Formazione 4.0, gli incentivi per le imprese 

Sgravi fiscali per aumentare le competenze digitali. L'Agency sostiene la crescita delle Pmi galluresi

  • Le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10

  • L’Italia è all’ultimo posto in Europa per le competenze digitali dei lavoratori

  • Nel 2020 sono previsti incentivi per le aziende che fanno formazione digitale

  • L’Agency del Cipnes Gallura aiuta le imprese a ottenere i contributi

DESI 2020 Italia 25 posto su 28 EUL’economia è - e sarà sempre di più - digitale e le digital skill saranno, sia per le imprese che per i lavoratori, un capitale fondamentale per restare e competere sul mercato. Le aziende italiane - come è emerso in una recente indagine di Unioncamere - già oggi richiedono competenze digitali per 7 assunti su 10, per un numero altissimo di figure professionali interessate: ben 3,2 milioni. Qui nasce il primo problema: quasi il 30% di queste  figure - pari a quasi un milione di lavoratori - è difficile da trovare per “inadeguatezza o ridotto numero di candidati”. Un vuoto che andrà velocemente colmato. Secondo l’ultimo rapporto Excelsior-Unioncamere, tra il 2020 e il 2024 le imprese italiane avranno bisogno di 1,5 milioni di occupati in possesso di competenze digitali.

L'Italia da modernizzare. La digitalizzazione dell’economia è - e deve essere sempre di più - dunque una priorità per l’Italia. Che è nelle ultime posizioni di Desi, l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società dell’Unione Europea. Su 28 Paesi, nel 2020 l’Italia si piazza al 25esimo posto, sopra soltanto a Romania, Grecia e Bulgaria. Desi tiene conto di cinque indicatori: Connettività, Capitale umano, Uso dei servizi internet, Integrazione delle tecnologie digitali, Servizi pubblici digitali. L’Italia è ben posizionata solo per la Connettività, grazie alla diffusione sempre più capillare della banda ultralarga e alla preparazione al 5G, settore in cui l’Italia è al 60% contro il 21% della media europea. Ma nel decisivo parametro delle capitale umano l’Italia è all’ultimo posto con una percentuale del 32,5% contro il 49,3% della media Ue. Questo signidica che cittadini e lavoratori, in larghissima parte, non hanno le necessarie competenze digitali. E questo è un altro grande problema da affrontare e risolvere - come le richieste del mercato indicano - in modo rapido.

La formazione 4.0. In questa direzione negli ultimi anni si sono mossi i Governi. Prima con il piano Industria 4.0, poi ribattezzato Impresa 4.0, e ora con quello Transizione 4.0. All’interno del processo di digitalizzazione, una quota rilevante delle risorse pubbliche è stata destinata alla Formazione 4.0 dei lavoratori. La legge di Bilancio 2020 ha confermato questa linea strategica, prevedendo incentivi fiscali a favore delle imprese. L'agevolazione consiste in un credito d'imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione nel periodo d'imposta successivo a quello di sostenimento delle spese per la formazione digitale del personale dipendente. Le spese incentivabili sono quelle sostenute nel 2020 e c’è tempo fino al 31 dicembre 2020 - salvo una possibile proroga - per ottenere i vantaggi fiscali.

La misura è rivolta al personale dipendente, che va intenso come i soggetti titolari di contratto di lavoro subordinato (tempo determinato e/o indeterminato), di contratto di apprendistato, nonché eventuali collaboratori non legati all'azienda da un rapporto di lavoro subordinato. La legge di Bilancio ha stabilito percentuali diverse per le agevolazioni, sostenendo in particolare le micro e piccole aziende. Per le piccole imprese è previsto infatti il 50% delle spese ammissibili con un massimale annuo di 300 mila euro; perle medie imprese il 40% con un massimale annuo di 250 mila euro; per le grandi imprese il 30% con un massimale annuo di 250 mila euro.

Per le aziende galluresi questa è un’opportunità molto importante di sviluppo. Da un’indagine condotta da Unioncamere nel 2019, era emerso che le imprese galluresi erano classificate come “esordiente digitale” per il 71% contro il 55% della media regionale. Il Cipnes Gallura vuole accompagnare nel loro percorso di crescita tecnologica le micro e piccole e medie imprese della Gallura, profondamente convinto che la rivoluzione digitale possa fungere anche da riequilibratore territoriale.

Il sostegno del Cipnes alle PMI. L’Agency per lo sviluppo territoriale è impegnata proprio in questa missione. La partecipazione a Maker Island di Olbia - la fiera degli artigiani digitali, i maker appunto - è stata non a caso strategica e operativa. In quell’occasione - unica nel panorama sardo - l’Agency ha esposto i suoi valori, spiegato quali sono i suoi compiti e offerto un aiuto concreto ai maker, illustrando i vantaggi della misura Resto al Sud, che copre il 100% dell’investimento imprenditoriale degli under 46 sardi con una quota del 50% a fondo perduto. Un’agevolazione - gestita da Invitalia, di cui il Cipnes Gallura è ente accreditato - pensata proprio per aiutare i piccoli imprenditori a "emergere dal basso". Adesso, sul credito di imposta per la Formazione 4.0, l’Agency - nella sede di Olbia al Cipnes - è al servizio degli imprenditori per dare loro supporto tecnico e informazioni sull'ammissibilità della domanda. E’ possibile contattare lo staff scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

“L’Agency per lo sviluppo territoriale Invest in Gallura - spiega il suo responsabile, Giampaolo Saba - opera per la promozione di una nuova  cultura imprenditoriale, che guardi alla formazione professionalizzante del capitale umano quale driver per diffondere e implementare le principali tecnologie abilitanti del "Piano Impresa 4.0" e capitalizzarne i vantaggi economici e sociali.


 

Nuova proprietà per la società di gestione dell'aeroporto di Olbia

Alisarda (gruppo Aga Khan) cede la quota di controllo al fondo F2i e alla Fondazione di Sardegna

aeroporto olbiaLa società che gestisce l’aeroporto di Olbia, Geasar Spa, cambia l’assetto proprietario. Al suo fondatore e azionista di maggioranza, il Principe Karim Aga Khan, subentrano F2i Sgr, il maggiore gestore italiano di fondi infrastrutturali con asset per 5 miliardi, e la Fondazione di Sardegna, che del fondo è socio. A passare di mano è la quota dell’80% di Geasar che l’Aga Khan deteneva attraverso la società Alisarda Spa; restano azionisti la Camera di Commercio di Sassari (10% del capitale), la Camera di Commercio di Nuoro (8%), la Regione Sardegna (2%) e il Consorzio Costa Smeralda (0,2%).

F2i diventa così uno dei principali investitori della Gallura e del Nord Sardegna: il fondo detiene infatti anche la maggioranza della società di gestione dell’aeroporto di Alghero, Sogeaal, con una quota del 71,25%; gli altri azionisti sono la Regione Sardegna (23%) e la finanziaria regionale Sfirs (5,6%).

Con questa operazione, annunciata dal fondo con un comunicato in cui non è specificata la cifra del closing, i due aeroporti del Nord Sardegna - 4,4 milioni di passeggeri nel 2019 - entrano in un network nazionale: F2i ha quote negli aeroporti di Bologna (10%), Trieste (55%), Napoli (83%), Torino (90,3%) e Milano (45%).

Nella gestione dell’aeroporto di Olbia avrà un ruolo la Fondazione di Sardegna, che insieme ad altre fondazioni ha il 25% di F2i Sgr, e che esprime il suo presidente, Antonello Cabras, come consigliere di amministrazione del fondo. Nel comunicato è scritto che la Fondazione di Sardegna, “data la rilevanza dell’operazione per il territorio, ha scelto di affiancare F2i nell’investimento”. La società che avrà il controllo di Geasar si chiama F2i Aeroporti 2.

Geasar ha registrato ricavi per oltre 52 milioni e un utile di 15,7 milioni nel 2018, ultimo bilancio disponibile.

“F2i, coerentemente alla sua missione, ha deciso di sostenere il potenziale di sviluppo aeroportuale del nord della Sardegna nonostante l’attuale situazione di emergenza -  ha commentato Renato Ravanelli, amministratore delegato di F2i -. La crisi sanitaria ha duramente colpito tutto il settore a livello globale, con il traffico sostanzialmente azzerato nel periodo marzo-maggio 2020 ed ancora oggi fortemente ridimensionato. F2i ritiene tuttavia che la Sardegna presenti tutte le caratteristiche per beneficiare di una ripresa relativamente più rapida, grazie in particolare al suo posizionamento di destinazione turistica esclusiva. Siamo lieti di avere accanto a noi in Olbia la Regione Sardegna, già nostro partner in Alghero, e le Camere di Commercio di Sassari e di Nuoro, così come la Fondazione Sardegna che ha condiviso con noi il progetto industriale. Insieme ci impegneremo, anche in questo difficile frangente, a sostenere l’attività dei nostri aeroporti a beneficio del sistema economico sardo e dei suoi cittadini”.

Il passaggio di proprietà segna una svolta epocale per l’economia della Gallura. Il Principe Aga Khan, con la creazione della Costa Smeralda e del suo Consorzio, ha infatti avviato in Sardegna lo sviluppo turistico intenso come industria e come sistema, contribuendo enormemente alla riapertura dell'aeroporti di Olbia nel 1964 e costituendo prima la compagnia aerea (Alisarda/Meridiana) e poi la società di gestione (Gesasar) del nuovo scalo, aperto al traffico nel 1974.


 

Così Resto al Sud fa nascere nuovi imprenditori

Ecco che cosa fa l'Agency del Cipnes per l'innovazione del tessuto economico

SabaMaker Island di Olbia, la fiera degli artigiani digitali, è stata una grande vetrina sul futuro dell’economia e dell’innovazione. Il Cipnes Gallura vi ha aderito convintamente e con proposte operative, tra cui quella per l'illustrazione dei finanziamenti per i maker. Ne ha parlato Giampaolo Saba, responsabile Agency per lo sviluppo territoriale Invest in Gallura, nel suo intervento al Museo Archeologico.

 “Ringraziamo il Fab Lab di Olbia che ci ha dato l’opportunità di presentare il ruolo del Cipnes nel territorio per la promozione della Maker economy. Quando abbiamo deciso di supportare Maker Island, ci siamo chiesti quale potesse essere il ruolo strategico e operativo del Cipnes per celebrare la cultura dei maker e la Maker economy. La risposta ènel motto che il Cipnes, attraverso la sua Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, ha scelto: “diamo forma alle tue idee”.

Tutto nasce quando ho letto un’intervista a un maker molto noto in Italia. Alla domanda “che cosa è un maker?”, la sua riposta è stata: “il maker è un artista, un costruttore, colui che utilizza la tecnologia come fosse un scalpello utile a scolpire le proprie idee”. E' quello che facciamo.

Il Cipnes, attraverso l’Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, si sente molto vicino ai maker per un motivo molto semplice: vanta un rapporto prossimità con il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese, che spesso sono sottocapitalizzate e non hanno al proprio interno le risorse finanziarie e umane per accedere con una certa facilità allo strumento dell’innovazione, uno strumento utile per innovare i processi produttivi, i servizi e i prodotti su cui si fonda la Maker economy e l’attività dei Fab Lab.

E allora, che cosa può fare il Cipnes per il territorio? Prima di tutto mettere in relazione il mondo dei Fab Lab con le Pmi che hanno intrapreso o vogliono intraprende percorsi evolutivi verso la digitalizzazione e l'innovazione dei propri modelli di business. Ma il Cipnes può anche aiutare, sempre con l’Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, anche tutte le piccole realtà imprenditoriali che vogliono avvicinarsi all’innovazione, soprattutto a quella aperta, condivisa, all’integrazione di saperi, con la creazione di un network che mette in relazione due comunità, la comunità produttiva e quella istituzionale, quella delle entità regionali, statali, europee che sono preposte alla elaborazione e attivazione delle policy di sviluppo e delle misure di incentivazione e agevolazione con prodotti specialisti e qualificati.

In questo ottica abbiamo rapporto privilegiato con l’agenzia Invitalia, che da 12 mesi rappresentiamo nel nord Sardegna, come ente accreditato, per la misura agevolativa Resto al Sud, destinata agli under 46 con intendono aprire un’attività in Sardegna e che copre il 100 dell’investimento, con un 50% a fondo perduto.

Sentiamo l’importanza del ruolo perché il Cipnes non si limita infatti alla promozione e divulgazione della misura, ma svolge una parte attiva nel processo di declinazione su base territoriale di un programma nazionale volto a rilanciare l’imprenditoria nel mezzogiorno d’Italia. Quindi questo significa far emergere dal basso nuove idee, nuove intelligenze, nuove opportunità occupazionali.

In questo senso, attraverso l’Agency di sviluppo territoriale Invest in Gallura, supportiamo la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, accompagnando i soggetti in tutte le fasi del processo: primo orientamento, studi di fattibilità, sviluppo delle idee imprenditoriali, facilitazione e interconnessione con il sistema bancario convenzionato con Invitalia. Facciamo un’importante attività di promozione della cultura di impresa e di selezioni delle idee e dei progetti.

E’ notizia di questi giorni che attraverso Resto al Sud è stata approvata e finanziata l’idea di chi, nelle fasi iniziali, si è avvalso dei nostri servizi per la realizzazione di una print farm. Questo rappresenta un segno tangibile che con la misura si possono implementare e attivare le tecnologie abilitanti del piano Impresa 4.0 come la manifattura digitale”.


 

Perché il Cipnes sostiene l'economia digitale

L'intervento del Direttore generale Aldo Carta a Maker Island di Olbia

Aldo Carta 3Il Cipnes Gallura è fortemente impegnato a sostenere la crescita delle aziende e del territorio nell’economia digitale. La partecipazione a Maker Island - con un supporto diretto agli artigiani digitali - è solo una delle tante iniziative messe in campo dall’ente. Perché il Cipnes crede fortemente nelle potenzialità di sviluppo e riequilibrio territoriale - se ci sarà l'opportuna formazione - della quarta rivoluzione industriale. Così come ha spiegato il Direttore generale Aldo Carta nel suo intervento a Maker Island di Olbia che qui pubblichiamo.

“Io mi sento in dovere di ringraziare una cellula vitale della nostra economia, il Fab Lab di Olbia, per questa iniziativa, Maker Island, che avvia una grande trasformazione non solo dell’economia e delle imprese ma della società e della cultura del nostro territorio. Stiamo parlando di un contesto - la cultura, la società - che è la precondizione indispensabile per poter fare uno sviluppo economico adeguato, moderno e ben collocato nell’economia globalizzata. Un plauso all’ingegner Antonio Burrai, dunque, perché ci fa avviare un percorso assolutamente strategico e assolutamente vitale per tutti.

Come sappiamo, ci stiamo immergendo in una economia digitalizzata. L’epidemia sta esaltando e rimarcando ancora di più la valenza strategica e la forza della nuova economia. Ciò vuol dire che dobbiamo fare percorsi come questo che ci fanno penetrare nelle innovazioni profonde e nelle trasformazioni profonde che attraversano la nostra vita.

L’economia digitale, che ormai è in fase accelerata, deve essere assolutamente percepita e metabolizzata a Olbia, in Gallura, nella Sardegna tutta. Maker Island ci dà la grande opportunità di fare un viaggio in questa nuova realtà. Nella nostra Isola viviamo l’esperienza degli artigiani digitali, degli Artigèni, mi verrebbe da dire, quelli che hanno le idee geniali e sono in grado di realizzarle con le tecnologie abilitanti di internet e del digitale. Noi, come Cipnes, questo evento lo abbiamo visto in maniera ideale. Il presidente, lo staff, la struttura, tutti ci sentiamo coinvolti, in linea e in sintonia con la strategia proposta. E ci mettiamo completamente a disposizione per sostenere i maker, a tutti livelli. Nel nostro ente stiamo cercando di strutturare un supporto che sia attrezzato e idoneo per sostenere l’economia digitalizzata.

Gli artigiani digitali oggi possiedono una fabbrica personalizzata. Se uno ha un’idea, ha una visione di un prodotto innovativo, con la tecnologia può fabbricarlo e commercializzarlo. Non è roba da poco. Quindi dobbiamo rilanciare la cultura dell’impresa, del fai da te, dell’autoimprenditorialità. E soprattutto la capacità dei giovani di intraprendere, di creare iniziative economiche, senza andare a farsi raccomandare per trovarne un’occupazione ma realizzando le proprie idee con la strumentazione tecnologia e creando lavoro, possibilmente a favore dell’intera società.

Al Cipnes siamo fortemente impegnati - e stiamo già implementando organizzazione e appuntamenti - per appoggiare queste percorso di trasformazione e innovazione dell’economia e delle imprese. Ci sono in campo tante misure di agevolazione. Cercheremo di metterci in connessione con il sistema istituzionale - enti locali, Comuni, Camere di commercio, Sardegna Ricerche, Regione, Stato, Unione Europea - per scorgere e impadronirci degli strumenti per aiutare soprattutto i giovani e le nuove generazioni ad acquisire le competenze necessarie e la formazione continua che impone l’economia digitale.

Pensate un po’. I lavoratori del futuro devono collaborare con i robot: è realtà, non è fantascienza. E’ già realtà nell’economia globalizzata. In Gallura dobbiamo andare a sbattere su questa realtà, dobbiamo tuffarci in questa realtà. Io non so se tutti stiamo percependo quello che sta succedendo, ma Maker Island è una manifestazione di livello nazionale, di avanguardia, è una avamposto nella trasformazione della cultura di impresa, della strategia profondamente dirompente che sta per calarci addosso e che andrà a trasformare totalmente il livello delle skills di tutti i lavoratori di questo territorio.

Noi oggi abbiamo la fortuna di fare un’immersione nel futuro, stiamo spalancando le finestre sul futuro dell’economia digitale e globalizzata. Anzi non sul futuro, ma sul presente che stiamo già vivendo. E oggi abbiamo la possibilità di acchiapparlo".


 

Maker Island, ecco come il digitale cambia la nostra vita

A Olbia per scoprire il futuro. L'Agency illustra "Resto al Sud" agli artigiani

Maker pianoCento stand, tra cui quello del Cipnes Gallura. Dieci workshop sulla fabbricazione digitale. Venti Fab Lab. Trentadue talks. Maker Island - in programma a Olbia dal 16 al 18 ottobre - è questo: una grande rassegna sull’economia digitale, uno spazio aperto a tutti in cui vedere e capire il futuro prossimo. La fiera, per la prima volta in Sardegna, ha più di una mission. Una generale: far comprendere all’opinione pubblica l’importanza dei maker, professionisti - o “artisti”, “inventori”, come amano definirsi alcuni di loro - che stanno cambiando il modo di fabbricare gli oggetti della nostra vita quotidiana.  E una specifica: permettere agli artigiani del XXI secolo di entrare in contatto con le imprese che vogliono innovare i loro prodotti e trovare fonti di finanziamento per i loro progetti.Questi ultimi sono due obbiettivi per cui il Cipnes Gallura offre i servizi della sua Agency e lo strumento più indicato per la nascita di nuove aziende, l’agevolazione Resto al Sud. 

Vediamo di scoprire un po’ di cose su Maker Island. Si parte venerdì 16 ottobre al Museo Archeologico. Alle ore 11 c’è la conferenza di presentazione in cui interverrà Aldo Carta, direttore generale del Cipnes, l’ente pubblico per lo sviluppo sostenibile della Gallura che crede con convinzione nella promozione e nella diffusione della cultura dell’innovazione digitale.

L'economia del futuro a Olbia. Il Cipnes è partner del Fab Lab di Olbia, ideatore e organizzatore di Maker Island, un laboratorio che ospita nel distretto produttivo olbiese, un “Business Park”, o “Quartiere degli Affari”, in cui operano 537 aziende, producendo un fatturato di 750 milioni all’anno e con un’infrastrutturazione digitale - dalla presenza della banda ultralarga a quella del 5G - all’avanguardia in Italia. Numerosi sono anche i piani digitali avviati, dalla Piattaforma tecnologica Europa (Pte) a Insula, il programma regionale di internazionalizzazione dei prodotti agroalimentari d’eccellenza che si fonda anche sull’e-commerce. Partecipare a Maker Island è una scelta strategica, è la condivisone della mission di promozione e diffusione della cultura dell’innovazione digitale dal basso. 

Sempre venerdì, al pomeriggio, si partirà con il ricco programma di Maker Island. L’accesso è libero e gratuito in tutt’è tre i giorni della manifestazione (16-18 ottobre), dalle ore 14 alle ore 20. Gli ingressi rispettano la normativa sul Covid-19. In più, tutti gli eventi saranno trasmessi in streaming sulla pagina Facebook di Maker Island (Facebook.com/makerislandsardinia).

Le costruzioni digitali in diretta. I visitatori potranno vedere 100 stand di maker, scuole, aziende. Potranno assistere a 32 talks con maker, imprenditori, dirigenti aziendali, esperti di economia digitale, inventori. Potranno partecipare (registrandosi) a 10 workshop di fabbricazione digitale, spazi in cui i maker - con pc, stampanti 3D, laser - costruiranno in diretta gli oggetti. Perché questa è la loro vita: un maker - nella celebre definizione di Chris Anderson - è chiunque utilizzi strumenti digitali, come un pc, per sviluppare progetti e prototiparli da sé e li condivide online, collaborando con la comunità dei maker. 

Il racconto dell'inventore anti-Covid. Uno di loro, Cristian Fracassi, domenica racconterà esattamente che cosa vuol dire essere un maker e quali conseguenze ha il suo lavoro nella vita di tutti. Fracassi è infatti l’inventore della maschera Charlotte. Ha preso quella da sub di Decathlon. Ha tolto il boccaglio e l’ha sostituito con una valvola che ha progettato al pc e prodotto con la sua stampante 3D. E grazie a questa invenzione, la maschera è stata usata negli ospedali per avere più respiratori per curare i contagiati da Covid-19. Fracassi, poi, ha messo a disposizione (in open source) la sua invenzione, contribuendo a salvare numerose vite. 

L'aiuto del Cipnes per creare nuove aziende. Un esempio per tanti maker, le cui idee geniali, spesso, hanno però bisogno di risorse economiche per diventare realtà. Per questa mission, il Cipnes non solo ha aderito a Maker Island ma anche deciso di offrire un supporto operativo. L’Agency di sviluppo - dopo l’analisi del territorio (costituito di piccole medie aziende) e con lo scopo di promuovere la maker economy e la connessione con le aziende - offre agli artigiani digitali lo strumento migliore per la loro crescita, Resto al Sud, l’agevolazione che copre il 100% dell’investimento (50% a fondo perduto) degli under 46.

Oltre che nel suo stand, l’Agency spiegherà il suo lavoro con il proprio responsabile, Gian Paolo Saba, in uno talk in programma sabato dalle ore 15.30 alle ore 16. La novità è che, insieme a Saba, parlerà, in collegamento da remoto, Gian Marco Verachi, responsabile Responsabile Service Unit Resto al Sud di Invitalia, l’agenzia che cura le agevolazioni e di cui il Cipnes è ente accreditato. 


 

Costo del lavoro, risparmi del 30% per le imprese sarde

Dal 1 ottobre in vigore la fiscalità di vantaggio: ipotesi di estensione al 2029

lavoriDal 1 ottobre le imprese che operano in Sardegna verseranno meno contributi per i loro attuali dipendenti o per quelli che assumeranno. Lo sgravio dei costi è pari al 30%. La misura, adottata dal Governo con il Decreto Agosto, avrà efficacia fino al 31 dicembre 2020 ma l’esecutivo è al lavoro per prorogarla fino al 2029, con il risparmio per gli imprenditori che passerà dal 30% al 10% fra nove anni. Una prima estensione delle agevolazioni potrebbe arrivare con la prossima legge di bilancio, che sarà presentata a giorni: serviranno dai 3 ai 5 miliardi. 

L’obbiettivo è quello di difendere gli attuali livello occupativi in Sardegna e in tutte le regioni del Mezzogiorno, le più colpite dalla crisi causata dalla pandemia Covid-19. Secondo uno studio dello Svimez, nel Sud c’è stato un calo dell’occupazione di circa il 6%, a fronte del 3,5% al Centro-Nord. 

“Per supportare, in tempi rapidi, la domanda di lavoro nelle regioni meridionali è stato necessario un taglio del costo lavoro, che non passi attraverso un calo delle retribuzioni dei lavoratori, già compromesse da un decennio di stagnazione salariale” ha spiegato il ministro per il Sud,Peppe Provenzano.

La riduzione del 30% delle contribuzioni a carico delle aziende rientra nel più ampio Piano Sud 2030, che prevede il credito di imposta per gli investimenti nel Meridione e il potenziamento delle Zes (Zone economiche speciali).Tra queste c'è quella di Olbia e della Gallura che sarà guidata dal Cipnes, che attraverso la sua sua Agency per lo sviluppo territoriale è a disposizione delle imprese per aiutarle nella crescita anche attraverso gli incentivi statali e regionali. 


 

Che cosa fa il Cipnes per i maker

Il Fab Lab nel distretto produttivo e ora l'aiuto finanziario con Resto al Sud

Maker 3Il Cipnes Gallura sostiene con convinzione Maker Island, la tre giorni di Olbia (16-18 ottobre) dedicata ai maker, gli artigiani digitali, e al loro impatto sull’economia e la società.

Primo: perché il Cipnes è partner del Fab Lab, organizzatore dell’evento.

Secondo: perché il Cipnes crede nella promozione e nella diffusione della cultura dell’innovazione digitale.

Terzo: perché il Cipnes vuole aiutare i maker a farsi finanziare i loro progetti e a ricercare accordi con le aziende che vogliono innovare i loro prodotti.

Tre ottime ragioni che al Museo Archeologico olbiese saranno illustrate da Aldo Carta (direttore generale del Cipnes Gallura) e da Gian Paolo Saba (responsabile del Servizio Supporto per le Imprese e per lo Sviluppo Territoriale del Cipnes). Ma la presenza del Cipnes sarà arricchita, per tutt'e tre i giorni, da uno stand informativo in cui i maker (e non solo) avranno risposte su Resto al Sud, la misura messa in campo per far aprire le aziende agli under 46 e di cui si occupa l'Agency del Cipnes.

Rivoluzione digitale

Il Cipnes crede nell’innovazione, prima di tutto. Ha sostenuto la nascita del Fab Lab di Olbia (il laboratorio in cui i maker possono trovare strumenti e cultura per il loro lavoro) e lo ospita nel distretto produttivo di Olbia. Un “Business Park”, o “Quartiere degli Affari” in cui operano 537 aziende, producendo un fatturato di 750 milioni all’anno. Qui, in 760 ettari, l’innovazione è di casa. Il Cipnes ha portato la banda ultralarga in tutto distretto, con il supporto di Siportal, e i grandi operatori nazionali (Tim, WindTre, Evolink, Stel) hanno stretto accordi per fornire i loro servizi. L’infrastruttura decisiva per il futuro dell’economia assicura alle aziende di essere competitive sul mercato globale. Molti operatori hanno già richiesto di adeguare e potenziare i loro impianti per il 5G, l’altra infrastruttura strategica per lo sviluppo economico. Tra queste Iliad. Una rivoluzione che è solo all’inizio e che sarà accelerata dalla nascita dalla Piattaforma tecnologica europea Insula, la Pte in costruzione nel distretto produttivo di Olbia. 

Rivoluzione culturale

L’innovazione digitale, prima che materiale, è però culturale. Il Cipnes Gallura crede fermamente nei valori di sviluppo economico sostenibile e riequilibrio territoriale che il digitale - opportunnamente indirizzato - rappresenta. Per questa ragione è impegnato a promuoverli con tutti i suoi mezzi e in tutte le occasioni. “Abbiamo aderito a Maker Island perché condividiamo la mission strategica di promozione e diffusione della cultura dell’innovazione digitale. Questo è il modo per diversificare e rendere più competitivo il tessuto produttivo del nostro territorio” spiegano Mario Gattu, presidente del Cipnes Gallura, e Aldo Carta, direttore generale del Cipnes Gallura -. Ci piace che Maker Island promuova l“innovazione dal basso”, quella dei maker, gli artigiani digitali, e che punti a creare interconnessioni tra i maker e le imprese e il sistema delle istituzioni regionali e nazionali impegnate per la creazione dell’industria digitale”. 

Rivoluzione finanziaria

“I maker possono e devono dialogare con le imprese industriali e artigianali della Gallura più legate alle conoscenze e alle tecniche produttive tradizionali - spiegano Gattu e Carta -. Siamo convinti che ne valorizzeranno il ruolo e la funzione con l’applicazione dell’innovazione digitale a nuovi processi, prodotti e servizi, che conservano comunque il valore aggiunto del “saper fare locale”. Anche in questa ottica, il Cipnes sta offrendo un servizio innovativo  per i maker (e per tutte le aziende del distretto produttivo di Olbia e della Gallura). Con il motto “Dai forma alle tue idee!”, la sua Agency per lo sviluppo territoriale accompagna i giovani imprenditori nella costruzione della loro idea imprenditoriale. Lo strumento prescelto, in questo caso, è Resto al Sud, l’agevolazione del 100% dell’investimento promossa da Invitalia e di cui il Cipnes è ente accreditato. Pensato per gli under 46 del Mezzogiorno (quindi anche della Sardegna), è un aiuto concreto anche per i maker. L’Agency dà un primo supporto informativo, valuta la prefattibilità dell’idea imprenditoriale, la sviluppa insieme ai propronenti per la presentazione a Invitalia e li aiuta nel contatto con le banche convenzionate.

 Il Cipnes a Maker Island

Il Cipnes, proprio per essere ancora più vicino a questo mondo, sarà presente a Maker Island dal 16 al 18 ottobre con un proprio stand, per un giorno insieme anche a Sardegna Ricerche. I maker (e i gli ospiti della manifestazione) potranno richiedere informazioni (non è necessaria la prenotazione) sui finanziamenti e sulle procedure da seguire per ottenerli. L'Agency del Cipnes, nel pieno rispetto della normativa Covid-19, darà le prime risposte, riservandosi di fissare un appuntamento per un'analisi ancora più dettagliata dell'idea imprenditoriale. 


 

 

Quanti sono e che cosa fanno i maker in Sardegna

Tra stampanti 3D, laser e cloud: ecco la vita degli artigiani digitali

Maker 2Quanti sono i maker, gli artigiani digitali, in Sardegna? Difficile dirlo con precisione. Sono un modo "sommerso". Giovani e sognatori, sono impegnati a creare e produrre in camerette, cantine, garage, loft. L’idea geniale, la fabbricazione del prototipo, il finanziamento: sono imprenditori che spesso saltano fuori così, all’improvviso, con un prodotto nuovo e innovativo. Belle sorprese che animano e rinvigoriscono l'economia della Sardegna.

Eppure un piccolo censimento può essere fatto, perché molti di loro - come avviene in tutto il mondo - si associano ai Fab Lab, i laboratori in cui trovano strumenti e cultura del lavoro per dare forma ai loro progetti.

Uno di questi Fab Lab è quello del distretto produttivo di Olbia, ideato e guidato da Antonio Burrai, che ha organizzato al Museo Archeologico di Olbia, dal 16 al 18 ottobre, “Maker Island”. Questo è il primo evento della Sardegna che intende "celebrare i maker e l’innovazione dal basso con un approccio attento al continuo dialogo con imprese e istituzioni”. Un evento unico nel suo genere che servirà a far capire all'opinione pubblica l'importanza dei maker, delle loro produzioni artigianali ma tecnologicamente avanzate.

Un altro Fab Lab molto importante è quello ospitato da Sardegna Ricerche nel Parco scientifico e tecnologico della Sardegna a Pula. Laboratorio in piccola scala di digital fabrication, l’accesso al Fab Lab, che “si ispira al modello dell'open source, in quanto ne condivide la filosofia incentrata sul libero scambio, è aperto a tutti quelli che desiderano ideare e realizzare concretamente i loro oggetti e le loro invenzioni". 

Per aderire al Fab Lab di Sardegna Ricerche è necessario iscriversi (qui il link). Gli utenti possono partecipare a corsi, seminari, workshop, giornate di fabbricazione e altre iniziative organizzate al suo interno. Possono inoltre fruire di spazi di coworking e aggregazione, noleggiare macchine, utilizzare attrezzature e ricevere assistenza tecnica.

Il laboratorio ha una dotazione tecnica per la prototipazione e l'autoproduzione: ci sono stampanti 3D, fresatrici, laser cutter, plotter di stampa e taglio, scanner 3D, kit Arduino, schede Raspberry PI… 

Dentro quelle stanze molti progetti sono stati plasmati e altri sono in fase di incubazione. Sardegna Ricerche, insieme all'Agency per lo sviluppo del Cipnes Gallura, sarà protagonista anche al Maker Island di Olbia. Al momento, risultano registrati a Sardegna Ricerche 178 maker (qui l’elenco). Dalle schede, apprendiamo che sono "designe"r, "ingegneri", "grafici", "startupper", "informatici", "fashion designer", "digital content strategist", "architetti". Ma che c’è anche chi si definisce semplicemente “artigiano” e chi “artista”, “inventore”.

Molti di loro hanno già usato stampanti 3D, conoscono software per la moderazione 3D, la grafica vettoriale, i pacchetti Adobe per foto e video e hanno adoperato materiali come legno, pvc, pelle e sughero, vinile, latex, carta e cartoncino. Quasi tutti hanno una pagina social: più su LinkedIn che su Facebook. 

Per capire l'importanza del loro lavoro basta pensare alla sanità e all'ermergenza causata dal Covid-19. Durante la prima fase dell'epidemia, lo scorso marzo, i maker sardi si sono messi insieme e hanno dato una grande mano alla macchina sanitaria isolana. Hanno costituito il gruppo "Makers Pro Sa Sardigna" e hanno realizzato, con le loro stampanti 3D, 1000 visiere artigianali, donate poi a medici e infermieri. Una risposta rapidissima (le stampanti sono rimaste in funzione 24 ore al giorno) all'emergenza; una cosa possibile solo grazie all'unione tra le "competenze locali" e lo spazio infinito del digitale.


 

Chi sono e che cosa fanno i maker 

Guida agli artigiani digitali protagonisti della fiera dell'innovazione di Olbia

Maker 1 trisChris Anderson è un giornalista ed è stato il direttore della rivista Wired dal 2001 al 2012. Interrotta momentaneamente la carriera giornalistica, si è dedicato all’industria 4.0. Ha fondato una società in California, 3D Robotics, che produce software per i droni ma soprattutto ha studiato - e poi spiegato - che cosa sono i maker, gli artigiani digitali, mondo di cui è considerato uno dei maggiori esperti al mondo. Un su libro, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2013  con il titolo “Makers, il ritorno dei produttori. Per una nuova rivoluzione industriale”, è ritenuto la guida di questo settore. Il modo migliore per capire chi sono e cosa fanno i maker - i protagonisti di “Maker Island”, l’evento in programma al Museo Archeologico di Olbia dal 16 al 18 ottobre con l’organizzazione del Fab Lab di Olbia e il sostegno del Cipnes Gallura - è dunque quello di ascoltare le sue parole. In questo modo sarà possibile farsi un'idea di chi si presenterà al Museo Archeologico e soprattutto che cosa presenterà (oggetti, prototipi, strumenti di lavoro).

“Così come l’avvento del pc ha cambiato le nostre vite, la stampante 3D lo farà con quelle dei nostri figli, perché quello che immaginano potrà essere concretizzato subito - ha detto Anderson parlando, nel 2013, al World Business Forum di Milano, nella sintesi fatta da Digital 360 -. Se uniamo le potenzialità della stampante 3D con quelle del web, possiamo davvero realizzare qualunque cosa, e dare forma a un’idea di qualcuno dall’altra parte del mondo semplicemente ricevendo il suo file e stampandolo a casa nostra. Questo è ciò che si chiama “cloud manufacturing”". 

“Anche la creatività, così, è stata rivoluzionata - ha proseguito Anderson -. Prima si creava da soli nei propri garage o ci si riuniva in piccoli gruppi per raccogliere le idee, adesso lo possiamo fare assieme in grandi comunità sul web. Oggi anche le persone comuni possono riuscire: non serve avere grandi mezzi, bastano grandi idee. Oggi con una app per smartphone possiamo fotografare la realtà, caricare le immagini sul cloud e inviarle a una stampante 3D che può ristampare in qualunque colore o dimensione o materiale l’oggetto che abbiamo fotografato. E se oggi questo tecnicamente riguarda solo l’involucro degli oggetti, domani sarà possibile anche per la parte meccanica interna: potremo fare ogni cosa in autonomia, potremmo riprodurre e modificare la realtà".

"Riassumendo la storia degli ultimi vent’anni abbiamo quindi due fasi - ha chiarito il giornalista -: il decennio passato è servito a cercare nuovi modelli sociali e innovativi sul web, mentre i prossimi dieci anni serviranno a tradurli nel mondo reale".

“Se fino a pochi anni fa la rivoluzione digitale era confinata agli schermi dei computer, oggi ci permette di fabbricare oggetti reali - ha ancora spiegato Anderson -. Oggi sul nostro tavolo da lavoro possiamo avere strumenti che prima erano accessibili solo con grandi capitali – stampanti 3D, programmi CAD, piccole schede di controllo “open source” come Arduino, che è stata inventata in Italia -, e accedere alla conoscenza di migliaia di persone nelle comunità web, scambiando pareri e consigli. In questo modo possiamo per esempio fabbricare un prototipo di un drone quando pochi giorni prima non sapevamo niente di droni: molti definiscono tutto questo la rivoluzione dei maker”.

"Ma si può anche chiudere il cerchio, passando dal “digital prototyping” al “digital manufacturing”, grazie al cloud computing - ha illustrato -. Negli ultimi anni sono comparsi dei marketplace online, come Alibaba in Cina e MFG.com negli USA, che mettono in contatto i singoli maker con fabbriche che accettano ordini da chiunque, e sulla base del progetto che gli si manda possono produrre migliaia di pezzi”.

Sintetizzando, per Anderson - come spiega Massimo Menichinelli nel libro “FabLab e Maker”,  Edizioni Quodlibet - “un maker è chiunque utilizzi strumenti digitali con un comune computer per sviluppare progetti e prototiparli da sé. Inoltre un maker normalmente condivide i propri progetti online e collabora con la comunità dei maker”.

Ed è proprio quello che, anche in Sardegna, fanno decine di maker: hanno idee, le "costruiscono" sul pc o lo smartphone, le condividono via web, le realizzano con le stampanti 3D di loro proprietà o messe loro a disposizione dai Fab Lab, come quello di Olbia, per esempio. Professionisti destinati a essere sempre più importanti per l'economia e la vita di tutti i giorni; artigiani digitali che a Olbia - al Maker Island del Museo Arceheologico - potranno illustrare le loro idee, farsi capire dal grande pubblico, stringere accordi commerciali con le aziende e trovare partner disposti a finanziare i loro progetti.  


 

Tre giorni di Maker Island, la fiera dell'innovazione 

A Olbia i progetti avveniristici degli artigiani digitali. Il sostegno del Cipnes

Mario GattuC’è una parte di Olbia che lavora in silenzio - in garage, studi condivisi, capannoni, loft - per farla diventare una città innovativa, digitale, attraente. E’ l’Olbia dei maker, il nome con cui vengono definiti gli artigiani digitali, quelli che elaborano un’idea, la disegnano al pc e la costruiscono con la stampante 3D. E’ l’Olbia del Fab Lab, il laboratorio, l’”officina” in cui i maker si incontrano, usano gli strumenti digitali, sperimentano, condividono esperienze.

In una città e in una provincia, la Gallura, in cui le imprese sono cresciute dell’1,4% nel 2019 contro lo 0,8% della Sardegna e lo 0,4% dell’Italia, le imprese digitali cominciano ad avere un certo peso. Quelle iscritte al registro delle startup innovative sono adesso 10, e molte di queste sono state costituite tra il 2019 e il 2020, in piena pandemia, come reazione coraggiosa alle sfide del futuro prossimo.

Ora questo mondo sommerso, creativo, geniale, emergerà e dialogherà con tutto ciò che gli sta intorno. Merito proprio del Fab Lab di Olbia, nato del 2014, che ha organizzato il “Maker Island - L'isola dei Maker”, il primo evento della Sardegna che presenta e celebra i maker, la fabbricazione digitale, l’innovazione che parte dal basso e dialoga e con imprese e istituzioni. Per tre giorni - dal 16 al 18 ottobre - Olbia sarà dunque dentro il futuro: e sarà un futuro visibile a tutti quelli che vogliono capire che cosa è - concretamente - l’economia digitale. L'appuntamento è al Museo Archeologico, scelta non casuale sia logisticamente che simbolicamente: l’ingresso sarà libero e gratuito e nel rispetto delle regole per il contrasto del Covid-19 (per avere informazioni, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). Tutti gli appuntamenti saranno visibili anche in streaming (www.makerislandsardinia.com): qui il programma completo.

A che cosa si potrà assistere? Ai progetti digitali sviluppati dalle scuole con laboratori altamente innovativi, dalle imprese con attività dell’Industria 4.0, dagli enti e dalle associazioni che abbiano in corso progetti di innovazione - come il Cipnes Gallura - e naturalmente dai maker e dai Fab Lab di tutta l’Italia e anche dal resto d’Europa.

“Maker Island è un’occasione unica, di respiro internazionale, per conoscere da vicino un modo che oggi ha rivelato tutto il suo potenziale mettendo a disposizione innovazione, idee e tecnica al servizio di industria, cucina, moda, scienza, medicina” dice Antonio Burrai, creatore del Fab Lab di Olbia e ideatore dell'evento.

Un po’ campus universitario americano, un po’ Esposizione universale, entrare al Museo Archeologico sarà come fare un viaggio dentro quello che si muove nella rete digitale: tra macchinari supertecnologici, visioni avveniristiche, prodotti rivoluzionari, maker impegnati nell’attività creativa. Un ambiente informale in cui sarà possibile ascoltare, in agili talks, le esperienze di chi ha innovato partendo da un pc e una stampante 3D. Come Cristian Fracassi, per esempio, l’inventore e stampatore della valvola con cui le maschere da snorkeling della Decathlon sono state adattate per salvare i contagiati del Covid-19.

L’obbiettivo è duplice: far conoscere al grande pubblico l’economia prodotta dagli artigiani digitali e mettere in contatto maker e Fab Lab con le imprese e le istituzioni. In questo senso si muove il Cipnes Gallura, partner opertivo di Maker Island (ne parleremo diffusamente nei prossimi giorni).

“Il Cipnes ha aderito all’importante iniziativa perché ne condivide la mission strategica di promozione e diffusione della cultura dell’innovazione digitale quale driver per diversificare e rendere più competitivo il tessuto produttivo del nostro territorio e del nostro distrutto produttivo di Olbia, in cui ospitiamo il Fab Lab” dicono Mario Gattu, presidente del Cipnes (nella foto alla presentazione dell'iniziativa), e Aldo Carta, direttore generale.