Superyacht in Sardegna, 3.176 unità censite nell'estate 2026

Sono 3.176 i superyacht unici di lunghezza superiore ai 24 metri rilevati tra giugno e agosto 2026 nelle acque della Gallura, nel Nord-Est della Sardegna.

Il numero cresce del 9,97% rispetto ai 2.888 yacht del 2025 e del 27,29% rispetto ai 2.495 del 2024, confermando il rafforzamento della Sardegna tra le principali destinazioni mediterranee della nautica internazionale.

I risultati sono stati presentati al Cannes Yachting Festival nell’ambito del Piano regionale di internazionalizzazione dell’industria nautica della Sardegna, finanziato dalla Regione Sardegna e attuato dal Cipnes Gallura. Il Piano prevede la partecipazione alle principali manifestazioni internazionali del settore e promuove la filiera nautica regionale, il Made in Sardinia e l’attrazione di nuovi investimenti produttivi.

Lo studio, curato dal Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia, documenta la crescita e la progressiva diffusione territoriale del turismo nautico di alta gamma. Accanto all’analisi dei flussi, traccia il profilo di 291 superyacht, ricostruendone dimensioni, cantieri costruttori, valore stimato, Paesi e settori economici associati alla proprietà.

«Questo studio ci permette di conoscere le dimensioni e l’evoluzione della nautica internazionale nelle nostre acque e di trasformare i dati in uno strumento di politica industriale», dichiara Livio Fideli, presidente del Cipnes Gallura. «Come soggetto attuatore del Piano regionale, vogliamo rafforzare la filiera nautica sarda, aprire nuovi mercati alle imprese e creare le condizioni per nuovi investimenti produttivi e occupazione qualificata».

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Oltre duemila superyacht unici nel solo mese di agosto

La crescita interessa tutti e tre i mesi analizzati. Nel giugno 2026 sono stati rilevati 1.139 MMSI unici, contro i 978 del 2025 e gli 825 del 2024. L’aumento è quindi del 16,5% in un anno e del 38,1% rispetto al 2024.

A luglio il numero è salito a 1.870 superyacht unici, rispetto ai 1.672 del 2025 e ai 1.434 del 2024: una crescita dell’11,8% su base annua e del 30,4% in due anni.

Ad agosto sono state rilevate 2.039 unità, contro le 1.864 del 2025 e le 1.626 del 2024. L’incremento è del 9,4% rispetto al 2025 e del 25,4% rispetto al 2024.

All’interno di ciascun mese, ogni superyacht è stato conteggiato una sola volta, indipendentemente dal numero di passaggi, spostamenti o stazionamenti effettuati.

I valori mensili non possono essere sommati per calcolare il numero complessivo delle imbarcazioni, perché uno stesso yacht può essere stato presente in due o in tutti e tre i mesi. Il dato trimestrale di 3.176 rappresenta il numero complessivo di MMSI differenti rilevati tra giugno e agosto: uno yacht presente in tutti e tre i mesi compare quindi una sola volta nel totale finale.

La grande nautica si estende a tutta la Gallura marittima

La Costa Smeralda continua a rappresentare uno dei principali poli di concentrazione e stazionamento dei superyacht. Cala di Volpe e Pevero, con i rispettivi campi boe, e il porto di Porto Cervo rimangono le località caratterizzate dalle presenze più consistenti.

I dati evidenziano, tuttavia, una progressiva diffusione geografica del fenomeno. La crescita interessa sempre più il golfo di Arzachena, con Cannigione, il golfo di Olbia e la direttrice verso Golfo Aranci, oltre all’area marina di Tavolara–San Teodoro.

Nel 2026 sono stati rilevati:

  • 2.866 MMSI nell’area di La Maddalena;

  • 2.581 in Costa Smeralda;

  • 2.285 nell’area di Porto Rotondo;

  • 1.872 a Santa Teresa e nelle Bocche di Bonifacio;

  • 1.638 nell’area di Tavolara;

  • 1.305 nel golfo di Olbia;

  • 1.300 a Cannigione.

La tendenza è particolarmente evidente nelle aree in maggiore espansione. Rispetto al 2025, Cannigione cresce del 19,2%, il golfo di Olbia del 16,1% e Tavolara del 13%. Nel confronto con il 2024, Olbia e Tavolara aumentano entrambe del 48,5%, mentre Cannigione registra una crescita del 42,5%.

I valori delle singole aree non possono essere sommati per determinare il numero complessivo degli yacht: uno stesso MMSI può attraversare più zone durante il trimestre ed essere rilevato in ciascuna di esse.

I dati territoriali comprendono inoltre sia gli stazionamenti sia i passaggi. Questa distinzione è particolarmente importante per La Maddalena e per Santa Teresa–Bocche di Bonifacio, attraversate da numerosi yacht in transito. Il primato numerico di La Maddalena non indica necessariamente una maggiore concentrazione di unità in stazionamento, ma riflette anche la posizione dell’arcipelago lungo le principali rotte della nautica internazionale.

«La presenza dei superyacht non riguarda più soltanto le aree storicamente più frequentate della Costa Smeralda, ma si sta estendendo a tutta la Gallura marittima», sottolinea Antonio Loriga, vicepresidente del Cipnes Gallura. «Il Piano regionale intende accompagnare questa evoluzione con porti, servizi, infrastrutture e competenze capaci di ampliare e distribuire le ricadute economiche generate dalla nautica».

I dati ufficiali del sistema Pelagus

Lo studio è stato ideato e coordinato da Guido Piga, responsabile della Comunicazione e del Centro Studi del Cipnes Gallura e di UniOlbia, e realizzato con il contributo tecnico dell’Ufficio Transizione digitale del Cipnes Gallura.

I dati sono stati messi a disposizione dalla Direzione marittima del Nord Sardegna, nell’ambito del protocollo sottoscritto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e acquisiti attraverso Pelagus, il sistema della Guardia Costiera basato sui segnali AIS e sui codici identificativi MMSI.

Le estrazioni, effettuate separatamente nei mesi di giugno, luglio e agosto, hanno riguardato esclusivamente le unità classificate dal sistema AIS come pleasure craft. La successiva verifica ha circoscritto il perimetro dello studio alle imbarcazioni di lunghezza superiore ai 24 metri.

In ogni elaborazione mensile ciascun MMSI è stato conteggiato una sola volta, indipendentemente dal numero di passaggi, spostamenti o stazionamenti rilevati. Per determinare il dato complessivo del trimestre sono state eliminate anche le duplicazioni tra i tre mesi.

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Identificati e profilati 291 superyacht

Una seconda fase dello studio ha consentito di identificare e profilare 291 dei 3.176 MMSI unici, pari al 9,2% delle unità complessivamente rilevate.

L’analisi è stata realizzata incrociando i dati estratti da Pelagus con le informazioni pubblicamente disponibili su SuperYachtFan, utilizzate per associare i codici MMSI ai nomi degli yacht, ai proprietari pubblicamente attribuiti, ai cantieri costruttori e al valore stimato delle imbarcazioni.

Le stime relative ai patrimoni personali dei proprietari sono state ricavate dai dati pubblicati da Forbes.

I Paesi associati alla proprietà non indicano la bandiera dello yacht, il luogo di registrazione dell’imbarcazione o la residenza fiscale dell’armatore, ma il Paese pubblicamente associato al proprietario.

Made in Italy, l’Italia è il primo Paese costruttore

L’Italia occupa il primo posto nella classifica dei Paesi costruttori dei 291 superyacht profilati. I cantieri italiani hanno realizzato 106 unità, pari al 36,4% del campione.

Seguono i Paesi Bassi, con 94 superyacht e il 32,3%, e la Germania, con 33 unità e l’11,3%. Complessivamente, i tre principali Paesi costruttori rappresentati nello studio hanno realizzato 233 yacht, pari all’80,1% del campione.

Tra i cantieri italiani figurano Benetti, con 25 superyacht; Perini Navi, con 14; Baglietto, Codecasa e Sanlorenzo, con 7 unità ciascuno; Overmarine, con 6; CRN e Rossinavi, con 5 ciascuno; Columbus, con 4; Mondomarine e Wally, con 3 ciascuno. A questi si aggiungono numerosi altri cantieri e marchi, a conferma dell’ampiezza e della diversificazione produttiva della nautica italiana.

I dati delineano tre differenti specializzazioni industriali. L’Italia guida per numero di yacht e ampiezza dell’offerta, con una lunghezza media di 53,3 metri. I superyacht costruiti nei Paesi Bassi raggiungono una media di 63,6 metri, mentre quelli realizzati in Germania si distinguono per le dimensioni maggiori, con una lunghezza media di 90,1 metri.

La leadership italiana costituisce un riferimento anche per la crescita della filiera regionale. Il Made in Sardinia è già visibile accanto ai grandi yacht internazionali: nelle acque dell’Isola operano tender costruiti in Sardegna, espressione di una capacità produttiva orientata alle imbarcazioni ad alte prestazioni e al mercato mondiale.

Una flotta con una lunghezza media di 61,7 metri

I 291 yacht profilati hanno una lunghezza media di 61,7 metri e una mediana di 57 metri.

La classe più numerosa è quella compresa tra 40 e 59 metri, con 123 unità, pari al 42,3% del campione. Seguono i superyacht tra 60 e 89 metri, con 99 unità e il 34%.

Le unità comprese tra 24 e 39 metri sono 35, pari al 12%; quelle tra 90 e 119 metri sono 25, pari all’8,6%; i gigayacht di almeno 120 metri sono 9, pari al 3,1%.

Complessivamente, l’88% delle imbarcazioni misura almeno 40 metri, mentre il 45,7% raggiunge o supera i 60 metri. Sono 34 gli yacht di almeno 90 metri.

L’imbarcazione più grande è Blue, lunga 160 metri, seguita da A+ — già Topaz — con 147 metri, Luminance con 145, Dragonfly con 142 e Yas con 141 metri.

Yacht per un valore stimato di almeno 19,2 miliardi di dollari

Per 288 dei 291 superyacht è stato possibile ricostruire una stima pubblica del valore. Complessivamente, le imbarcazioni raggiungono almeno 19,2 miliardi di dollari.

Il valore medio è di circa 66,8 milioni di dollari, mentre quello mediano è di 30 milioni.

Sono 56 gli yacht con un valore stimato di almeno 100 milioni di dollari. Pur rappresentando il 19,4% delle 288 unità per le quali è disponibile una valutazione, concentrano circa 11,8 miliardi di dollari, oltre il 61% del valore complessivo della flotta analizzata.

Diciassette yacht hanno un valore stimato di almeno 250 milioni di dollari. In testa si colloca Blue, con una stima di 900 milioni, seguito da Al Lusail e Luminance, valutati 500 milioni ciascuno, e da A+ e Al Mirqab, con 450 milioni ciascuno.

I valori derivano da fonti pubbliche e devono essere considerati stime indicative, non perizie o valutazioni certificate.

Stati Uniti e Italia ai primi posti per proprietà associate

Gli Stati Uniti occupano il primo posto tra i Paesi pubblicamente associati alla proprietà, con 53 yacht, pari al 18,2% dei 291 superyacht profilati.

Seguono:

  • Italia, con 36 unità e il 12,4%;

  • Regno Unito, con 25 e l’8,6%;

  • Germania, con 17 e il 5,8%;

  • Paesi Bassi, con 13 e il 4,5%;

  • Francia, con 10 e il 3,4%;

  • Arabia Saudita, con 10 e il 3,4%;

  • Emirati Arabi Uniti, con 9 e il 3,1%;

  • Russia, con 9 e il 3,1%;

  • Svizzera, con 9 e il 3,1%.

Complessivamente, i primi dieci Paesi associati alla proprietà rappresentano 191 superyacht, pari al 65,6% del campione.

Patrimoni personali stimati in oltre 1.455 miliardi di dollari

Sulla base delle stime pubblicate da Forbes, la somma dei patrimoni personali associati ai proprietari identificati raggiunge circa 1.455,68 miliardi di dollari.

Per comprenderne l’ordine di grandezza, il dato può essere confrontato con il prodotto interno lordo dell’Italia, pari nel 2025 a circa 2.258 miliardi di euro.

Il confronto ha una funzione esclusivamente dimensionale: mette in relazione valori espressi in valute differenti e due grandezze di natura diversa. Da una parte vi sono patrimoni privati accumulati nel tempo; dall’altra, il valore dei beni e dei servizi prodotti da un Paese in un anno.

Per evitare duplicazioni, il patrimonio di uno stesso proprietario è stato conteggiato una sola volta, anche quando associato a più yacht. Le cifre pubblicate da Forbes devono essere considerate stime, variabili nel tempo e non certificate.

Nella ripartizione geografica, gli Stati Uniti occupano il primo posto con circa 468,9 miliardi di dollari, pari al 32,2% del totale. Seguono gli Emirati Arabi Uniti, con 307,7 miliardi e il 21,1%; la Francia, con 186,7 miliardi e il 12,8%; e la Spagna, con 133,1 miliardi e il 9,1%.

L’Italia si colloca al quinto posto con circa 62,63 miliardi di dollari, pari al 4,3%. Complessivamente, i primi quattro Paesi concentrano oltre il 75% del patrimonio personale stimato.

La novità del 2026: i settori economici dei proprietari

Per la prima volta, il Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia ha analizzato i settori economici associati ai proprietari dei 291 superyacht profilati.

Il comparto maggiormente rappresentato è quello della finanza e degli investimenti, al quale sono associati 42 MMSI unici, pari al 14,4% del campione.

Al secondo posto si colloca l’industria manifatturiera, associata a 35 MMSI unici, pari al 12%.

Complessivamente, finanza e industria manifatturiera rappresentano 77 superyacht, pari al 26,5% del campione: più di uno su quattro.

Seguono:

  • moda, lusso e beni di consumo, con 27 yacht e il 9,3%;

  • immobiliare, costruzioni e infrastrutture, con 25 e l’8,6%;

  • commercio e grande distribuzione, con 22 e il 7,6%;

  • attività diversificate, con 21 e il 7,2%;

  • tecnologia, digitale e telecomunicazioni, con 20 e il 6,9%.

Sono rappresentati anche i trasporti, il trasporto marittimo, l’automotive e l’aviazione; l’alimentare e l’agricoltura; l’energia e le attività minerarie; il turismo e l’hotellerie; i media e lo sport; l’industria farmaceutica e la sanità.

La classificazione è stata elaborata dal Centro Studi sulla base dell’attività economica prevalente pubblicamente associata a ciascun proprietario. Le percentuali sono calcolate sui 291 MMSI unici profilati e descrivono il numero di yacht associati ai diversi settori, non quello delle persone: uno stesso proprietario può infatti essere collegato a più imbarcazioni.

«L’idea dello studio è nata osservando, anno dopo anno, la presenza dei superyacht nelle acque della Costa Smeralda e mettendo queste osservazioni in relazione con i dati», afferma Guido Piga, responsabile della Comunicazione e del Centro Studi del Cipnes Gallura e di UniOlbia. «Vogliamo misurare non soltanto le presenze, ma anche il potenziale economico associato agli imprenditori e agli investitori della nautica internazionale. I grandi capitali arrivano ogni estate in Sardegna e dobbiamo incontrarli nei luoghi che frequentano, anche attraverso la rivista Amare. La strategia si ispira al modello di industria turistica del principe Karim Aga Khan: creare le condizioni affinché i turisti diventino anche investitori e ambasciatori delle produzioni sarde. Invest in Sardinia, Buy Sardinia».

Capitale umano per le industrie nautiche e aeronautiche

Lo sviluppo della nautica richiede competenze tecniche, scientifiche e manageriali sempre più avanzate. Per questa ragione, la strategia di internazionalizzazione si accompagna alla crescita dell’offerta universitaria di UniOlbia, costruita in rapporto alle esigenze delle imprese.

La Gallura rappresenta inoltre un punto d’incontro tra grande nautica e aviazione privata. Armatori, ospiti e operatori raggiungono frequentemente gli yacht attraverso l’aeroporto di Olbia, creando una relazione diretta tra due industrie internazionali ad alto contenuto tecnologico e con una crescente domanda di competenze specializzate.

«La crescita delle industrie nautiche e aeronautiche deve essere accompagnata da un investimento altrettanto forte nel capitale umano», dichiara Aldo Carta, direttore generale del Cipnes Gallura e presidente di UniOlbia. «A Olbia stiamo costruendo un’offerta universitaria connessa alle esigenze delle imprese e alle trasformazioni dell’economia del mare, al servizio dell’intera Sardegna e capace di attrarre studenti anche dal resto d’Italia. È un investimento comune nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione, per offrire alle giovani generazioni lavoro qualificato e nuove prospettive di sviluppo sostenibile».

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Biometanolo e transizione ambientale della nautica

Accanto allo studio, al Cannes Yachting Festival sono stati presentati i progetti dedicati alla sostenibilità ambientale e alla decarbonizzazione della nautica.

Tra questi assume particolare rilevanza l’iniziativa promossa dal Cipnes Gallura con il Politecnico di Milano per sviluppare in Sardegna una piattaforma destinata alla produzione di biometanolo attraverso la valorizzazione del biogas e delle risorse provenienti dall’economia circolare.

Il progetto mette in relazione la domanda potenziale generata dalla presenza dei superyacht, il sistema impiantistico e industriale del Cipnes Gallura, le competenze scientifiche del Politecnico di Milano e la crescente necessità internazionale di rendere disponibili carburanti a minore impatto ambientale.

«Il progetto sviluppato con il Cipnes Gallura punta a trasformare il biogas e le risorse dell’economia circolare in biometanolo destinato anche alla nautica», spiega Flavio Manenti, professore ordinario di Impianti chimici presso il Politecnico di Milano. «L’integrazione tra ricerca scientifica e sistema industriale può consentire alla Sardegna di sperimentare una filiera innovativa per la produzione di carburanti rinnovabili e diventare un laboratorio mediterraneo della transizione energetica».

Il progetto sardo si inserisce nel più ampio percorso europeo per la decarbonizzazione della nautica. La Venice Call for Maritime Action, promossa da Sanlorenzo, richiama istituzioni europee, porti, città costiere, produttori di energia e industria nautica alla necessità di accelerare lo sviluppo delle infrastrutture e la disponibilità di metanolo verde nelle principali destinazioni marittime, con particolare attenzione al Mediterraneo.

Una piattaforma di sviluppo per tutta la Sardegna

Lo studio interpreta la nautica di alta gamma non soltanto come una componente del turismo, ma come una potenziale leva di sviluppo economico e industriale. La presenza dei superyacht porta in Sardegna imprenditori, investitori e protagonisti delle principali filiere economiche mondiali.

L’obiettivo del Piano regionale è costruire relazioni stabili con questa platea internazionale, promuovere le opportunità localizzative e industriali dell’Isola, favorire la commercializzazione delle produzioni sarde e attrarre nuovi capitali esteri.

La nautica diventa così una piattaforma attraverso la quale presentare non soltanto la cantieristica, la produzione di tender, le attività di refit e i servizi marittimi, ma l’intero sistema produttivo regionale: agroalimentare, moda, design, artigianato, tecnologie, energia, ospitalità e servizi avanzati.

«La Regione Sardegna sostiene il Piano di internazionalizzazione dell’industria nautica perché questo comparto rappresenta una leva strategica per il futuro dell’Isola», dichiara Giuseppe Meloni, vicepresidente della Regione Sardegna e assessore della Programmazione e del Bilancio. «I dati dello studio dimostrano che non dobbiamo limitarci a ospitare i grandi yacht e i capitali internazionali che raggiungono le nostre coste: dobbiamo trasformare questa capacità attrattiva in investimenti produttivi, nuove imprese e occupazione qualificata, estendendone i benefici a tutta la Sardegna».

Fonti e crediti

Dati AIS e MMSI: sistema Pelagus della Guardia Costiera – Direzione marittima del Nord Sardegna
Identificazione e valore degli yacht: SuperYachtFan
Patrimoni personali: Forbes
Ideazione e coordinamento: Guido Piga – Comunicazione e Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia
Elaborazione e rappresentazione digitale: Ufficio Transizione digitale del Cipnes Gallura

Slug: superyacht-sardinia-2026

Lo studio del Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia registra una crescita del 27,3% in due anni. Profilati 291 yacht per un valore di almeno 19,2 miliardi di dollari. L’Italia è il primo Paese costruttore. Finanza e industria manifatturiera guidano i settori economici associati ai proprietari.

Sono 3.176 i superyacht unici di lunghezza superiore ai 24 metri rilevati tra giugno e agosto 2026 nelle acque della Gallura, nel Nord-Est della Sardegna.

Il numero cresce del 9,97% rispetto ai 2.888 yacht del 2025 e del 27,29% rispetto ai 2.495 del 2024, confermando il rafforzamento della Sardegna tra le principali destinazioni mediterranee della nautica internazionale.

I risultati sono stati presentati al Cannes Yachting Festival nell’ambito del Piano regionale di internazionalizzazione dell’industria nautica della Sardegna, finanziato dalla Regione Sardegna e attuato dal Cipnes Gallura. Il Piano prevede la partecipazione alle principali manifestazioni internazionali del settore e promuove la filiera nautica regionale, il Made in Sardinia e l’attrazione di nuovi investimenti produttivi.

Lo studio, curato dal Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia, documenta la crescita e la progressiva diffusione territoriale del turismo nautico di alta gamma. Accanto all’analisi dei flussi, traccia il profilo di 291 superyacht, ricostruendone dimensioni, cantieri costruttori, valore stimato, Paesi e settori economici associati alla proprietà.

«Questo studio ci permette di conoscere le dimensioni e l’evoluzione della nautica internazionale nelle nostre acque e di trasformare i dati in uno strumento di politica industriale», dichiara Livio Fideli, presidente del Cipnes Gallura. «Come soggetto attuatore del Piano regionale, vogliamo rafforzare la filiera nautica sarda, aprire nuovi mercati alle imprese e creare le condizioni per nuovi investimenti produttivi e occupazione qualificata».

Oltre duemila superyacht unici nel solo mese di agosto

La crescita interessa tutti e tre i mesi analizzati.

Nel giugno 2026 sono stati rilevati 1.139 MMSI unici, contro i 978 del 2025 e gli 825 del 2024. L’aumento è quindi del 16,5% in un anno e del 38,1% rispetto al 2024.

A luglio il numero è salito a 1.870 superyacht unici, rispetto ai 1.672 del 2025 e ai 1.434 del 2024: una crescita dell’11,8% su base annua e del 30,4% in due anni.

Ad agosto sono state rilevate 2.039 unità, contro le 1.864 del 2025 e le 1.626 del 2024. L’incremento è del 9,4% rispetto al 2025 e del 25,4% rispetto al 2024.

All’interno di ciascun mese, ogni superyacht è stato conteggiato una sola volta, indipendentemente dal numero di passaggi, spostamenti o stazionamenti effettuati.

I valori mensili non possono essere sommati per calcolare il numero complessivo delle imbarcazioni, perché uno stesso yacht può essere stato presente in due o in tutti e tre i mesi. Il dato trimestrale di 3.176 rappresenta il numero complessivo di MMSI differenti rilevati tra giugno e agosto: uno yacht presente in tutti e tre i mesi compare quindi una sola volta nel totale finale.

La grande nautica si estende a tutta la Gallura marittima

La Costa Smeralda continua a rappresentare uno dei principali poli di concentrazione e stazionamento dei superyacht. Cala di Volpe e Pevero, con i rispettivi campi boe, e il porto di Porto Cervo rimangono le località caratterizzate dalle presenze più consistenti.

I dati evidenziano, tuttavia, una progressiva diffusione geografica del fenomeno. La crescita interessa sempre più il golfo di Arzachena, con Cannigione, il golfo di Olbia e la direttrice verso Golfo Aranci, oltre all’area marina di Tavolara–San Teodoro.

Nel 2026 sono stati rilevati:

  • 2.866 MMSI nell’area di La Maddalena;

  • 2.581 in Costa Smeralda;

  • 2.285 nell’area di Porto Rotondo;

  • 1.872 a Santa Teresa e nelle Bocche di Bonifacio;

  • 1.638 nell’area di Tavolara;

  • 1.305 nel golfo di Olbia;

  • 1.300 a Cannigione.

La tendenza è particolarmente evidente nelle aree in maggiore espansione. Rispetto al 2025, Cannigione cresce del 19,2%, il golfo di Olbia del 16,1% e Tavolara del 13%. Nel confronto con il 2024, Olbia e Tavolara aumentano entrambe del 48,5%, mentre Cannigione registra una crescita del 42,5%.

I valori delle singole aree non possono essere sommati per determinare il numero complessivo degli yacht: uno stesso MMSI può attraversare più zone durante il trimestre ed essere rilevato in ciascuna di esse.

I dati territoriali comprendono inoltre sia gli stazionamenti sia i passaggi. Questa distinzione è particolarmente importante per La Maddalena e per Santa Teresa–Bocche di Bonifacio, attraversate da numerosi yacht in transito. Il primato numerico di La Maddalena non indica necessariamente una maggiore concentrazione di unità in stazionamento, ma riflette anche la posizione dell’arcipelago lungo le principali rotte della nautica internazionale.

«La presenza dei superyacht non riguarda più soltanto le aree storicamente più frequentate della Costa Smeralda, ma si sta estendendo a tutta la Gallura marittima», sottolinea Antonio Loriga, vicepresidente del Cipnes Gallura. «Il Piano regionale intende accompagnare questa evoluzione con porti, servizi, infrastrutture e competenze capaci di ampliare e distribuire le ricadute economiche generate dalla nautica».

I dati ufficiali del sistema Pelagus

Lo studio è stato ideato e coordinato da Guido Piga, responsabile della Comunicazione e del Centro Studi del Cipnes Gallura e di UniOlbia, e realizzato con il contributo tecnico dell’Ufficio Transizione digitale del Cipnes Gallura.

I dati sono stati messi a disposizione dalla Direzione marittima del Nord Sardegna, nell’ambito del protocollo sottoscritto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e acquisiti attraverso Pelagus, il sistema della Guardia Costiera basato sui segnali AIS e sui codici identificativi MMSI.

Le estrazioni, effettuate separatamente nei mesi di giugno, luglio e agosto, hanno riguardato esclusivamente le unità classificate dal sistema AIS come pleasure craft. La successiva verifica ha circoscritto il perimetro dello studio alle imbarcazioni di lunghezza superiore ai 24 metri.

In ogni elaborazione mensile ciascun MMSI è stato conteggiato una sola volta, indipendentemente dal numero di passaggi, spostamenti o stazionamenti rilevati. Per determinare il dato complessivo del trimestre sono state eliminate anche le duplicazioni tra i tre mesi.

Identificati e profilati 291 superyacht

Una seconda fase dello studio ha consentito di identificare e profilare 291 dei 3.176 MMSI unici, pari al 9,2% delle unità complessivamente rilevate.

L’analisi è stata realizzata incrociando i dati estratti da Pelagus con le informazioni pubblicamente disponibili su SuperYachtFan, utilizzate per associare i codici MMSI ai nomi degli yacht, ai proprietari pubblicamente attribuiti, ai cantieri costruttori e al valore stimato delle imbarcazioni.

Le stime relative ai patrimoni personali dei proprietari sono state ricavate dai dati pubblicati da Forbes.

I Paesi associati alla proprietà non indicano la bandiera dello yacht, il luogo di registrazione dell’imbarcazione o la residenza fiscale dell’armatore, ma il Paese pubblicamente associato al proprietario.

Made in Italy, l’Italia è il primo Paese costruttore

L’Italia occupa il primo posto nella classifica dei Paesi costruttori dei 291 superyacht profilati. I cantieri italiani hanno realizzato 106 unità, pari al 36,4% del campione.

Seguono i Paesi Bassi, con 94 superyacht e il 32,3%, e la Germania, con 33 unità e l’11,3%. Complessivamente, i tre principali Paesi costruttori rappresentati nello studio hanno realizzato 233 yacht, pari all’80,1% del campione.

Tra i cantieri italiani figurano Benetti, con 25 superyacht; Perini Navi, con 14; Baglietto, Codecasa e Sanlorenzo, con 7 unità ciascuno; Overmarine, con 6; CRN e Rossinavi, con 5 ciascuno; Columbus, con 4; Mondomarine e Wally, con 3 ciascuno. A questi si aggiungono numerosi altri cantieri e marchi, a conferma dell’ampiezza e della diversificazione produttiva della nautica italiana.

I dati delineano tre differenti specializzazioni industriali. L’Italia guida per numero di yacht e ampiezza dell’offerta, con una lunghezza media di 53,3 metri. I superyacht costruiti nei Paesi Bassi raggiungono una media di 63,6 metri, mentre quelli realizzati in Germania si distinguono per le dimensioni maggiori, con una lunghezza media di 90,1 metri.

La leadership italiana costituisce un riferimento anche per la crescita della filiera regionale. Il Made in Sardinia è già visibile accanto ai grandi yacht internazionali: nelle acque dell’Isola operano tender costruiti in Sardegna, espressione di una capacità produttiva orientata alle imbarcazioni ad alte prestazioni e al mercato mondiale.

Una flotta con una lunghezza media di 61,7 metri

I 291 yacht profilati hanno una lunghezza media di 61,7 metri e una mediana di 57 metri.

La classe più numerosa è quella compresa tra 40 e 59 metri, con 123 unità, pari al 42,3% del campione. Seguono i superyacht tra 60 e 89 metri, con 99 unità e il 34%.

Le unità comprese tra 24 e 39 metri sono 35, pari al 12%; quelle tra 90 e 119 metri sono 25, pari all’8,6%; i gigayacht di almeno 120 metri sono 9, pari al 3,1%.

Complessivamente, l’88% delle imbarcazioni misura almeno 40 metri, mentre il 45,7% raggiunge o supera i 60 metri. Sono 34 gli yacht di almeno 90 metri.

L’imbarcazione più grande è Blue, lunga 160 metri, seguita da A+ — già Topaz — con 147 metri, Luminance con 145, Dragonfly con 142 e Yas con 141 metri.

Yacht per un valore stimato di almeno 19,2 miliardi di dollari

Per 288 dei 291 superyacht è stato possibile ricostruire una stima pubblica del valore. Complessivamente, le imbarcazioni raggiungono almeno 19,2 miliardi di dollari.

Il valore medio è di circa 66,8 milioni di dollari, mentre quello mediano è di 30 milioni.

Sono 56 gli yacht con un valore stimato di almeno 100 milioni di dollari. Pur rappresentando il 19,4% delle 288 unità per le quali è disponibile una valutazione, concentrano circa 11,8 miliardi di dollari, oltre il 61% del valore complessivo della flotta analizzata.

Diciassette yacht hanno un valore stimato di almeno 250 milioni di dollari. In testa si colloca Blue, con una stima di 900 milioni, seguito da Al Lusail e Luminance, valutati 500 milioni ciascuno, e da A+ e Al Mirqab, con 450 milioni ciascuno.

I valori derivano da fonti pubbliche e devono essere considerati stime indicative, non perizie o valutazioni certificate.

Stati Uniti e Italia ai primi posti per proprietà associate

Gli Stati Uniti occupano il primo posto tra i Paesi pubblicamente associati alla proprietà, con 53 yacht, pari al 18,2% dei 291 superyacht profilati.

Seguono:

  • Italia, con 36 unità e il 12,4%;

  • Regno Unito, con 25 e l’8,6%;

  • Germania, con 17 e il 5,8%;

  • Paesi Bassi, con 13 e il 4,5%;

  • Francia, con 10 e il 3,4%;

  • Arabia Saudita, con 10 e il 3,4%;

  • Emirati Arabi Uniti, con 9 e il 3,1%;

  • Russia, con 9 e il 3,1%;

  • Svizzera, con 9 e il 3,1%.

Complessivamente, i primi dieci Paesi associati alla proprietà rappresentano 191 superyacht, pari al 65,6% del campione.

Patrimoni personali stimati in oltre 1.455 miliardi di dollari

Sulla base delle stime pubblicate da Forbes, la somma dei patrimoni personali associati ai proprietari identificati raggiunge circa 1.455,68 miliardi di dollari.

Per comprenderne l’ordine di grandezza, il dato può essere confrontato con il prodotto interno lordo dell’Italia, pari nel 2025 a circa 2.258 miliardi di euro.

Il confronto ha una funzione esclusivamente dimensionale: mette in relazione valori espressi in valute differenti e due grandezze di natura diversa. Da una parte vi sono patrimoni privati accumulati nel tempo; dall’altra, il valore dei beni e dei servizi prodotti da un Paese in un anno.

Per evitare duplicazioni, il patrimonio di uno stesso proprietario è stato conteggiato una sola volta, anche quando associato a più yacht. Le cifre pubblicate da Forbes devono essere considerate stime, variabili nel tempo e non certificate.

Nella ripartizione geografica, gli Stati Uniti occupano il primo posto con circa 468,9 miliardi di dollari, pari al 32,2% del totale. Seguono gli Emirati Arabi Uniti, con 307,7 miliardi e il 21,1%; la Francia, con 186,7 miliardi e il 12,8%; e la Spagna, con 133,1 miliardi e il 9,1%.

L’Italia si colloca al quinto posto con circa 62,63 miliardi di dollari, pari al 4,3%. Complessivamente, i primi quattro Paesi concentrano oltre il 75% del patrimonio personale stimato.

La novità del 2026: i settori economici dei proprietari

Per la prima volta, il Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia ha analizzato i settori economici associati ai proprietari dei 291 superyacht profilati.

Il comparto maggiormente rappresentato è quello della finanza e degli investimenti, al quale sono associati 42 MMSI unici, pari al 14,4% del campione.

Al secondo posto si colloca l’industria manifatturiera, associata a 35 MMSI unici, pari al 12%.

Complessivamente, finanza e industria manifatturiera rappresentano 77 superyacht, pari al 26,5% del campione: più di uno su quattro.

Seguono:

  • moda, lusso e beni di consumo, con 27 yacht e il 9,3%;

  • immobiliare, costruzioni e infrastrutture, con 25 e l’8,6%;

  • commercio e grande distribuzione, con 22 e il 7,6%;

  • attività diversificate, con 21 e il 7,2%;

  • tecnologia, digitale e telecomunicazioni, con 20 e il 6,9%.

Sono rappresentati anche i trasporti, il trasporto marittimo, l’automotive e l’aviazione; l’alimentare e l’agricoltura; l’energia e le attività minerarie; il turismo e l’hotellerie; i media e lo sport; l’industria farmaceutica e la sanità.

La classificazione è stata elaborata dal Centro Studi sulla base dell’attività economica prevalente pubblicamente associata a ciascun proprietario. Le percentuali sono calcolate sui 291 MMSI unici profilati e descrivono il numero di yacht associati ai diversi settori, non quello delle persone: uno stesso proprietario può infatti essere collegato a più imbarcazioni.

«L’idea dello studio è nata osservando, anno dopo anno, la presenza dei superyacht nelle acque della Costa Smeralda e mettendo queste osservazioni in relazione con i dati», afferma Guido Piga, responsabile della Comunicazione e del Centro Studi del Cipnes Gallura e di UniOlbia. «Vogliamo misurare non soltanto le presenze, ma anche il potenziale economico associato agli imprenditori e agli investitori della nautica internazionale. I grandi capitali arrivano ogni estate in Sardegna e dobbiamo incontrarli nei luoghi che frequentano, anche attraverso la rivista Amare. La strategia si ispira al modello di industria turistica del principe Karim Aga Khan: creare le condizioni affinché i turisti diventino anche investitori e ambasciatori delle produzioni sarde. Invest in Sardinia, Buy Sardinia».

Capitale umano per le industrie nautiche e aeronautiche

Lo sviluppo della nautica richiede competenze tecniche, scientifiche e manageriali sempre più avanzate. Per questa ragione, la strategia di internazionalizzazione si accompagna alla crescita dell’offerta universitaria di UniOlbia, costruita in rapporto alle esigenze delle imprese.

La Gallura rappresenta inoltre un punto d’incontro tra grande nautica e aviazione privata. Armatori, ospiti e operatori raggiungono frequentemente gli yacht attraverso l’aeroporto di Olbia, creando una relazione diretta tra due industrie internazionali ad alto contenuto tecnologico e con una crescente domanda di competenze specializzate.

«La crescita delle industrie nautiche e aeronautiche deve essere accompagnata da un investimento altrettanto forte nel capitale umano», dichiara Aldo Carta, direttore generale del Cipnes Gallura e presidente di UniOlbia. «A Olbia stiamo costruendo un’offerta universitaria connessa alle esigenze delle imprese e alle trasformazioni dell’economia del mare, al servizio dell’intera Sardegna e capace di attrarre studenti anche dal resto d’Italia. È un investimento comune nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione, per offrire alle giovani generazioni lavoro qualificato e nuove prospettive di sviluppo sostenibile».

Biometanolo e transizione ambientale della nautica

Accanto allo studio, al Cannes Yachting Festival sono stati presentati i progetti dedicati alla sostenibilità ambientale e alla decarbonizzazione della nautica.

Tra questi assume particolare rilevanza l’iniziativa promossa dal Cipnes Gallura con il Politecnico di Milano per sviluppare in Sardegna una piattaforma destinata alla produzione di biometanolo attraverso la valorizzazione del biogas e delle risorse provenienti dall’economia circolare.

Il progetto mette in relazione la domanda potenziale generata dalla presenza dei superyacht, il sistema impiantistico e industriale del Cipnes Gallura, le competenze scientifiche del Politecnico di Milano e la crescente necessità internazionale di rendere disponibili carburanti a minore impatto ambientale.

«Il progetto sviluppato con il Cipnes Gallura punta a trasformare il biogas e le risorse dell’economia circolare in biometanolo destinato anche alla nautica», spiega Flavio Manenti, professore ordinario di Impianti chimici presso il Politecnico di Milano. «L’integrazione tra ricerca scientifica e sistema industriale può consentire alla Sardegna di sperimentare una filiera innovativa per la produzione di carburanti rinnovabili e diventare un laboratorio mediterraneo della transizione energetica».

Il progetto sardo si inserisce nel più ampio percorso europeo per la decarbonizzazione della nautica. La Venice Call for Maritime Action, promossa da Sanlorenzo, richiama istituzioni europee, porti, città costiere, produttori di energia e industria nautica alla necessità di accelerare lo sviluppo delle infrastrutture e la disponibilità di metanolo verde nelle principali destinazioni marittime, con particolare attenzione al Mediterraneo.

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Sanlorenzo e la Venice Call for Maritime Action

Il progetto del Cipnes Gallura e del Politecnico di Milano si inserisce nel più ampio percorso per la decarbonizzazione della nautica sostenuto da Sanlorenzo attraverso la Venice Call for Maritime Action. L’iniziativa richiama istituzioni, porti, città costiere, produttori di energia e imprese a costruire una rete mediterranea per la produzione, la distribuzione e il rifornimento di carburanti verdi.

«La transizione della nautica non dipende soltanto dall’innovazione a bordo, ma anche dalla capacità dei territori di produrre e rendere disponibili nuovi combustibili sostenibili», afferma Simone Bruckner, R&D Director di Sanlorenzo. «Per questo guardiamo con interesse al progetto promosso dal Cipnes Gallura con il Politecnico di Milano per la produzione di biometanolo in Sardegna. È un’iniziativa coerente con la Venice Call for Maritime Action e con l’impegno di Sanlorenzo per accelerare la decarbonizzazione dello yachting».

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Una piattaforma di sviluppo per tutta la Sardegna

Lo studio interpreta la nautica di alta gamma non soltanto come una componente del turismo, ma come una potenziale leva di sviluppo economico e industriale. La presenza dei superyacht porta in Sardegna imprenditori, investitori e protagonisti delle principali filiere economiche mondiali.

L’obiettivo del Piano regionale è costruire relazioni stabili con questa platea internazionale, promuovere le opportunità localizzative e industriali dell’Isola, favorire la commercializzazione delle produzioni sarde e attrarre nuovi capitali esteri.

La nautica diventa così una piattaforma attraverso la quale presentare non soltanto la cantieristica, la produzione di tender, le attività di refit e i servizi marittimi, ma l’intero sistema produttivo regionale: agroalimentare, moda, design, artigianato, tecnologie, energia, ospitalità e servizi avanzati.

«La Regione Sardegna sostiene il Piano di internazionalizzazione dell’industria nautica perché questo comparto rappresenta una leva strategica per il futuro dell’Isola», dichiara Giuseppe Meloni, vicepresidente della Regione Sardegna e assessore della Programmazione e del Bilancio. «I dati dello studio dimostrano che non dobbiamo limitarci a ospitare i grandi yacht e i capitali internazionali che raggiungono le nostre coste: dobbiamo trasformare questa capacità attrattiva in investimenti produttivi, nuove imprese e occupazione qualificata, estendendone i benefici a tutta la Sardegna».

Documenti

Dossier sui superyacht in Sardegna nell'estate 2026 (italiano, inglese, francese)

Lo studio navigabile con tutti i dati sui superyacht in Sardegna

La relazione del Politecnico di Milano a Cannes

La relazione di Sanlorenzo a Cannes


Fonti e crediti

Dati AIS e MMSI: sistema Pelagus della Guardia Costiera – Direzione marittima del Nord Sardegna
Identificazione e valore degli yacht: SuperYachtFan
Patrimoni personali: Forbes
Ideazione e coordinamento: Guido Piga – Comunicazione e Centro Studi Cipnes Gallura–UniOlbia
Elaborazione e rappresentazione digitale: Ufficio Transizione digitale del Cipnes Gallura