Commercio USA–Italia 2025: settembre segna la prima inversione
Nel 2025, nel periodo compreso tra gennaio e settembre, il commercio di beni tra Stati Uniti e Italia registra un primo segnale di discontinuità dopo oltre tre anni di surplus italiano continuo. Secondo i dati ufficiali del U.S. Census Bureau, elaborati dal Centro Studi del Cipnes Gallura, gli Stati Uniti hanno importato beni italiani per 56,4 miliardi di dollari, a fronte di 32,2 miliardi di esportazioni verso l’Italia, con un saldo complessivo ancora negativo per Washington: –24,1 miliardi di dollari).
Il segnale di inversione emerge però nell’ultimo dato disponibile, quello del mese di settembre, quando il saldo commerciale mensile diventa positivo per gli Stati Uniti (+300 milioni di dollari), evento che non si è mai verificato dal 2015 . L’inversione si colloca immediatamente dopo l’entrata in vigore, nell’agosto 2025, dei nuovi dazi statunitensi del 15% sulle merci europee, suggerendo un possibile effetto diretto delle misure tariffarie sui flussi commerciali transatlantici e aprendo una fase di maggiore incertezza per l’export italiano verso il mercato statunitense.
Questa analisi rientra nella prima attività dell’Osservatorio USA del Cipnes Gallura, dedicato al monitoraggio dei rapporti economici e commerciali tra Stati Uniti e Italia, con particolare attenzione all’internazionalizzazione del sistema produttivo sardo e, in primo luogo, all’industria nautica.
Lo storico del rapporto USA/Italia
Per comprendere la portata del dato di settembre 2025, è necessario inserirlo in una prospettiva storica, almeno a partire dal 2015. Nel periodo fino al 2024, il commercio di beni tra Stati Uniti e Italia ha mostrato una struttura estremamente stabile:
- 2015: saldo USA - 28 miliardi di dollari
- 2016: saldo USA - 28,5 miliardi di dollari
- 2017: saldo USA –31,5 miliardi di dollari
- 2018: saldo USA –31,8 miliardi di dollari
- 2019: saldo USA –33,6 miliardi di dollari
- 2020: saldo USA –29,5 miliardi di dollari
- 2021: saldo USA –39,3 miliardi di dollari
In tutti questi anni, ogni singolo mese ha registrato un surplus a favore dell’Italia. Il disavanzo statunitense non è stato episodico né ciclico, ma strutturale, alimentato da flussi costanti di importazioni di beni manifatturieri italiani ad alto valore aggiunto. Il dato di settembre 2025 rappresenta quindi la prima inversione mensile dopo oltre tre anni e mezzo di continuità
I dati di Census sugli scambi commerciali Usa-Italia nel 2025
Settembre 2025: un segnale da interpretare
Il ribaltamento del saldo mensile non modifica il quadro complessivo del 2025, che resta ampiamente a favore dell’Italia. Tuttavia, introduce una discontinuità rilevante nel contesto delle relazioni economiche transatlantiche.
È un segnale che va comunque letto con particolare cautela, anche perché il U.S. Census Bureau ha ufficialmente segnalato possibili ritardi, revisioni o aggiornamenti nelle tempistiche di pubblicazione dei dati, legati alla temporanea sospensione dei finanziamenti federali (shutdown).
Tali criticità non riguardano la qualità statistica delle rilevazioni, ma la completezza e l’aggiornamento delle serie nel breve periodo, e impongono quindi una lettura prudente dei dati più recenti.
Dove nasce il surplus italiano: i dati per settore
L’analisi merceologica condotta dal Centro Studi del Cipnes Gallura sui dati ITA–TradeStats Express consente di individuare con precisione le filiere che alimentano il surplus italiano verso gli Stati Uniti.
Nel periodo gennaio–settembre 2025, le principali categorie di importazione USA dall’Italia sono:
- Macchinari (settore in cui l'Italia è leader mondiale)
- Prodotti chimici
- Beni di trasporto
- Agroalimentare (come i formaggi e i salumi)
I beni scambiati nel 2025 fra Usa e Italia
Nautica, asset strategico per l’Italia e per la Sardegna
Tra queste categorie, i beni di trasporto generano un disavanzo statunitense superiore ai 2,5 miliardi di dollari, collocandosi tra le principali voci di surplus italiano. È la categoria che comprende l’export di yacht, uno dei segmenti manifatturieri a più alto valore aggiunto del made in Italy.
Per la Sardegna, la nautica non rappresenta solo un fenomeno turistico, ma una filiera industriale che comprende produzione e refit. Nei primi nove mese del 2025, secondo i dati dell'Istat rielaborati dal Centro Studi del Cipnes Gallura, l'export di barche della Sardegna è stato pari a 34 milioni, con un sensazionale aumento dell'81% sullo stesso periodo del 2024. Il primo mercato delle esportazioni Made in Sardinia sono stati proprio gli Stati Uniti, con un valore di quasi 7 milioni di euro.
Il valore dei dati per l’internazionalizzazione
Il Cipnes Gallura, in qualità di agenzia per lo sviluppo economico e sociale del territorio, attribuisce un ruolo centrale al valore dei dati e alla loro corretta interpretazione e diffusione. Rendere accessibili informazioni affidabili e verificate è parte integrante dell’impegno del Consorzio nel fornire a imprese, investitori, studenti, residenti e visitatori strumenti di conoscenza utili per comprendere il territorio e le sue dinamiche economiche e sociali.
Attraverso l’attività del Centro Studi e dell’Osservatorio USA, il Cipnes utilizza l’analisi dei dati come base conoscitiva per il piano di internazionalizzazione del sistema produttivo della Sardegna, con particolare attenzione alle filiere strategiche e, in primo luogo, all’industria nautica, contribuendo a orientare politiche di sviluppo, attrazione di investimenti e posizionamento competitivo sui mercati internazionali.
DOCUMENTI ANALIZZATI DAL CENTRO STUDI
APPROFONDIMENTI
