Sanlorenzo all’Ue: “Porti e carburanti verdi”

Massimo Perotti porta la sfida dell'industria nautica sostenibile davanti alla Commissione europea. Il presidente esecutivo di Sanlorenzo ha inviato a Jessika Roswall, Commissaria europea per l’Ambiente, la Resilienza idrica e un’Economia circolare competitiva, la Venice Call for Maritime Action, una lettera-appello sulla transizione energetica del settore marittimo. Il documento è stato trasmesso in copia anche a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.

Il messaggio è netto: le tecnologie esistono, ma senza carburanti verdi e porti attrezzati la transizione della nautica non può diventare realtà industriale.

La lettera parte da un’affermazione chiara: le soluzioni per una mobilità marittima più sostenibile “non sono più teoriche”. Sono disponibili, stanno avanzando rapidamente e possono uscire dalla fase sperimentale. Ma serve un salto di sistema.

È qui che la Sardegna entra nella partita. Perché il progetto Cipnes sul biometanolo per l'industria nautica, con la ricerca del Politecnico e la partnership con Salorenzo, risponde esattamente a uno dei nodi indicati da Perotti: costruire nel Mediterraneo una filiera concreta per carburanti alternativi destinati allo yachting e alla mobilità marittima sostenibile.

Perotti: la barriera non è più la tecnologia

Nella Venice Call, Sanlorenzo sposta il centro del dibattito. Il problema principale non è più solo sviluppare nuove tecnologie. Il problema è renderle utilizzabili.

“La barriera principale non è più la capacità tecnologica” afferma il documento. La sfida, oggi, è garantire la disponibilità dei carburanti e delle infrastrutture necessarie per rendere queste innovazioni accessibili e scalabili.

È un passaggio rilevante per tutta l’industria nautica europea. Significa che il settore è entrato in una fase nuova: dopo la ricerca, dopo i prototipi, dopo le prime applicazioni, serve una rete reale di produzione, distribuzione e utilizzo.

Sanlorenzo, secondo produttore mondiale di superyachr, indica il metanolo verde (biometanolo) tra le soluzioni più importanti. È considerato un carburante alternativo capace di ridurre le emissioni mantenendo prestazioni, affidabilità e usabilità richieste dalle imbarcazioni moderne.

Il gruppo richiama anche le proprie iniziative industriali: il 50Steel Almax, varato nel 2024 e indicato come primo superyacht dotato di sistema fuel cell a metanolo verde, e il Bluegame BGH-HSV, imbarcazione foil alimentata a idrogeno impiegata durante la 37ª America’s Cup a Barcellona.

Il punto politico e industriale è chiaro: la nautica di alta gamma può diventare un laboratorio europeo della transizione energetica. Ma perché questo accada non bastano i cantieri. Servono carburanti, porti, marina.

Il Mediterraneo deve colmare un ritardo

La lettera segnala anche un limite preciso: oggi meno dell’uno per cento della produzione globale di metanolo deriva da fonti rinnovabili. Inoltre, la disponibilità è concentrata in pochi hub industriali del Nord Europa ed è largamente assente nelle aree mediterranee dove si concentra una parte rilevante dello yachting internazionale.

Questo è uno dei passaggi più importanti per la Sardegna. Il Mediterraneo è una delle grandi aree mondiali della nautica, ma non dispone ancora di una rete adeguata per carburanti alternativi, biometanolo, elettrificazione delle banchine e servizi energetici avanzati. Perotti chiede quindi un allineamento tra istituzioni europee, autorità portuali, città costiere, produttori di energia, fornitori di carburanti e partner industriali.

La richiesta è semplice: trasformare le soluzioni di oggi negli standard di domani.

La Sardegna c’è: superyacht, rifiuti organici, impianti e ricerca

Dentro questa sfida europea, la Sardegna c’è. E parte da condizioni concrete.

Nel 2025, nelle acque della Gallura sono stati rilevati 3.114 superyacht, secondo lo studio del Centro Studi Cipnes gallura/UniOlbia su dati della Direzione marittima del Nord Sardegna. È un dato che conferma il ruolo del Nord Est Sardegna come una delle aree più rilevanti del Mediterraneo per la nautica di alta gamma.

Nello stesso anno, l’impianto Cipnes di Spiritu Santu ha trattato 18.959 tonnellate di rifiuto umido, rispetto alle 16.711 tonnellate del 2024. L’aumento è di circa 2.248 tonnellate, pari a una crescita del 13,5%.

Questi numeri indicano una traiettoria industriale possibile: partire dal rifiuto organico trattato dal Cipnes per produrre biometanolo destinato alla nautica. In altri termini: trasformare una frazione organica locale in carburante verde per i superyacht e per la mobilità marittima sostenibile.

È il passaggio che rende la Sardegna non solo una destinazione per la nautica, ma un possibile luogo di produzione della nuova energia per la nautica.

Dal biometano al biometanolo

Il progetto si innesta su una base industriale già avviata. Il Cipnes sta realizzando a Spiritu Santu un impianto per il biometano con fondi PNRR. Il biometanolo rappresenta il passo successivo: una piattaforma più avanzata, orientata alla nautica e alla transizione energetica del mare.

Il progetto è stato elaborato e presentato dal professor Flavio Manenti, ordinario di Impianti chimici al Politecnico di Milano. Manenti è anche tra i firmatari della Venice Call for Maritime Action promossa da Sanlorenzo. Questo collegamento è rilevante: la stessa competenza scientifica che lavora sul progetto sardo partecipa all’appello europeo per accelerare la disponibilità di carburanti alternativi nel settore marittimo.

La traiettoria si fonda sull’asse Cipnes – Politecnico di Milano – Sanlorenzo. A questo si aggiungono il sostegno della Regione Sardegna, con gli assessorati alla Programmazione e all'Industria, del Comune di Olbia e del Governo, in particolare del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Porti e marina: la rete regionale

La partita non riguarda solo la produzione. Riguarda anche la distribuzione.

Alla Fiera Nautica di Sardegna, Domenico Bagalà, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna ha indicato il lavoro su un piano per dotare i porti sardi di infrastrutture dedicate al biometanolo e alle energie rinnovabili.

La mappa del progetto mostra una possibile scalabilità regionale, con nodi portuali lungo l’intero perimetro dell’isola: Olbia, Golfo Aranci, Santa Teresa Gallura, Porto Torres, Oristano, Portovesme, Cagliari/Sarroch e Arbatax. A questa rete si aggiunge l’integrazione con i marina e i porti turistici della Sardegna, dalla Gallura al Sud dell’isola, fino alla costa occidentale e orientale.

È un elemento centrale. La Venice Call chiede porti attrezzati e filiere di approvvigionamento. La Sardegna può rispondere con una rete regionale che collega produzione, distribuzione e domanda nautica.

Una possibile prima piattaforma europea

La sfida lanciata da Perotti a Venezia trova in Sardegna una possibile applicazione concreta.

Il punto non è soltanto ambientale. È industriale. La Sardegna può candidarsi a diventare la prima piattaforma europea, e forse mondiale, per la produzione di biometanolo destinato alla nautica.

La filiera è chiara: superyacht, rifiuto organico, impianto Cipnes, ricerca del Politecnico di Milano, industria nautica Sanlorenzo, sostegno istituzionale, rete dei porti sardi.

È una traiettoria che consente alla Sardegna di fare un salto di ruolo. Non solo ospitare la nautica internazionale, ma produrre servizi, energia e innovazione per la sua transizione.

La Venice Call dice che il futuro della nautica sostenibile non deve restare un’aspirazione. Deve diventare infrastruttura. In Sardegna, questa infrastruttura può cominciare a prendere forma.