Consorzi industriali, in Sardegna 2,36 miliardi e 31 mila addetti
Le aree dei consorzi industriali della Sardegna ospitano 2.136 unità locali, danno lavoro a 30.853 addetti e generano un valore aggiunto di 2,36 miliardi di euro. Una ricchezza che rappresenta il 15,2% del valore aggiunto regionale nei settori economici considerati, con una produttività di 76.417 euro per addetto, superiore del 32,7% alla media italiana. Tra il 2019 e il 2023, inoltre, il valore aggiunto delle imprese consortili sarde è cresciuto del 57,8%, una delle migliori performance tra le regioni analizzate.
Accanto a questi risultati emergono però due criticità strutturali: la limitata presenza di attività tecnologicamente avanzate e la bassa apertura ai mercati esteri. Soltanto il 6,8% del valore aggiunto consortile sardo proviene da attività manifatturiere ad alta e medio-alta tecnologia e da servizi ad alta intensità di conoscenza, contro il 27,7% della media FICEI. Inoltre, appena il 22,1% delle unità locali appartiene a imprese esportatrici, rispetto al 35,5% del sistema consortile nazionale.
È il quadro che emerge dal rapporto «I consorzi industriali in Italia. Un motore di sviluppo per il Paese», realizzato dalla Federazione Italiana Consorzi ed Enti di Industrializzazione (FICEI) con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e presentato il 20 ottobre a Roma.
Lo studio, che analizza la struttura produttiva, l'occupazione, il valore aggiunto, la produttività, l'innovazione e l'internazionalizzazione, dedica un approfondimento anche alla Sardegna e alle cinque province della precedente classificazione statistica: Sassari, che comprende anche la Gallura, Nuoro, Oristano, Cagliari e Sud Sardegna.
Tra i risultati più significativi emerge quello della provincia di Sassari, dove gli addetti delle imprese insediate nelle aree consortili rappresentano il 10,3% dell'occupazione provinciale, una quota superiore alla media regionale dell'8,14%. Tra il 2019 e il 2023, inoltre, l'occupazione nelle attività tecnologicamente avanzate e nei servizi ad alta intensità di conoscenza è cresciuta del 51,4%. Sassari registra anche la maggiore incidenza di unità locali appartenenti a imprese esportatrici tra le province sarde, con il 27,2%, rispetto al 22,1% della media regionale.
Il rapporto nazionale: 156 miliardi di ricavi e 466 mila occupati
Su scala nazionale, la prima stima del rapporto attribuisce al sistema dei consorzi industriali circa 20.700 unità locali, 466 mila addetti, 156 miliardi di euro di ricavi e 34 miliardi di valore aggiunto.
Le aree produttive consortili rappresentano così lo 0,4% delle unità locali extragricole italiane, ma concentrano il 2,5% degli addetti, il 3,7% dei ricavi e il 3,2% del valore aggiunto.
La rete FICEI comprende 40 consorzi, distribuiti in 15 regioni, con circa 270 agglomerati industriali e 16.500 aziende insediate.
L'analisi statistica di dettaglio, condotta sulle unità locali effettivamente identificate nelle aree dei consorzi associati a FICEI, considera un perimetro più ristretto: 10.829 unità locali, 243.941 addetti e circa 18,4 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2023.
È su quest'ultimo insieme che si basano anche i dati regionali e provinciali della Sardegna.
Il rapporto evidenzia come, tra il 2019 e il 2023, gli addetti delle unità locali consortili siano aumentati complessivamente del 20%, contro una crescita nazionale del 6,9%. Nello stesso periodo, il valore aggiunto dei consorzi ha registrato un incremento del 31,2%, leggermente superiore al 30% nazionale.
La produttività del lavoro raggiunge 75.411 euro per addetto, rispetto ai 57.574 euro della media italiana. Il 53,4% degli occupati consortili lavora nell'industria e nelle costruzioni, a conferma della specializzazione produttiva di questi territori.
Il rapporto del Centro Studi Tagliacarne evidenzia quindi il ruolo dei consorzi come strumenti di concentrazione industriale, aggregazione delle imprese, sviluppo delle filiere e sostegno agli investimenti.

Sardegna, 2.136 unità locali e quasi 31 mila occupati
La Sardegna costituisce uno dei principali sistemi consortili italiani per diffusione degli insediamenti.
Le 2.136 unità locali censite rappresentano il 19,7% di tutte quelle analizzate dalla FICEI e l'1,71% del tessuto produttivo regionale considerato, una quota nettamente superiore allo 0,49% registrato nel confronto nazionale.
Delle unità locali sarde, 710 operano nell'industria e nelle costruzioni, pari al 33,2%, mentre 1.426 appartengono ai servizi, corrispondenti al 66,8%.
Gli addetti complessivi sono 30.853: circa 12.400 nell'industria e nelle costruzioni e 18.500 nei servizi.
La struttura occupazionale presenta una particolarità rispetto agli altri consorzi italiani. In Sardegna soltanto il 40,2% degli addetti opera nelle attività industriali e nelle costruzioni, contro il 53,4% dell'insieme FICEI. I servizi assorbono invece il 59,8% dell'occupazione consortile regionale.
Il peso del sistema consortile sull'occupazione regionale raggiunge l'8,14% nei settori considerati.
La Sardegna si distingue inoltre per la crescita dell'occupazione: tra il 2019 e il 2023 gli addetti nelle aree consortili sono aumentati del 36,9%, contro il 20% dell'insieme FICEI e il 6,9% della media nazionale.
È la crescita regionale più elevata tra quelle esaminate, leggermente superiore anche al Veneto, che registra un incremento del 36,7%.
La presenza dei consorzi assume quindi una particolare rilevanza per il mercato del lavoro regionale, anche perché interessa territori esterni alle grandi concentrazioni urbane e contribuisce a mantenere attività produttive e opportunità occupazionali in diverse aree dell'Isola.
Valore aggiunto, Sardegna tra le regioni più dinamiche
Il valore aggiunto complessivo delle unità locali consortili sarde raggiunge 2.357,7 milioni di euro.
Di questi, 1.443,4 milioni provengono dall'industria e dalle costruzioni, pari al 61,2% del totale, mentre i servizi generano 914,3 milioni, corrispondenti al 38,8%.
Il dato evidenzia una differenza significativa fra occupazione e produzione di ricchezza: l'industria assorbe il 40,2% degli addetti, ma genera oltre il 61% del valore aggiunto.
Anche la crescita economica è superiore alla media del sistema consortile.
Tra il 2019 e il 2023 il valore aggiunto sardo è aumentato del 57,8%, rispetto al 31,2% registrato dall'insieme FICEI. Soltanto il Molise, con un incremento del 77,5%, presenta una dinamica regionale più elevata.
Seguono Abruzzo e Campania, entrambe attorno al 42%, mentre la Puglia si ferma al 15,5%.
Il risultato sardo indica una forte espansione della ricchezza prodotta dalle unità locali presenti nelle aree industriali consortili. Trattandosi di valore aggiunto espresso in termini monetari, la variazione risente tuttavia anche delle dinamiche dei prezzi e non rappresenta automaticamente un incremento equivalente dei volumi di produzione.

Produttività industriale, la Sardegna supera del 45% la media italiana
Uno degli indicatori più favorevoli riguarda la produttività del lavoro, calcolata come valore aggiunto per addetto.
Nel 2023 le unità locali consortili sarde hanno registrato una produttività media di 76.416,5 euro, superiore sia alla media italiana di 57.573,9 euro sia alla media FICEI di 75.411 euro.
La differenza è particolarmente elevata nell'industria e nelle costruzioni.
In questi settori, la produttività raggiunge 116.430 euro per addetto, contro i 92.472 euro dell'insieme dei consorzi FICEI e gli 80.231 euro della media italiana.
Il vantaggio è dunque del 25,9% rispetto al sistema consortile nazionale e del 45,1% rispetto all'economia italiana.
La situazione cambia nei servizi, dove il valore aggiunto per addetto raggiunge 49.541 euro, inferiore ai 55.899 euro della media FICEI, anche se superiore ai 47.336 euro del dato nazionale.
La Sardegna presenta quindi un sistema industriale consortile particolarmente produttivo, ma un terziario che non raggiunge gli stessi livelli di competitività delle altre aree consortili italiane.
Il risultato complessivo suggerisce il ruolo rilevante svolto dalle attività industriali a maggiore intensità di capitale, senza che il rapporto consenta di attribuire il vantaggio a singole imprese o comparti.
Innovazione, la Sardegna ultima per diffusione delle attività avanzate
Il quadro cambia sensibilmente quando si esamina la capacità tecnologica delle attività produttive.
Il rapporto Tagliacarne analizza la presenza delle imprese nei settori manifatturieri ad alta tecnologia, in quelli a medio-alta tecnologia e nei servizi ad alta intensità di conoscenza.
In Sardegna le unità locali appartenenti a queste categorie sono 250, pari all'11,7% del totale consortile regionale.
Di queste, appena 3 operano nella manifattura high-tech, 48 nella manifattura medium-high-tech e 199 nei servizi ad alta intensità di conoscenza.
La quota dell'11,7% è la più bassa tra le dieci regioni rappresentate nell'analisi, rispetto a una media FICEI del 15,1%.
La distanza aumenta considerando l'occupazione.
Le attività avanzate impiegano complessivamente 4.339 addetti: 25 nell'alta tecnologia manifatturiera, 1.405 nella medio-alta tecnologia e 2.909 nei servizi ad alta intensità di conoscenza.
Si tratta del 14,1% degli addetti consortili sardi, contro il 27,6% del sistema FICEI.
Ancora più marcato è il divario relativo al valore aggiunto.
Le attività avanzate generano in Sardegna 160,5 milioni di euro: un milione nell'high-tech, 58,9 milioni nella manifattura medium-high-tech e 100,6 milioni nei servizi ad alta intensità di conoscenza.
Questo valore rappresenta soltanto il 6,8% dell'intero valore aggiunto consortile regionale, contro il 27,7% registrato nell'insieme FICEI.
Il confronto descrive una delle principali debolezze strutturali del sistema industriale sardo: una produttività complessiva elevata, sostenuta soprattutto dalle attività industriali, ma un peso ancora limitato delle produzioni tecnologicamente avanzate e dei servizi ad alta intensità di conoscenza.
Un'ulteriore conferma proviene dalla produttività del lavoro nelle attività innovative. Ponendo pari a 100 la media italiana di questi settori, la Sardegna registra un indice di appena 64,3, contro il 131,5 dell'insieme FICEI. È un risultato in forte contrasto con l'indice di produttività complessiva delle imprese consortili sarde, pari a 132,7.
Il rapporto non misura direttamente gli investimenti in ricerca di ogni singola impresa: utilizza una classificazione statistica dei settori economici. I risultati indicano comunque un significativo ritardo nella composizione tecnologica del sistema produttivo.
Le province sarde: Sassari e Cagliari crescono nell'occupazione innovativa
L'analisi territoriale evidenzia differenze importanti tra le cinque province statistiche sarde.
Sassari registra un'incidenza degli addetti consortili pari al 10,3% dell'occupazione provinciale dei settori considerati, superiore alla media regionale dell'8,14%.
La provincia mostra inoltre un incremento del 51,4% degli addetti nelle attività tecnologicamente avanzate e nei servizi ad alta intensità di conoscenza tra il 2019 e il 2023.
È un risultato significativo, anche se il rapporto evidenzia che la produttività delle attività tecnologiche avanzate nella provincia resta particolarmente bassa: il relativo numero indice è pari a 40,5, ponendo pari a 100 la media italiana degli stessi settori.
Cagliari registra la crescita più elevata dell'Isola nell'occupazione tecnologica: +93,9% tra il 2019 e il 2023. Si tratta di un aumento particolarmente rilevante, che segnala il rafforzamento delle attività innovative presenti nelle aree consortili della provincia.
Il valore aggiunto generato dalle attività consortili raggiunge inoltre un'incidenza di circa il 17% sull'economia provinciale dei settori analizzati.
La produttività delle attività innovative presenta un indice di 92, ancora inferiore alla media nazionale, mentre la loro incidenza sul valore aggiunto consortile provinciale si mantiene relativamente contenuta.
Oristano presenta una delle maggiori incidenze economiche dei consorzi, con circa il 20% del valore aggiunto provinciale riconducibile alle unità locali consortili. Il peso sull'occupazione si colloca attorno al 10%.
La crescita degli addetti nelle attività avanzate raggiunge il 48,8%, ma la loro incidenza sull'occupazione consortile resta inferiore al 10%. Questo evidenzia la distanza tra il ruolo economico complessivo delle aree produttive e la diffusione delle attività a maggiore intensità tecnologica.
Nuoro registra una crescita del 39,8% degli addetti delle attività innovative tra il 2019 e il 2023, pur partendo da una struttura produttiva nella quale l'apertura internazionale appare particolarmente limitata.
La produttività delle attività avanzate raggiunge un indice di 73,4 rispetto alla media nazionale pari a 100.
Sud Sardegna, infine, presenta un incremento del 26,1% dell'occupazione nelle attività avanzate. Anche in questo territorio la quota di addetti tecnologici resta inferiore al 10% del totale consortile, mentre la produttività delle attività innovative registra un indice di appena 46,9, nettamente inferiore al riferimento nazionale.
Le differenze provinciali confermano che il sistema consortile sardo non presenta una struttura uniforme: alla crescita delle attività avanzate, particolarmente evidente a Cagliari e Sassari, si accompagnano livelli ancora ridotti di specializzazione tecnologica e produttività innovativa in diversi territori.
Export, Sardegna ultima: soltanto il 22,1% delle unità locali appartiene a imprese esportatrici
L'internazionalizzazione costituisce la seconda grande criticità del sistema consortile sardo.
Nel 2023, secondo il rapporto, 473 unità locali delle aree consortili regionali appartengono a imprese esportatrici: il 22,1% del totale, contro il 35,5% dell'insieme FICEI.
È la percentuale più bassa tra le regioni analizzate.
La distanza è particolarmente elevata rispetto alle aree industriali del Veneto, dove la quota raggiunge il 66,1%, delle Marche, con il 52,4%, e della Basilicata, con il 44%.
La composizione delle imprese esportatrici sarde presenta inoltre una forte concentrazione nei servizi commerciali e logistici.
Delle 473 unità locali, 241 operano nel commercio, 100 nei trasporti e nel magazzinaggio, 77 nella manifattura e 55 in altri settori.
Commercio e logistica rappresentano dunque oltre il 72% delle unità locali appartenenti a imprese esportatrici, mentre quelle manifatturiere costituiscono soltanto il 16,3%.
Una distribuzione che il rapporto collega anche al ruolo dei sistemi portuali e marittimi dell'Isola.
Il divario emerge con maggiore evidenza osservando l'occupazione.
Le unità locali appartenenti a imprese esportatrici impiegano in Sardegna 10.624 addetti, pari al 34,4% dell'occupazione consortile, rispetto al 57,7% registrato nell'insieme FICEI.
Di questi, circa 4.557 lavorano nella manifattura, 3.272 nel commercio, 1.732 nei trasporti e nel magazzinaggio e 1.064 negli altri settori.
Il dato evidenzia un limite nella diffusione dell'internazionalizzazione tra le attività produttive regionali.
Non misura direttamente il valore delle esportazioni, ma la presenza di unità locali appartenenti a imprese che operano sui mercati esteri.
Export nelle province: Sassari prima, Nuoro ultima
Il confronto provinciale conferma una significativa differenziazione territoriale.
La provincia di Sassari registra la maggiore incidenza di unità locali appartenenti a imprese esportatrici, pari al 27,2%.
Segue il Sud Sardegna con il 25%, quindi Oristano con il 21,8%, Cagliari con il 19% e Nuoro con il 12,1%.
Tutte le province sarde restano al di sotto della media FICEI del 35,5%.
Il risultato di Sassari, superiore alla media regionale, evidenzia una maggiore diffusione delle imprese orientate ai mercati internazionali, anche in relazione alle attività industriali, commerciali e logistiche presenti nel territorio.
All'opposto, Nuoro registra un'incidenza inferiore di dieci punti percentuali rispetto alla media regionale e di oltre ventitré punti rispetto al sistema consortile nazionale.
Il rapporto segnala anche una ridotta quota di occupati in unità locali appartenenti a imprese esportatrici nella provincia di Nuoro.
Queste differenze confermano l'esistenza di margini di crescita importanti nell'internazionalizzazione delle filiere produttive regionali, soprattutto nel rafforzamento della componente manifatturiera esportatrice.
Carta: superare i ritardi nell'innovazione e rafforzare i territori periferici
I risultati del rapporto sono stati al centro del convegno nazionale organizzato a Roma dalla FICEI, con gli interventi di Antonio Visconti, presidente della Federazione, Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, e Aldo Carta, coordinatore della Consulta dei Direttori FICEI e direttore generale del Cipnes Gallura.
Nel suo intervento, Carta ha sottolineato la necessità di evitare letture autocelebrative dei risultati positivi registrati dalle imprese consorziate.
La maggiore produttività e la crescita economica, secondo il coordinatore dei direttori FICEI, non devono nascondere i deficit ancora presenti nella ricerca, nell'innovazione e nella capacità di adattamento del sistema industriale.
Carta ha richiamato la necessità di elaborare strategie concrete di riqualificazione e trasformazione produttiva, capaci di rendere i consorzi protagonisti delle transizioni tecnologiche e industriali.
Un altro punto centrale del suo intervento ha riguardato lo sviluppo dei territori periferici.
Di fronte alla crescente concentrazione di investimenti, ricerca e competenze nelle grandi aree metropolitane, i consorzi industriali possono contribuire a costruire modelli di sviluppo territoriali competitivi e alternativi, valorizzando le vocazioni produttive locali e rafforzando il collegamento tra imprese, università e centri di ricerca.
Una riflessione che trova un riscontro diretto nei dati della Sardegna, dove all'elevata produttività delle attività consortili si accompagna un ritardo nella diffusione delle produzioni tecnologiche avanzate.
Visconti: semplificazioni ZES e mille siti produttivi per attrarre investimenti
Il presidente FICEI, Antonio Visconti, ha evidenziato il ruolo strategico della rete dei consorzi industriali nell'attuazione della nuova politica industriale europea.
La consistenza economica del sistema, con 156 miliardi di ricavi e centinaia di migliaia di occupati, può rappresentare un fattore di attrazione per gli investimenti e per i processi di reshoring, ossia il rientro in Italia di produzioni precedentemente delocalizzate.
Visconti ha proposto l'estensione delle semplificazioni amministrative sperimentate nelle Zone Economiche Speciali all'intero territorio nazionale.
Ha inoltre presentato la nuova banca dati FICEI, contenente oltre mille siti produttivi censiti, per facilitare l'individuazione di aree industriali disponibili da parte degli investitori italiani e internazionali.
Esposito: i consorzi diventino istituzioni intermedie della politica industriale
Secondo Gaetano Fausto Esposito, i dati del Rapporto Tagliacarne dimostrano la capacità dei consorzi di rafforzare la produttività delle imprese, sostenere l'occupazione e favorire gli investimenti strategici.
Il direttore generale del Centro Studi ha tuttavia sottolineato la necessità di superare la tradizionale funzione di gestione delle aree industriali.
I consorzi devono evolvere in istituzioni intermedie della politica industriale, capaci di collegare imprese, amministrazioni, università, servizi avanzati e mercati internazionali.
Una trasformazione resa ancora più necessaria dal costo dell'energia e dal disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili sul mercato del lavoro.
Dalla produttività all'innovazione: la sfida della Sardegna
Il confronto tra i dati nazionali e quelli regionali restituisce un quadro articolato del sistema dei consorzi industriali sardi.
La Sardegna dispone di una base produttiva economicamente rilevante, capace di generare oltre 2,3 miliardi di euro di valore aggiunto, sostenere circa 31 mila posti di lavoro e registrare livelli di produttività superiori alla media nazionale.
La crescita del valore aggiunto, pari al 57,8% tra il 2019 e il 2023, conferma inoltre il dinamismo delle attività economiche localizzate nelle aree consortili.
Allo stesso tempo, la limitata presenza di attività tecnologicamente avanzate e la minore diffusione delle imprese esportatrici individuano due ambiti nei quali sono necessari ulteriori investimenti e strategie di sviluppo.
Le differenze tra le province sarde mostrano che esistono già territori interessati da una crescita significativa dell'occupazione tecnologica, soprattutto Cagliari e Sassari, mentre altre aree presentano maggiori difficoltà di specializzazione produttiva e apertura internazionale.
In questo contesto si inseriscono anche le iniziative del Cipnes Gallura, orientate al rafforzamento delle infrastrutture produttive, alla ricerca applicata, alla collaborazione con il sistema universitario e all'internazionalizzazione delle imprese.
Tra gli strumenti strategici figurano il Polo dell'Innovazione Tecnologica di Olbia, le attività sviluppate con UniOlbia e gli atenei sardi, e il Piano di internazionalizzazione dell'industria nautica della Sardegna, finalizzato ad attrarre investimenti e sostenere la competitività internazionale delle filiere produttive regionali.
L'obiettivo è accompagnare l'evoluzione delle aree industriali verso un modello nel quale le infrastrutture materiali siano integrate con ricerca, competenze, innovazione tecnologica e accesso ai mercati globali.
È la prospettiva indicata anche dal confronto nazionale FICEI: trasformare i consorzi industriali da gestori di aree produttive in protagonisti dello sviluppo economico, dell'innovazione e della competitività dei territori.
Fonte e metodologia
Il Rapporto I consorzi industriali in Italia. Un motore di sviluppo per il Paese, pubblicato nell'ottobre 2026 dalla FICEI con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, utilizza dati FICEI e Istat, riferiti prevalentemente al 2023, e analizza le dinamiche 2019–2023.
Le elaborazioni territoriali riguardano le unità locali identificate nelle aree dei consorzi FICEI. I confronti con l'economia regionale e nazionale sono effettuati sui settori economici considerati dalla ricerca, con esclusione di agricoltura e pesca, servizi finanziari e Pubblica Amministrazione.
Per la Sardegna, il dettaglio provinciale segue la classificazione statistica a cinque province: Sassari, Nuoro, Oristano, Cagliari e Sud Sardegna.