Export Sardegna 2026: il primo trimestre delle filiere strategiche

Nel primo trimestre 2026 l’export della Sardegna si attesta a 1,28 miliardi di euro, secondo i dati Istat pubblicati oggi, 11 giugno, e analizzati dal Centro Studi Cipnes Gallura/UniOlbia. Il dato regionale registra una contrazione rispetto ai due anni precedenti: nel primo trimestre 2025 l’export sardo era pari a 1,62 miliardi di euro, mentre nel primo trimestre 2024 raggiungeva 1,94 miliardi. La variazione è dunque negativa sia nel confronto annuale, con un calo del 21,1% rispetto al 2025, sia nel confronto biennale, con una flessione del 34,0% rispetto al 2024.

Dentro questo quadro generale, segnato da una riduzione dell’export complessivo, emergono però dinamiche settoriali molto differenziate. I comparti strategici analizzati dal Centro Studi Cipnes Gallura/UniOlbia — nautica, aeronautica, legno-sughero e bevande — mostrano traiettorie diverse, ma offrono una chiave di lettura importante per comprendere il nuovo posizionamento produttivo della Sardegna e, in particolare, della nuova provincia Gallura Nord-Est Sardegna.

Il primo elemento di rilievo è metodologico e territoriale: i dati Istat del primo trimestre 2026 sono pubblicati per la prima volta secondo il nuovo assetto provinciale della Sardegna. Questo consente di leggere separatamente il contributo della Gallura, rendendo visibile, anche nelle statistiche ufficiali sull’export, il peso di un territorio che fino alle precedenti rilevazioni era compreso nella più ampia articolazione della provincia di Sassari.

La nuova provincia Gallura entra nella geografia ufficiale dell’export

Nel totale delle merci esportate, la Gallura registra nel primo trimestre 2026 un valore pari a 9,6 milioni di euro, corrispondente a circa lo 0,7% dell’export complessivo regionale. Si tratta di una quota contenuta, perché il valore totale dell’export sardo è fortemente influenzato da grandi componenti industriali concentrate in altre aree dell’isola, in particolare nell’area di Cagliari.

La lettura più significativa per la Gallura non emerge quindi dal dato aggregato, ma dall’analisi delle filiere strategiche. È in questi comparti che la nuova provincia mostra il suo profilo produttivo più riconoscibile: nella nautica, nel legno-sughero e, in misura più contenuta ma comunque significativa, nelle bevande.

Il dato assume un valore ulteriore perché consente di distinguere due piani: da un lato il peso attuale della Gallura nell’export totale regionale; dall’altro il suo ruolo di specializzazione in alcune filiere nelle quali la provincia esprime già una vocazione produttiva ed esportatrice molto superiore al suo peso aggregato.

Nautica: export regionale in calo, ma la Gallura concentra il 71,6% del totale sardo

Il caso più evidente è quello della nautica. Nel primo trimestre 2026 l’export regionale della voce navi e imbarcazioni ammonta a 1,3 milioni di euro, in calo rispetto ai 5,5 milioni del primo trimestre 2025 e ai 2,6 milioni del primo trimestre 2024. La flessione è significativa: -76,5% rispetto al 2025 e -50,7% rispetto al 2024.

Il dato va interpretato con prudenza, perché l’export nautico può essere molto variabile su base trimestrale: poche operazioni di vendita, consegna o commessa possono incidere in modo rilevante sul valore complessivo del periodo.

La distribuzione territoriale, invece, è molto chiara. Dei 1,3 milioni di euro esportati dalla Sardegna nella voce navi e imbarcazioni, 922,4 mila euro provengono dalla Gallura Nord-Est Sardegna. La nuova provincia concentra quindi il 71,6% dell’export nautico regionale.

È uno dei dati più importanti dell’intera analisi: nella prima rilevazione Istat con il nuovo assetto provinciale, la Gallura emerge come principale piattaforma esportatrice della nautica sarda.

Il piano di internazionalizzazione: dalla Gallura a tutta la Sardegna produttiva

Questo risultato rafforza la coerenza del piano regionale di internazionalizzazione dell’industria nautica sarda, sostenuto dalla Regione Sardegna e affidato al ruolo operativo del Cipnes Gallura nell’ambito delle attività di sviluppo, marketing territoriale, promozione internazionale della Fiera Nautica della Sardegna e valorizzazione delle filiere produttive regionali.

Il punto centrale, però, è che il piano non ha l’obiettivo di rafforzare soltanto la Gallura. La Gallura rappresenta oggi il principale baricentro statistico e territoriale della nautica sarda esportatrice, ma la finalità strategica è più ampia: rendere tutta la Sardegna un’isola produttrice, fornitrice ed esportatrice di nautica, capace di collegare imprese, cantieri, innovazione e competenze tecniche distribuite su scala regionale.

In questa prospettiva, la Gallura è il gateway industriale e internazionale di una strategia che deve coinvolgere l’intera Sardegna. Il suo ruolo è quello di piattaforma avanzata, riconoscibile sui mercati esteri e già collegata ai grandi flussi della nautica internazionale. Ma il valore del piano sarà misurato dalla capacità di estendere opportunità, domanda, competenze e filiere produttive anche agli altri territori dell’isola.

La nautica sarda non deve essere soltanto un’economia di destinazione, legata alla presenza stagionale di yacht e superyacht. Deve diventare sempre più un’economia di produzione, esportazione e servizi industriali avanzati. I dati Istat mostrano che una base esiste già; ora occorre rafforzarla e trasformarla in una filiera regionale più ampia.

Formazione universitaria: competenze al servizio dell’intera Sardegna

Il collegamento con i corsi di laurea è decisivo. L’internazionalizzazione industriale non può essere interpretata solo come promozione verso l’estero. Per diventare stabile, deve poggiare su capitale umano qualificato, ricerca applicata, competenze tecniche e capacità di innovazione.

In questo senso, il corso di laurea triennale in ingegneria navale, già attivo a Olbia, e la futura attivazione della laurea magistrale nello stesso ambito rappresentano un’infrastruttura formativa a servizio non solo della Gallura, ma di tutta la Sardegna. L’obiettivo non è formare competenze per un singolo territorio, ma creare una base tecnica regionale capace di sostenere la crescita dell’intera filiera nautica sarda.

Lo stesso vale per il futuro corso di laurea in ingegneria aeronautica, da attivare nell’ambito della collaborazione tra Università di Cagliari, UniOlbia e Regione Sardegna. Anche in questo caso, il valore non riguarda soltanto Olbia o il Nord-Est dell’isola. La formazione aeronautica può diventare uno strumento per rafforzare una filiera regionale più ampia, collegando l’aeroporto di Olbia, l’aviazione generale, i servizi manutentivi per jet privati, il sistema aeroportuale sardo, le imprese tecnologiche e le competenze industriali presenti in altre aree della Sardegna.

La funzione di UniOlbia, in questa prospettiva, è strategica: costruire competenze in un territorio che ha già una forte esposizione internazionale, ma orientarle verso una visione regionale. I corsi di laurea diventano quindi una leva di politica industriale, non soltanto un’offerta formativa.

Aeronautica: export regionale in forte crescita

Il secondo settore strategico è l’aeronautica, misurata attraverso la voce aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi. In questo caso la dinamica regionale è opposta rispetto alla nautica. Nel primo trimestre 2026 l’export sardo raggiunge 3,0 milioni di euro, contro 1,4 milioni nel primo trimestre 2025 e 518,6 mila euro nel primo trimestre 2024. La crescita è molto forte: +110,8% rispetto al 2025 e +485,3% rispetto al 2024.

La Gallura, tuttavia, pesa ancora pochissimo sull’export diretto del comparto aeronautico: nel primo trimestre 2026 registra 3,5 mila euro, pari a circa lo 0,1% del totale regionale. Il baricentro attuale dell’export aeronautico sardo risulta quindi collocato altrove, soprattutto nell’area di Cagliari.

Ma questo non riduce la rilevanza strategica del dato per il Nord-Est Sardegna. Al contrario, mostra che in Sardegna esiste già una traiettoria industriale aeronautica in crescita, mentre la Gallura dispone di asset territoriali e infrastrutturali che possono diventare complementari: aeroporto internazionale di Olbia, aviazione generale, traffici privati ad alto valore, servizi manutentivi per jet privati, connessioni con il turismo internazionale e possibilità di sviluppo di competenze tecniche avanzate.

In sintesi, l’aeronautica è oggi una filiera export regionale in crescita; per la Gallura rappresenta una frontiera industriale da costruire e consolidare, anche attraverso la formazione universitaria e l’integrazione tra sistema aeroportuale, imprese e ricerca.

Il volo New York-Olbia come infrastruttura di relazione economica

In questa prospettiva, il collegamento diretto New York-Olbia assume un significato che va oltre la dimensione turistica. Il volo può diventare una base per incrementare relazioni economiche, attrarre investitori, rafforzare i contatti con buyer internazionali e sviluppare nuove opportunità di export per le filiere produttive sarde.

Per la nautica, il collegamento con New York intercetta un mercato particolarmente rilevante: armatori, operatori del lusso, investitori, family office, intermediari, operatori del refit, buyer e professionisti collegati all’economia del mare. Per le bevande, il vino e il Made in Sardinia agroalimentare, il mercato statunitense rappresenta una direttrice di grande potenziale. Per il sughero e la manifattura identitaria, gli Stati Uniti possono costituire una piattaforma di posizionamento premium, soprattutto se il prodotto viene raccontato non solo come materia prima, ma come componente di sostenibilità, design, packaging, edilizia e lifestyle mediterraneo.

Il volo New York-Olbia non è quindi soltanto un collegamento stagionale per passeggeri. Può diventare una infrastruttura di relazione economica: una porta diretta tra la Sardegna e uno dei principali mercati mondiali per capitali, consumi di fascia alta, nautica, aviazione privata, vino, ospitalità e investimenti.

Il dettaglio dell’export per Paese di destinazione, a partire dagli Stati Uniti, sarà reso disponibile nei prossimi giorni e consentirà di approfondire con maggiore precisione le direttrici geografiche delle esportazioni sarde e galluresi. Questo ulteriore livello di analisi sarà utile per comprendere dove si collocano oggi i principali mercati di sbocco e quali Paesi possono diventare prioritari nelle strategie di internazionalizzazione.

Legno-sughero: la Gallura concentra quasi l’80% dell’export regionale

Accanto a nautica e aeronautica, l’analisi del Centro Studi Cipnes Gallura/UniOlbia prende in considerazione anche la voce prodotti in legno, sughero, paglia e materiali da intreccio, particolarmente significativa per la struttura produttiva gallurese.

Nel primo trimestre 2026 l’export regionale del comparto vale 4,7 milioni di euro. Il dato è in calo rispetto ai 6,5 milioni del primo trimestre 2025, con una flessione del 27,6%, ma resta superiore ai 3,8 milioni del primo trimestre 2024, con una crescita del 24,7%.

Anche in questo caso la Gallura assume un peso determinante. Nel primo trimestre 2026 la nuova provincia esporta 3,8 milioni di euro nella voce legno-sughero, pari al 79,9% del totale regionale. È il valore percentuale più alto tra i settori analizzati.

Il dato conferma che la Gallura non è solo la piattaforma regionale della nautica, ma anche il principale presidio esportatore della filiera legata al sughero, una delle produzioni più identitarie della Sardegna e uno dei comparti storicamente più radicati nell’alta Gallura.

Questa evidenza è importante anche in chiave di internazionalizzazione: una strategia regionale moderna non deve concentrarsi su un solo settore, ma costruire connessioni tra filiere diverse. Nautica, sughero, design, packaging sostenibile, edilizia green, vino e turismo internazionale possono comporre un racconto produttivo unitario della Sardegna sui mercati esteri.

Bevande: il Made in Sardinia agroalimentare nella mappa dell’export

Il quarto settore analizzato è quello delle bevande, che comprende una parte importante del racconto internazionale del Made in Sardinia, a partire dal vino. Nel primo trimestre 2026 l’export regionale delle bevande vale 5,3 milioni di euro, in calo rispetto ai 6,5 milioni del primo trimestre 2025 e ai 6,9 milioni del primo trimestre 2024. La flessione è pari al 18,0% rispetto al 2025 e al 23,2% rispetto al 2024.

In questo comparto la Gallura non ha la leadership che emerge nella nautica e nel sughero, ma registra comunque una presenza significativa: 555,8 mila euro di export nel primo trimestre 2026, pari al 10,4% del totale regionale.

Le bevande mostrano una geografia più distribuita tra le province sarde, con un ruolo importante di Cagliari e Sassari, ma il dato gallurese conferma l’inserimento del territorio anche nelle filiere agroalimentari e identitarie orientate ai mercati esteri.

Anche qui il collegamento con il volo New York-Olbia può diventare strategico. La presenza di una rotta diretta con gli Stati Uniti rafforza la possibilità di usare il Nord-Est Sardegna non solo come destinazione turistica, ma come vetrina internazionale del Made in Sardinia: vino, prodotti identitari, esperienze territoriali, relazioni commerciali e opportunità di investimento.

La sintesi: la Gallura come porta internazionale, la Sardegna come piattaforma produttiva

La sintesi complessiva è chiara. Nel primo trimestre 2026 la Sardegna registra una contrazione dell’export totale, ma all’interno di questo quadro emergono specializzazioni territoriali molto forti. La Gallura pesa solo lo 0,7% sull’export complessivo regionale, ma concentra il 71,6% dell’export sardo di navi e imbarcazioni e il 79,9% dell’export della voce legno-sughero. Nei settori più legati alla sua identità produttiva e alla sua vocazione industriale, la nuova provincia ha quindi un peso molto superiore a quello che emerge dal dato aggregato.

Per il Cipnes Gallura e per UniOlbia, questa evidenza statistica ha un valore strategico. La Gallura può essere raccontata non soltanto come destinazione turistica internazionale, ma come territorio produttivo, esportatore e industriale. Tuttavia, la prospettiva non deve essere localistica. La Gallura può funzionare da porta internazionale, ma l’obiettivo è rafforzare l’intera Sardegna come piattaforma produttiva ed esportatrice.

La nautica è il punto di contatto più forte tra reputazione internazionale, economia del mare, presenza di grandi yacht, capacità produttiva e politica regionale di internazionalizzazione. L’aeronautica rappresenta invece una frontiera di sviluppo, già visibile nei dati regionali e da rafforzare attraverso infrastrutture, servizi, formazione e nuove competenze.

I corsi universitari in ingegneria navale e aeronautica si inseriscono esattamente in questa traiettoria. La laurea triennale in ingegneria navale già attiva a Olbia, la futura magistrale e il corso di ingegneria aeronautica da attivare non sono iniziative isolate, ma strumenti di una politica industriale più ampia. Servono a formare il capitale umano necessario per trasformare le specializzazioni territoriali della Sardegna in una piattaforma stabile di internazionalizzazione, innovazione e crescita produttiva.

In questa prospettiva, i dati Istat del primo trimestre 2026 non descrivono soltanto l’andamento dell’export. Indicano una direzione: una Sardegna che, partendo dai suoi territori più riconoscibili sui mercati internazionali, può rafforzare filiere ad alto potenziale come nautica, aeronautica, sughero e Made in Sardinia agroalimentare. E una Gallura che, grazie al nuovo assetto provinciale e ai collegamenti internazionali come il volo New York-Olbia, diventa finalmente leggibile anche nelle statistiche ufficiali come uno dei principali snodi produttivi, formativi e strategici dell’isola.