La Repubblica Marinara: 14 miliardi per la filiera nautica e navale

La nautica italiana (e sarda) non è soltanto turismo, lusso o lifestyle. È industria manifatturiera, export, innovazione, tecnologia, capitale umano e presenza globale.

È da questa consapevolezza che nasce “La Repubblica Marinara”, il primo studio del Centro Studi Cipnes Gallura/UniOlbia sulla produzione dell’industria nautica e navale in Italia e Sardegna, con un focus specifico su innovazione, internazionalizzazione, presenza digitale e rappresentazione delle imprese nell’intelligenza artificiale.

Lo studio introduce il concetto di “Repubblica Marinara” sulla scia delle antiche repubbliche marinare italiane: allora divise, oggi idealmente riunite in un unico sistema industriale del mare.

L’Italia è oggi una potenza industriale della nautica e del navale. Per questo il Centro Studi Cipnes Gallura ha scelto di leggere nautica e navale come un’unica filiera manifatturiera, basando l’analisi sulla produzione industriale Istat e includendo costruzione, componentistica e attività collegate.

Una filiera industriale da 14 miliardi di euro

Secondo l’elaborazione del Centro Studi Cipnes Gallura su dati Istat relativi alla produzione industriale italiana 2024, la filiera navale e nautica raggiunge 14 miliardi di euro di produzione.

Il dato colloca il settore al 19° posto nell’industria italiana, superando comparti storici del Made in Italy come l’abbigliamento.

Nel quadro della produzione industriale italiana, i primi comparti restano i prodotti alimentari con 124,5 miliardi, i macchinari e apparecchiature con 106,2 miliardi, i prodotti in metallo con 84,1 miliardi, la metallurgia con 69,7 miliardi e chimica e raffinazione con 48,3 miliardi. La filiera navale e nautica si posiziona poi a 14 miliardi insieme ai prodotti tessili, e davanti agli articoli di abbigliamento, pari a 11,7 miliardi.

Costruzione navale e nautica: 1.013 imprese, 13,2 miliardi di ricavi

Lo studio analizza anche i bilanci delle imprese del settore attraverso il database Atoka-Cerved, con una riclassificazione dei codici ATECO di Infocamere basata sulle informazioni economiche e societarie.

Il perimetro della costruzione navale e nautica comprende ATECO 30.1, 30.11 e 30.12, escludendo le attività riconducibili all’ATECO 30.13, cioè la costruzione di navi militari.

Il risultato è un sistema industriale composto da 1.013 imprese, con 13,2 miliardi di euro di ricavi complessivi e 32.479 addetti, sulla base dei bilanci depositati nel 2024.

Questa lettura consente di rappresentare con maggiore precisione la dimensione economica del comparto, superando una visione frammentata tra navale e nautico.

L’Italia leader mondiale nelle navi da crociera

La leadership industriale italiana emerge con particolare evidenza nella costruzione di navi da crociera.

Le elaborazioni del Centro Studi Cipnes Gallura su dati Cruise Ship Orderbook – Cruise Industry News mostrano che nel 2026 Fincantieri realizza 7 navi da crociera su 13 in costruzione a livello globale, pari al 54% del mercato mondiale.

Nel 2024 Fincantieri registra 8,1 miliardi di euro di ricavi complessivi, di cui 3,9 miliardi riferiti alle navi da crociera. Accanto a Fincantieri, lo studio considera anche T. Mariotti, con 166 milioni di euro di ricavi nel 2024.

La cantieristica crocieristica conferma dunque il ruolo dell’Italia nei segmenti industriali più complessi, ad alto valore aggiunto e alta intensità tecnologica.

La nautica da diporto vale 6,4 miliardi di euro

Nel solo comparto della produzione nautica, identificato dall’ATECO 30.12 di Infocamere, lo studio stima 6,4 miliardi di euro di ricavi complessivi nel 2024.

Il settore conta 668 imprese con bilancio depositato e 13.858 addetti.

Il dato è più elevato rispetto ad altre stime disponibili perché il Centro Studi Cipnes Gallura ha condotto un lavoro di riclassificazione puntuale delle imprese. Sono state incluse anche società formalmente classificate nell’ATECO 30.1 ma che, analizzando l’attività reale di mercato, risultano di fatto attive nella produzione di imbarcazioni da diporto e yacht.

È il caso, ad esempio, di The Italian Sea Group, Palumbo superyachts, Rossinavi, Cantiere delle Marche, Tankoa yachts, formalmente classificati nell’ambito del 30.1 ma riconducibili alla produzione nautica da diporto.

I grandi gruppi concentrano il valore

L’analisi dei bilanci consolidati 2024 mostra una forte concentrazione del valore nei principali gruppi della nautica italiana.

Le prime 7 aziende del comparto raggiungono 4,3 miliardi di euro di ricavi, pari al 68% del totale. Le prime sette società rappresentano circa il 68% dei ricavi complessivi.

Ai vertici della classifica si trovano Azimut Benetti, con 1,3 miliardi di euro di ricavi e un EBITDA margin del 19,5%; Ferretti Group, con 1,2 miliardi e un EBITDA margin del 16,6%; Sanlorenzo, con 930 milioni e un EBITDA margin del 19,9%.

Seguono The Italian Sea Group con 406 milioni, Overmarine Group con 199,5 milioni, Baglietto con 154 milioni, Cantiere del Pardo con 143,5 milioni, Palumbo Superyachts con 122,9 milioni, Absolute con 108,7 milioni e Bluegame con 90,2 milioni.

Il margine EBITDA medio dei principali player è pari al 12,8%, con valori prossimi al 20% per alcuni dei gruppi leader.

Export navale e nautico: 10,3 miliardi nel 2025

La forza internazionale della filiera emerge anche dai dati sull’export.

Secondo l’elaborazione del Centro Studi Cipnes Gallura su dati ICE, Istat e Ministero degli Affari Esteri, l’export della cantieristica navale e nautica italiana raggiunge nel 2025 10,3 miliardi di euro, in crescita del 39% rispetto ai 7,4 miliardi del 2024.

I principali mercati di destinazione sono gli Stati Uniti, con 3,3 miliardi di euro, la Germania con 1 miliardo, le Isole Cayman con 945 milioni e l’Indonesia con 837 milioni.

La composizione dell’export mostra due pilastri equivalenti: le navi da crociera valgono 4,3 miliardi di euro, così come le imbarcazioni da diporto, anch’esse pari a 4,3 miliardi.

Nel dettaglio della nautica da diporto, i superyacht oltre 24 metri generano 2,5 miliardi di euro, gli yacht tra 7,5 e 24 metri 1,3 miliardi, le barche a vela tra 7,5 e 24 metri 96 milioni, i gommoni 87,7 milioni, le altre imbarcazioni a motore oltre 24 metri 85,5 milioni e panfili e altre unità da diporto 60 milioni.

I principali mercati per le imbarcazioni da diporto sono Isole Cayman con 946 milioni, Stati Uniti con 464 milioni, Regno Unito con 435 milioni, Isole Marshall con 410 milioni, Malta con 376 milioni e Francia con 343 milioni.

I mercati dei leader italiani della nautica

I tre principali gruppi della nautica italiana — Azimut Benetti, Ferretti Group e Sanlorenzo — operano su scala globale.

L’analisi aggregata mostra che il 48% delle vendite dei primi tre gruppi avviene in Europa, il 30% nelle Americhe, il 12% in Medio Oriente e Africa, il 7% in Asia-Pacifico e il 3% nel resto del mondo.

Azimut Benetti registra 1,3 miliardi di euro di ricavi, suddivisi tra Azimut, con 861 milioni, e Benetti, con 513 milioni. Il gruppo realizza il 47% delle vendite in Nord e Sud America, il 38% in Europa, l’8% in Asia-Pacifico e l’8% nel resto del mondo.

Ferretti Group raggiunge 1,2 miliardi di euro, con il 50,6% delle vendite in Europa, il 23% nelle Americhe, il 23% in Medio Oriente e Africa e il 3,4% in Asia-Pacifico.

Sanlorenzo registra 930 milioni di euro di ricavi, con il 61,5% in Europa, il 15,8% nelle Americhe, il 13,1% in Medio Oriente e Africa e il 9,7% in Asia-Pacifico.

Superyacht: l’Italia domina il mercato globale

Il posizionamento internazionale dell’Italia è ancora più evidente nel segmento dei superyacht.

Le elaborazioni del Centro Studi Cipnes Gallura su dati Global Order Book 2026 – Boat International mostrano che i cantieri italiani rappresentano 8 aziende su 19 nella classifica mondiale, ma realizzano circa il 63% dei progetti globali di superyacht, pari a 405 progetti su 643.

In termini di metri in costruzione, la quota italiana è pari al 61% della produzione mondiale.

Tra i cantieri italiani presenti nel Global Order Book figurano Azimut Benetti con 163 progetti, Sanlorenzo con 130, Overmarine Group con 26, The Italian Sea Group con 23, Palumbo Superyachts con 20, Baglietto con 18, Cantiere delle Marche con 15 e Tankoa Yachts con 10.

Internazionalizzazione, digitale e innovazione nella nautica italiana

Lo studio introduce anche un’analisi del profilo competitivo delle imprese della nautica italiana attraverso gli indicatori di marketing analytics della piattaforma Margò-Cribis.

Il Centro Studi Cipnes Gallura ha analizzato 1.937 imprese dell’ATECO 30.12, per un fatturato complessivo di 5,6 miliardi di euro, valutando tre dimensioni: internazionalizzazione, digital attitude e innovazione.

Sul fronte dell’internazionalizzazione, le imprese con livelli alti, cioè 1 e 2, rappresentano il 41,4% del totale e generano il 97,3% del fatturato. Le imprese con livello medio sono il 22,8% e generano l’1,8% del fatturato, mentre quelle con livelli bassi, 4 e 5, sono il 33% e producono appena lo 0,9% del fatturato.

Nel digitale, la polarizzazione è ancora più evidente: le imprese con livelli alti sono il 14,3% e generano l’88,3% del fatturato. Il livello medio pesa per il 7,2% delle imprese e il 3,2% del fatturato, mentre i livelli bassi rappresentano il 75,3% delle imprese e l’8,5% del fatturato.

Sull’innovazione, le imprese più avanzate sono il 20,3% e generano il 91,4% del fatturato. Il livello medio è pari al 19% delle imprese e al 3,5% del fatturato, mentre i livelli bassi rappresentano il 57,4% delle imprese e il 5% del fatturato.

La lettura è netta: il valore della nautica italiana è concentrato nelle imprese più internazionalizzate, digitali e innovative.

Traffico web: i brand italiani parlano ai mercati globali

Lo studio analizza anche la presenza digitale dei principali produttori italiani attraverso dati Similarweb aggiornati ad aprile 2026.

La classifica dei siti per traffico mensile vede al primo posto wally.com con 56.093 visite mensili, seguito da azimutyachts.com con 54.110, riva-yacht.com con 48.115, ferrettigroup.com con 39.349, sanlorenzoyacht.com con 37.821, mangustayachts.com con 35.704, benettiyachts.com con 28.799, pershing-yacht.com con 20.849, ferretti-yachts.com con 18.938, azimutbenetti.com con 12.649, baglietto.com con 11.386, perininavi.it con 10.529, theitalianseagroup.com con 8.112, admiralyachts.com con 8.065 e crn-yacht.com con 6.802.

La composizione geografica del traffico conferma il posizionamento internazionale dei brand. Per azimutyachts.com, i principali mercati digitali sono Italia, Germania e Stati Uniti. Per sanlorenzoyacht.com emergono Italia, Australia e Stati Uniti. Per benettiyachts.com il primo mercato digitale sono gli Stati Uniti, seguiti da Italia e Regno Unito. Per ferretti-yachts.com i principali mercati sono Stati Uniti, Italia e Brasile.

Il dato conferma una coerenza tra presenza digitale, mercati di riferimento ed export.

I cantieri italiani nelle risposte dell’intelligenza artificiale

Una delle parti più innovative dello studio riguarda la presenza dei principali gruppi della nautica italiana nelle risposte generate dai sistemi di intelligenza artificiale.

Il Centro Studi Cipnes Gallura ha utilizzato dati Semrush, aggiornati al 28 aprile 2026, per analizzare la presenza dei domini aziendali nelle risposte di ChatGPT, Gemini, Google AI Mode e Google AI Overview.

Le metriche considerate sono tre: menzioni, cioè il numero totale di citazioni del brand nelle risposte AI; pagine citate, cioè il numero di pagine del dominio utilizzate come fonte; e visibilità IA, indice che misura la presenza del brand nelle risposte rispetto ai concorrenti.

Per numero di menzioni, il primo dominio è azimutyachts.com, con 4.200 menzioni, seguito da sanlorenzoyacht.com con 2.100, benettiyachts.com con 2.000 e ferrettigroup.com con 1.900.

Per pagine citate, il primo dominio è ferrettigroup.com, con 338 pagine, seguito da azimutyachts.com con 292, sanlorenzoyacht.com con 235 e benettiyachts.com con 191.

Per visibilità IA, guida ferrettigroup.com con un indice pari a 37, seguito da sanlorenzoyacht.com con 36, azimutyachts.com con 35 e benettiyachts.com con 32.

Il risultato conferma che i principali produttori italiani non sono soltanto leader industriali, ma anche fonti digitali riconosciute nei nuovi sistemi informativi basati sull’intelligenza artificiale.

La Sardegna: una filiera in crescita, ma ancora incompleta

Lo studio dedica un focus specifico alla Sardegna.

La produzione navale e nautica regionale, considerando ATECO 30.1 e 30.12, conta 49 imprese, 77,3 milioni di euro di ricavi e 421 addetti. Il ricavo medio per impresa è pari a 1,6 milioni di euro, gli addetti medi per impresa sono 9 e il ricavo per addetto è pari a 184 mila euro.

Nel solo comparto della produzione nautica, ATECO 30.12, la Sardegna registra 26 imprese, 66 milioni di euro di ricavi e 327 addetti. Il ricavo medio per impresa è pari a 2,5 milioni di euro, gli addetti medi per impresa sono 13 e il ricavo per addetto raggiunge 202 mila euro.

Le prime tre aziende per ricavi sono Novamarine, con 26,5 milioni di euro, M.Y.I. – Maori Yacht, con 14,9 milioni, e Tender One – G-Tender, con 6 milioni. Tutte e tre hanno sede a Olbia.

Export nautico sardo: 43,5 milioni nel 2025

Nel 2025 l’export nautico della Sardegna raggiunge 43,5 milioni di euro, in crescita del 47% rispetto ai 29,6 milioni del 2024. Il saldo commerciale è positivo per 17,7 milioni di euro.

L’andamento degli ultimi anni mostra una traiettoria significativa: 29,2 milioni nel 2021, 37,7 milioni nel 2022, 27,3 milioni nel 2023, 29,6 milioni nel 2024 e 43,5 milioni nel 2025.

I principali mercati di destinazione sono Stati Uniti con 7,8 milioni, Libia con 6,6 milioni, Francia con 5,7 milioni, Regno Unito con 3,7 milioni, Albania con 2,9 milioni ed Emirati Arabi Uniti con 2,1 milioni.

Il dato conferma l’esistenza di una domanda internazionale per la produzione nautica sarda, ma anche la necessità di ampliare la base delle imprese esportatrici.

Refit, servizi, charter: il ruolo della nautica sarda

La Sardegna presenta una filiera ampia e articolata, nella quale i servizi hanno un peso rilevante.

Il comparto del refit, manutenzione e rimessaggio nautico, ATECO 30.15, conta 63 imprese, 76,3 milioni di euro di ricavi e 516 addetti. Le prime tre aziende sono Teknoship con 11,9 milioni, S.N.O. Service con 11,4 milioni e Olbia Boat Service con 5,5 milioni.

Il commercio al dettaglio di imbarcazioni, ATECO 47.63.10, raggiunge 15,6 milioni di euro, con 16 imprese e 64 addetti. Le prime tre aziende sono Sea Motors Fresi con 6,7 milioni, Given for Yachting con 2,2 milioni e Nautica Falchi con 1,1 milioni.

Il quadro mostra una Sardegna già forte nei servizi, nel charter e nell’accoglienza nautica, ma ancora con una base produttiva industriale da rafforzare.

Internazionalizzazione, digitale e innovazione: il nodo della competitività sarda

L’analisi Margò sulle 113 imprese della nautica sarda ATECO 30.12 mostra una struttura competitiva ancora fragile e fortemente polarizzata.

Sul fronte dell’internazionalizzazione, le imprese sopra la media sono 24, pari al 21%, e generano il 73% del fatturato. Le imprese nella media sono 28, pari al 25%, e generano il 26% del fatturato. Le imprese sotto la media sono 61, pari al 54%, ma generano meno dell’1% del fatturato.

Nel digitale, le imprese sopra la media sono 13, pari all’11%, e generano il 45% del fatturato. Le imprese nella media sono 10, pari al 9%, e generano il 32% del fatturato. Le imprese sotto la media sono 90, pari all’80%, e generano il 23% del fatturato.

Sull’innovazione, le imprese sopra la media sono appena 5, pari al 4%, ma generano il 43% del fatturato. Le imprese nella media sono 22, pari al 19%, e generano il 45% del fatturato. Le imprese sotto la media sono 86, pari al 76%, e generano il 12% del fatturato.

Questi dati confermano la necessità del piano regionale di internazionalizzazione, finalizzato ad ampliare la base delle imprese attive sui mercati esteri e a rafforzare digitalizzazione e innovazione del sistema produttivo.

Formazione: il capitale umano come leva industriale

Lo studio dedica un focus specifico alla formazione.

Nel 2024 i laureati in ingegneria navale e nautica in Italia sono 226, tra percorsi triennali e magistrali. Nella laurea triennale L-9 si registrano 51 laureati a Genova, 31 a Trieste, 20 a Napoli Federico II e 36 nel corso di ingegneria nautica dell’Università di Genova.

Nella laurea magistrale LM-34 si contano 36 laureati a Trieste, 24 a Genova e 19 a Napoli Federico II. A questi si aggiungono 45 laureati nel corso magistrale in Yacht Design – Ingegneria Nautica dell’Università di Genova, sede di La Spezia.

In questo quadro nazionale, Olbia si candida a diventare un nuovo polo della formazione nautica. Il corso di laurea triennale in Ingegneria navale dell’Università di Cagliari, attivato nella sede di Olbia, rappresenta un passaggio strategico per la costruzione di competenze locali a supporto della filiera nautica sarda.

Il corso non ha ancora laureati, ma tra un anno arriveranno i primi ingegneri navali formati in Sardegna. Gli iscritti del primo anno sono 20, con una forte prevalenza dalla Gallura, in particolare da Olbia, ma con presenze anche da Varese, Cagliari e Nuoro.

Gli iscritti del secondo anno sono 33, con provenienze da Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e da diverse aree della Sardegna: Cagliari, Quartu Sant’Elena, Sassari, Oristano, Nuoro, Sant’Antioco, Bosa, Suni, Ploaghe, Urzulei, Sanluri e Ittiri.

La formazione diventa così una leva decisiva per trasformare la Sardegna da destinazione nautica a piattaforma industriale del mare.

Il piano regionale e la nuova sfida della Sardegna

La lettura complessiva dello studio è chiara.

L’Italia è una potenza mondiale della nautica e del navale. Domina il mercato dei superyacht, è leader nelle navi da crociera, esporta oltre 10 miliardi di euro e presenta grandi gruppi industriali capaci di competere sui mercati globali.

La Sardegna è già una destinazione nautica internazionale, con export in crescita, servizi portuali rilevanti, charter, refit, portualità turistica e una nuova formazione universitaria a Olbia. Ma la base produttiva regionale deve ancora crescere in internazionalizzazione, digitale e innovazione.

Per questo il piano regionale di internazionalizzazione, sostenuto dalla Regione Sardegna attraverso gli assessorati della Programmazione e dell’Industria e attuato dal Cipnes Gallura, rappresenta uno strumento strategico per ampliare la base competitiva delle imprese sarde e collegare turismo nautico, industria, servizi, formazione e mercati esteri.

“Abbiamo scelto di chiamare lo studio ‘La Repubblica Marinara’ come omaggio alla tradizione italiana delle repubbliche marinare, ma anche per sottolineare una consapevolezza attuale: l’Italia è oggi una delle principali potenze industriali del mare, leader a livello globale sia nella nautica sia nella cantieristica da crociera. Per questo abbiamo scelto di utilizzare i dati della produzione industriale Istat e di analizzare insieme nautica e navale”, spiega Guido Piga, responsabile della comunicazione e del Centro Studi CIPNES Gallura–UniOlbia.

DOCUMENTI
La Repubblica Marinara, studio sull'industria nautica e navale in Italia e Sardegna 2026