Consorzi industriali, a Matera il confronto su sviluppo e innovazione
I Consorzi industriali italiani, con 500 mila lavoratori e 156 miliardi di euro di valore della produzione, sono chiamati a trasformarsi da enti di gestione delle aree produttive in moderne agenzie di sviluppo, capaci di attrarre investimenti, sostenere l'innovazione e integrare le imprese con le università e i centri di ricerca. È uno dei temi centrali della quarta edizione di Sud Nord Invest, il seminario nazionale organizzato dalla FICEI (Federazione Italiana Consorzi Enti Industrializzazione) e dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Matera, in programma il 5 e 6 novembre a Casa Cava.
All'incontro partecipano anche i rappresentanti dei Consorzi industriali della Sardegna: Gallura, Nuoro (il presidente Roberto Cesaraccio), Sassari (la presidente Simona Fois e il direttore Salvatore Demontis) e Ogliastra (il presidente Marcello Ladu e il direttore Michele Moi). Per il Cipnes Gallura sono presenti il presidente Livio Fideli, il vicepresidente Antonio Loriga e il direttore generale Aldo Carta, che interviene in qualità di coordinatore della Consulta dei Direttori FICEI.
Il confronto nazionale, dedicato alle nuove frontiere dei Consorzi industriali tra fabbisogni energetici, sostenibilità, sviluppo e tecnologie, riunisce rappresentanti del Governo, istituzioni, associazioni imprenditoriali e centri di ricerca. Al centro dei lavori figurano le politiche industriali europee, la ZES Unica, il reshoring produttivo, la transizione energetica e la necessità di creare nuove opportunità occupazionali qualificate, soprattutto nel Mezzogiorno.
Visconti: 500 mila lavoratori e 156 miliardi di produzione, Olbia un esempio
Il presidente della FICEI, Antonio Visconti, ha richiamato il peso economico nazionale dei Consorzi industriali e la necessità di accompagnare il ritorno delle produzioni attraverso infrastrutture, investimenti, formazione e ricerca.
«I Consorzi industriali rappresentano un pilastro fondamentale dell'economia reale del Paese: parliamo di 500 mila lavoratori e di 156 miliardi di euro di valore della produzione. Non possiamo però assistere passivamente alla perdita di quasi 50 mila giovani che ogni anno lasciano il Mezzogiorno dopo che famiglie, istituzioni e atenei hanno investito sul loro percorso di crescita. Nella fase attuale di regionalizzazione della globalizzazione e di reshoring, insediare un'impresa non significa semplicemente rilasciare un provvedimento amministrativo: vuol dire costruire filiere, attrarre investimenti qualificati e connettere direttamente gli stabilimenti produttivi con i centri di ricerca e con le migliori università — esattamente come ha saputo fare con lungimiranza l'esperienza di Olbia — per dare certezze di sviluppo ai nostri territori».
Il riferimento a Olbia riguarda il percorso avviato dal Cipnes Gallura per integrare il sistema industriale con quello universitario e scientifico, attraverso la collaborazione con UniOlbia, l'Università di Sassari e l'Università di Cagliari.
Un modello che punta a rafforzare il rapporto tra le esigenze delle imprese, la formazione di nuove professionalità e lo sviluppo delle tecnologie, facendo dell'area industriale anche un luogo di produzione e trasferimento della conoscenza.
Aldo Carta: i Consorzi diventino agenzie di sviluppo e innovazione
Sul nuovo ruolo degli enti industriali si è soffermato Aldo Carta, coordinatore della Consulta dei Direttori FICEI e direttore generale del Cipnes Gallura, illustrando l'evoluzione delle esigenze delle imprese e il progetto di trasformazione del distretto produttivo di Olbia.
«I Consorzi industriali devono compiere una vera e propria transizione: non più semplici agglomerazioni fisiche, ma moderne agenzie di sviluppo e reti territoriali capaci di operare nell'economia della conoscenza e dell'innovazione tecnologica. Negli ultimi dieci anni abbiamo registrato un mutamento profondo nella domanda delle imprese: la variabile decisiva per attrarre e radicare gli investimenti non è legata soltanto ai costi energetici o alle opere di base, ma alla disponibilità di competenze, professionalità qualificate e capitale umano. A Olbia abbiamo tradotto questa visione in una scelta radicale: di fronte alle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione, abbiamo deciso di non disperdere circa 30 milioni di euro in micro-interventi secondari, ma di concentrarli su un'unica grande infrastruttura materiale e immateriale, creando un hub tecnologico. Il nostro traguardo, siglato di recente anche alla presenza del Ministro dell'Università e della Ricerca, è la saldatura strutturale tra il sistema produttivo e il mondo accademico, trasformando le aree industriali in ecosistemi capaci di trattenere i talenti e competere sul mercato globale».
La strategia illustrata da Carta trova applicazione nel programma di investimenti da 35,97 milioni di euro, finanziato attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027, che prevede il completamento della Piattaforma Tecnologica Europea (14,85 milioni) e la realizzazione del Polo per l'Innovazione Tecnologica (21,12 milioni) nell'area industriale di Olbia.
Le due infrastrutture, distinte ma complementari, sono destinate a rafforzare le attività universitarie, la ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico alle imprese. La Piattaforma Tecnologica Europea ospiterà gli spazi del Dipartimento di Innovazione dell'Università di Sassari, mentre il nuovo Polo per l'Innovazione sarà sviluppato attraverso la collaborazione tra Cipnes Gallura e Università di Cagliari, con particolare attenzione alle tecnologie industriali, alla nautica, all'aeronautica, alla robotica e all'intelligenza artificiale.
Il progetto si inserisce nel più ampio percorso di crescita universitaria di Olbia, sostenuto dalla Regione Sardegna e dal Comune, che comprende nuovi corsi di laurea, infrastrutture scientifiche e residenze per studenti. Un percorso che ha ricevuto un ulteriore riconoscimento istituzionale con la visita in città, il 3 novembre, della ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.
Manzella (SVIMEZ): università e incubatori nelle aree industriali per trattenere i giovani
Il rapporto tra sviluppo industriale e capitale umano è stato approfondito da Gian Paolo Manzella, vicepresidente della SVIMEZ, che ha inquadrato il nuovo ruolo dei Consorzi nelle trasformazioni della politica industriale europea.
«I Consorzi industriali sono pienamente dentro quella che possiamo definire l’air du temps, in perfetta sintonia con la nuova stagione della politica industriale europea — dal Net Zero Industry Act al Chips Act — e con il quadro di semplificazione della ZES Unica per il Mezzogiorno. Le analisi economiche confermano un dato chiaro: l'aggregazione e la prossimità territoriale moltiplicano la resilienza, la capacità innovativa e la propensione all'export delle aziende insediate. Per trattenere il capitale umano al Sud non bastano gli appelli; occorre portare la formazione specialistica, gli incubatori e le collaborazioni accademiche direttamente dentro le aree industriali, creando ecosistemi avanzati nei quali i giovani talenti trovino ragioni concrete per restare e scommettere sul territorio».
La riflessione di Manzella richiama il ruolo delle concentrazioni produttive nella competitività delle imprese. La vicinanza geografica tra aziende, fornitori, università e centri di ricerca può favorire la circolazione delle competenze, la nascita di nuove attività economiche e l'internazionalizzazione delle filiere.
Una prospettiva particolarmente significativa per la Sardegna, dove la collaborazione tra i Consorzi industriali, gli atenei e il sistema imprenditoriale può contribuire a creare opportunità professionali qualificate e rafforzare la capacità dei territori di attrarre e trattenere capitale umano.
Lauteta (Ambrosetti): il Mezzogiorno diventi un hub energetico industriale
Un'altra direttrice strategica del seminario riguarda il ruolo dell'energia nella competitività dei territori. Cetti Lauteta, Partner di The European House – Ambrosetti e Responsabile Scenario Sud, ha evidenziato le potenzialità del Mezzogiorno nella produzione e nella distribuzione energetica e la necessità di trasformarle in sviluppo industriale.
«Il Mezzogiorno garantisce già la sicurezza energetica nazionale, gestendo il transito di oltre il 70% del gas e concentrando l'85% delle riserve petrolifere, a cui si somma un potenziale rinnovabile straordinario. La vera sfida strategica, tuttavia, è trasformare il Sud da semplice corridoio di passaggio a vero e proprio "hub energetico industriale", capace di trattenere valore aggiunto, filiere manifatturiere e ricadute dirette a beneficio delle imprese e delle comunità locali. Per raggiungere questo traguardo serve una visione politica di lungo periodo fondata sul pragmatismo e sulla neutralità tecnologica, superando ogni sterile contrapposizione ideologica e puntando con decisione su rinnovabili, sistemi di accumulo e comunità energetiche».
L'energia emerge così come uno dei principali fattori di localizzazione degli investimenti industriali. La disponibilità di fonti energetiche affidabili e competitive, insieme allo sviluppo delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo, può incidere sulla capacità delle aree produttive di attrarre nuove imprese e sostenere quelle già insediate.
In questo quadro, i Consorzi industriali possono svolgere un ruolo operativo nella realizzazione di infrastrutture energetiche condivise e nella promozione di modelli di autoproduzione e consumo collettivo, favorendo la sostenibilità economica e ambientale delle attività manifatturiere.
I Consorzi della Sardegna nel confronto nazionale sulle politiche industriali
La partecipazione dei Consorzi industriali della Gallura, di Nuoro, di Sassari e dell'Ogliastra inserisce la Sardegna nel confronto nazionale sulle prospettive di sviluppo delle aree produttive, in una fase caratterizzata dalla transizione energetica, dalla trasformazione delle catene globali del valore e dalle nuove politiche europee di sostegno all'industria.
Le due giornate di Matera, promosse dalla FICEI insieme al Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Matera, sono articolate in sessioni dedicate all'energia e alla sostenibilità, allo sviluppo economico, agli investimenti e alle nuove tecnologie. Partecipano, tra gli altri, rappresentanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di Confindustria, CONFAPI, SVIMEZ e del mondo della ricerca.
Il confronto proseguirà il 6 novembre con gli approfondimenti sulla reindustrializzazione, sulle opportunità della ZES Unica e sulle condizioni necessarie per rafforzare la competitività dei territori, fino alle conclusioni istituzionali con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud, Luigi Sbarra.
Per il Cipnes Gallura, la partecipazione al seminario nazionale rappresenta un'occasione per condividere l'esperienza di Olbia e contribuire alla definizione di una nuova prospettiva per i Consorzi industriali italiani: non soltanto infrastrutture e servizi per gli insediamenti produttivi, ma sistemi territoriali integrati nei quali industria, università, ricerca e innovazione concorrono alla crescita economica e alla creazione di lavoro qualificato.