qualsiasi annuncio precedente secondo cui le barche Magnum saranno costruite al di fuori degli Stati Uniti non è corretto”. Tuttavia, la Thedoli precisa che “i clienti europei possono ordinare la loro barca Magnum con numerose opzioni e vari layout e possono anche scegliere di far costruire e installare quegli interni in Italia, come è sempre stato negli anni passati. SNO Marine Center assisterà i clienti Magnum con tutte le loro esigenze specifiche”.


 

Partiti i lavori per la costruzione della pista fotovoltaica

Produrrà energia pulita e consoliderà la trasformazione del distretto del Cipnes

CIPNES ARTICOLISono partiti oggi i lavori per la costruzione della pista ciclabile, running e fotovoltaica nel distretto produttivo di Olbia del Cipnes Gallura. Il presidente del Cipnes Mario Gattu, il direttore del Cipnes Aldo Carta, il sindaco di Olbia Settimo Nizzi e il sub commissario della provincia di Olbia-Tempio Pietro Carzedda hanno tagliato il nastro dell’opera, che sarà completata il 24 settembre 2021. 

MISSION. La pista rientra nei progetti strategici del Cipnes e ha molteplici finalità. L’intervento vuole consolidare la transizione energetica verso fonti rinnovabili voluta dall’Unione Europea, contribuendo a diminuire le emissioni di C02. Dal punto di vista economico, la produzione di energia elettrica servirà al Cipnes per far diminuire la bolletta energetica delle proprie strutture, con lo scopo di fornirla in futuro anche alle imprese. Un altro obbiettivo èquello di recuperare urbanisticamente e paesaggisticamente il distrettoproduttivo, con un’opera di alto pregio estetico che consolida la trasformazione dell’area industriale in “Quartiere degli Affari” di Olbia e della Gallura o Business Park. Infine, ma non meno importante, c’è l’aspetto sociale: la pista vuole favorire il benessere psicofisico delle persone, fornendo alla comunità una infrastruttura sicura e sostenibile in cui praticare attività sportiva. 

DATI TECNICI. La pista è lunga 3667 metri (3,7 chilometri) e larga 4 metri. È formata da 2 corsie ciclabili da 1,30 metri, 1 corsia pedonale da 0,90 metri, 1 banchina da 0,50 metri. La pista parte in via Indonesia e termina, congiunta a quella del Comune di Olbia, in via Eritrea, in località Pozzo Sacro. L’impianto fotovoltaico è composto da una pensilina che copre il tracciato della pista.

rendering pista ciclabile 3

Sono attivi tre impianti fotovoltaici con 7296 pannelli da 270W ciascuno e sono localizzati nel potabilizzatore, nel depuratore e nella sede del Cipnes. La superficie totale dei pannelli è di 18.000 metri quadri. La potenza totale degli impianti è di 1969,92 kW (2 MWp). Questo vuol dire che saranno prodotti 2.500.000 kWh di energia verde all’anno. La produzione è determinata anche dalle giornate di sole di Olbia: i valori annui medi dell’irradiazione in città sono pari 5.589.10 mj/mq.

FINANZIAMENTI. La pista ciclabile e running del Cipnes è stata finanziata con il Fondo Jessica dell’Unione Europea e della Banca Europea per gli investimenti la cui mission è  promuovere lo sviluppo urbano sostenibile e la rigenerazione urbana. Grazie al suo progetto innovativo, il Cipnes ha ottenuto 5 milioni di euro con un mutuo ventennale a tasso zero che sarà rimborsato proprio con la produzione di energia elettrica pulita dalla pista.

 Qui i dettagli tecnici dell'intervento:

 

 

Un cantiere nautico sposta la produzione dalla Florida in Gallura

È Magnum Marine, specializzato in yacht di lusso. Tra i clienti gli Agnelli e il Qatar

MIAMII nuovi yacht di lusso di Magnum Marine, iconica società con sede a Miami, Florida, saranno prodotti in Gallura. L’anticipazione arriva dalla stampa a livello internazionale e a breve dovrebbe arrivare l’ufficialità. Magnum Marine è stata fondata nel 1966 da Dan Aronow, geniale designer, industriale e sportivo; dieci anni dopo la proprietà è passata in mani italiane, alla famiglia Theodoli. 

Magnum Marine è un cantiere specializzato nella costruzione di open yacht da diporto, con una grandissima tenuta di mare ed elevatissime velocità. Le barche sono custom-made, “fatte su misura”. Significa che ciascuno yacht prodotto è unico, disegnato sulla base delle richieste del compratore, e non avrà mai una copia o una serie di produzione.

Tra gli storici clienti di Magnum Marine ci sono il Re Juan Carlos di Spagna, il Re di Svezia, l’Emiro del Barhein, i reali del Qatar, il Sultano del Brunei, le famiglie Onassis, Agnelli e Berlusconi. E’ anche un fornitore della marina militare americana. Gli yacht hanno avuto una grande popolarità per essere stati usati nella prima serie di Miami Vice. 

Secondo la stampa, una parte della produzione sarà delocalizzata dagli Stati Uniti in Gallura e affidata a un primario cantiere nautico. 


 

Fondo (R)esisto, sovvenzioni per aziende e lavoratori autonomi

Arriva il sostegno della Regione per la perdita di fatturato causato dal Covid. L'aiuto dell'Agency

resistoLa Regione Sardegna ha approvato le modalità di accesso del Fondo (R)esisto, che concede sovvenzioni dirette a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi della Sardegna che hanno subito una perdita del fatturato a causa del Covid-19. Il Fondo, istituito con la legge regionale numero 22 del 2020, prevede il sostegno per tre categorie: micro, piccole e medie imprese; lavoratori titolari di partita Iva; grandi imprese. La domanda per ottenere gli aiuti deve essere presentata dall'8 febbraio al 22 febbraio 2021. L’Agency del Cipnes, a Olbia, è a disposizione degli imprenditori per fornire supporto e informazioni sugli aspetti tecnici e normativi del Fondo. 

Micro, piccole e medie imprese. Ne hanno diritto  le micro, piccole e medie imprese, con almeno un dipendente, che nel periodo tra il 1 marzo 2020 e il 30 giugno 2020 abbiano subito una perdita di almeno il 30% del fatturato rispetto al medesimo periodo dell'anno 2019 e abbiano mantenuto almeno il 40% degli addetti e degli effettivi in servizio rispetto al medesimo periodo dell'anno 2019 in termini di Unità lavorative Annue (ULA). Le sovvenzioni saranno concesse sulla base del costo del lavoro annuo, così come risulta dalla certificazione unica 2020, per il 30% del costo del lavoro annuo nel caso di micro imprese, del 20% nel caso di piccole imprese, del 15% nel caso di medie imprese. In tutti i casi l'aiuto concesso non potrà superare l'importo di 500.000 euro per singola impresa. 

Settori beneficiari. Le imprese che possono richiedere le sovvenzioni devono operare nelle seguenti filiere produttive: filiera agroalimentare, filiera dell'artigianato, dell'industria turistica e culturale; filiera della conoscenza, dell'innovazione tecnologica, della meccatronica e dell'intelligenza artificiale; filiera dell'industria tradizionale chimica e della metallurgia non ferrosa; filiera del comparto edile per la realizzazione di un piano di infrastrutture pubbliche e di manutenzioni oltreché per la riqualificazione energetica, estetica e funzionale del patrimonio immobiliare pubblico e privato, filiera dei trasporti. 

Lavoratori autonomi e professionisti. Hanno diritto alle sovvenzioni i lavoratori titolari di partita iva residenti in Sardegna e i titolari di imprese senza dipendenti con sede operativa in Sardegna. Il contributo corrisponde al 30% del reddito imponibile annuo, e comunque non è superiore al 30 per cento dell'importo massimo del 1° scaglione di reddito.

Grandi imprese del turismo. Hanno diritto alle sovvenzioni le Grandi Imprese operanti nella Filiera Turistica, per le quali il contributo è ammesso fino al 60% della retribuzione mensile lorda del personale beneficiario ovvero in forza all'impresa alla data dell'11 marzo 2020. La sovvenzione per il pagamento dei salari viene concessa per un periodo non superiore a dodici mesi a decorrere dal 1 marzo 2020 per i dipendenti che altrimenti sarebbero stati licenziati a seguito della sospensione o della riduzione delle attività aziendali dovuta al Covid-19 e a condizione che il personale che ne beneficia continui a svolgere in modo continuativo l'attività lavorativa durante tutto il periodo per il quale è concesso l'aiuto. L'aiuto è concesso fino ad un importo di 1 milione per singola impresa.


 

Le imprese sarde puntano su web e social per il dopo Covid

Indagine dell'Istat sui comportamenti aziendali, nel 2021 in aumento il ricorso al digitale

info per sito e facebookL’Istat sta analizzando periodicamente l’impatto del Covid-19 sul sistema produttivo e sta elaborando rapidamente dei report. L’ultimo riguarda un periodo di tempo tra ottobre e novembre del 2020, e fornisce indicazione molto preziose sulle prospettive per il 2021 delle aziende. Il Cipnes ha consultato i dossier e ha realizzato questa analisi sull’uso del digitale delle imprese sarde confrontato con la media nazionale. Il comportamento delle aziende della Sardegna è sostanzialmente in linea con quello nazionale durante l’emergenza. Tuttavia, rispetto ai progetti per il 2021, gli imprenditori sardi hanno intenzione di puntare su web e social con più decisione rispetto ai colleghi della Penisola. Apriranno un sito internet l’8% di loro (contro la media italiana del 45) e i canali social il 6% (contro il 4%). Vediamo il rapporto nel dettaglio.

 Connessione a internet mediante fibra ottica a banda ultralarga. Già presente prima dell’emergenza: 10.582 aziende sarde pari al 45% (media nazionale del 45,5%). Migliorata a seguito dell’emergenza: 632 aziende pari al 2,7% (media nazionale del 4%). Introdotta a seguito dell’emergenza: 350 aziende pari all’1,5% (media nazionale 1,5%). Prevista nel prossimo anno: 2262 pari al 9,6% (media nazionale 6,5%. Non prevista: 8736 aziende pari al 36% (media nazionale 41%).

Sito web aziendale. Già presente prima dell’emergenza: 8662 aziende sarde pari al 36,8% (media nazionale del 40,1%). Migliorata a seguito dell’emergenza: 885 aziende pari al 3,8% (media nazionale del 6,5%). Introdotta a seguito dell’emergenza: 442 aziende pari all’1,9% (media nazionale 1,4%). Prevista nel prossimo anno: 1980 pari all’8,4% (media nazionale 4,3)%. Non prevista: 10597 aziende pari al 45% (media nazionale 46%).

Presenza sui canali social. Già presente prima dell’emergenza:  5930 aziende sarde pari al % 25,2 (media nazionale del 21,8 %). Migliorata a seguito dell’emergenza:  2020 aziende pari al 8,6% (media nazionale del 9,2 %). Introdotta a seguito dell’emergenza: 735 aziende pari al 3,1% (media nazionale 3,3 ). Prevista nel prossimo anno: 1488 aziende pari al 6,3% (media nazionale 4,3%). Non prevista: 12391 aziende pari al 52,7 % (media nazionale 59,7%).

Infrastrutture e hardware per i lavoro a distanza (cloud). Già presente prima dell’emergenza: 1987 aziende sarde pari al 8,4% (media nazionale del 9,6%). Migliorata a seguito dell’emergenza:  1124 aziende pari al 4,8% (media nazionale del 7,9%). Introdotta a seguito dell’emergenza: 850 aziende pari al 3,6 % (media nazionale 5,8). Prevista nel prossimo anno: 1363 aziende pari al 5,8% (media nazionale 3,4%). Non prevista: 17241 aziende pari al 73,3% (media nazionale 71,6%).

Apparecchiature per lo smartworking. Già presente prima dell’emergenza:  2101 aziende sarde pari al 8,9% (media nazionale del 10,1%). Migliorata a seguito dell’emergenza:  1350 aziende pari al 5,7% (media nazionale del 7,1%). Introdotta a seguito dell’emergenza: 889 aziende pari al 3,8% (media nazionale 6,2%). Prevista nel prossimo anno: 1497 aziende pari al 6,4% (media nazionale 4,6%). Non prevista: 16728 aziende pari al 71,1% (media nazionale 70%).

Infografica Instagram CipnesVendita diretta mediante il proprio sito (e-commerce). Già presente prima dell’emergenza: 2408 aziende sarde pari al 10,2% (media nazionale del 9%). Migliorata a seguito dell’emergenza:  518 aziende pari al 2,2% (media nazionale del 2,5%). Introdotta a seguito dell’emergenza: 302 aziende pari al 1,3% (media nazionale 1,4% ). Prevista nel prossimo anno: 1475 aziende pari al 6,3% (media nazionale 4,2%). Non prevista: 17862 aziende pari al 75,9% (media nazionale 81,2%).

Vendita mediante comunicazioni dirette (mail, Facebook, Instagram). Già presente prima dell’emergenza: 3744 aziende sarde pari al 16% (media nazionale del 15,4 %). Migliorata a seguito dell’emergenza:  1304 aziende pari al 5,5% (media nazionale del 6%). Introdotta a seguito dell’emergenza: 769 aziende pari al 3,3% (media nazionale 3%). Prevista nel prossimo anno: 1192 aziende pari al 5,1% (media nazionale 3%). Non prevista: 15526 aziende pari al 66% (media nazionale 70,9 %).

Vendita mediante piattaforme digitali (Amazon, Ebay). Già presente prima dell’emergenza: 852 aziende sarde pari al 3,6% (media nazionale 2,7 %). Migliorata a seguito dell’emergenza:  175 aziende pari al 0,7 % (media nazionale 1%). Introdotta a seguito dell’emergenza: 202 aziende pari al 0,9% (media nazionale 0,8%). Prevista nel prossimo anno: 562 aziende pari al 2,4% (media nazionale 2%). Non prevista: 20774 aziende pari al 88,3% (media nazionale 91,9%).

Qui il link con il report completo dell'Istat: https://www.istat.it/it/archivio/251618