La nautica è la quinta "azienda" della Sardegna per fatturato

La nautica è la quinta "azienda" della Sardegna per fatturato. Il settore genera ricavi per oltre 400 milioni e dà lavoro a 2.250 addetti diretti, secondo i bilanci 2022 delle imprese analizzati da Cipnes Gallura e UniOlbia. La nautica - una delle filiere che compongono la Blue Economy - ha dunque un impatto notevole sull'economia della Sardegna.

È rilevante come industria per la produzione e il refit di barche e yacht. Ma lo è anche come destinazione per i superyacht, con la Costa Smeralda che è una delle principali aeree al mondo per questo segmento di lusso. E ora, con le imminenti scelte della Regione per la Zes Unica, la nautica potrebbe essere individuata come uno dei settori da potenziare con gli incentivi del Pnrr. Una scelta di politica industriale suffragata dai numeri, riassunti nel report 2024 di Cipnes e UniOlbia.

Report "La nautica in Sardegna 2024"

Ma che cosa è la filiera della nautica? Quali dati sono stati utilizzati per l'analisi? Quali sono le prospettive per crescita e l'occupazione? Vediamolo di seguito.

Che cosa intendiamo per nautica

Prima di tutto, definiamo che cosa è la nautica. Ci sono molti modi di inquadrare questo settore. Noi proponiamo una "definizione minima".

La nautica comprende l'industria (progettazione, produzione e refit di yacht), il turismo (gestione di porti turistici, noleggio e assistenza di imbarcazioni), il commercio (vendita di yacht e prodotti nautici), le attività sportive legate al mare (diportismo, gare veliche, pratica di sport acquatici). La nautica è un settore della Blue Economy (Economia del Mare, in italiano) ma è legato a numerosi altri settori (alberghiero, agroalimentare, metallurgico, legno) dai quali prende beni e servizi e ai quali offre un mercato per beni e servizi.

La nautica italiana genera 7 miliardi

Cominciamo da un dato. La nautica italiana (intesa come produzione di yacht, accessori, motori e refit) ha generato ricavi per 7 miliardi 300 milioni nel 2022, secondo l'analisi annuale di Confindustria Nautica intitolata "La Nautica in Cifre". È uno dei settori più dinamici dell'economia italiana: le imbarcazioni da diporto e sportive (yacht e superyacht) sono al sesto posto nella classifica dei primi 20 prodotti esportati dall'Italia fra il 2000 e il 2022, con una crescita del 298,7%. Sono anche il prodotto che genera fra i più alti saldi commerciali con l'estero, pari a 3.4 miliardi.

Vale il 3% del Pil

La nautica contribuisce al Pil italiano con 6,1 miliardi, che corrisponde al 3,2% del Prodotto interno lordo. Numeri considerevoli, determinati dall'industria della cantieristica nautica in cui l'Italia è leader mondiale. Secondo il Global Order Book 2024 di Boat International, i primi due produttori al mondo di superyacht (yacht oltre i 24 metri) sono italiani: Azimut-Benetti, con 167 nuovi progetti, e Sanlorenzo, con 132.

Sono le eccellenze - a cui aggiungere anche Ferretti, The Italian Sea Group, Cantieri del Pardo - di un settore che nella cantieristica (costruzione di nuovi yacht più refit, riparazioni e rimessaggio) fattura quasi 5 miliardi di euro.

Il fatturato dei grandi gruppi italiani

I bilanci 2022 di due top player aiutano a comprendere il fenomeno. I ricavi di Ferretti sono stati di 1 miliardo 120 milioni, di cui 527 milioni dai "composite yacht", 423 milioni dai "made-to-measure" e 149 milioni dai "superyachts". I ricavi di Sanlorenzo sono stati di 740 milioni, di cui 464 milioni dalla divisione "yacht" e 200 milioni dalla divisione "superyacht".

La costruzione di nuove imbarcazioni è dunque la voce più rilevante della nautica italiana: genera 4.4 miliardi di cui 3.8 miliardi per l'export. La realizzazione di accessori arriva a 1.8 miliardi, la costruzione di motori a 558 milioni. Il segmento con i ricavi minori è quello del refit, riparazioni e rimessaggio con quasi 421 milioni.

Sia il Governo che l'opposizione sono concordi nel sostenere che la nautica debba diventare uno dei settori strategici del "Made in Italy".

Analisi della filiera nautica in Sardegna

Come Cipnes Gallura, insieme a UniOlbia, abbiamo voluto analizzare il settore della nautica in Sardegna per la Fiera Nautica di Sardegna 2024. Abbiamo utilizzato l'impostazione di Confindustria nautica per l'industria, ma abbiamo analizzato anche il turismo nautico, una voce molto significativa in Sardegna. Abbiamo consultato i bilanci delle imprese della filiera col metodo dei codici Ateco per la definizione del perimetro dell'analisi e abbiamo utilizzato lo strumento di Atoka-Cerved per l'estrazione dei dati contabili.

La nostra filiera comprende sia la produzione che il refit di yacht, sia la gestione dei porti turistici che la vendita di prodotti nautici (in fondo all'articolo troverete i codici Ateco per ciascun segmento). Per una questione metodologica più chiara e vicina alla realtà, abbiamo deciso di analizzare solo i bilanci delle società con sede legale in Sardegna o con sede operativa, da noi conosciuta e verificata, nella nostra Isola.

Di alcune società senza sede legale in Sardegna ma molto rilevanti, come Ferretti ad Arbatax, abbiamo stimato i ricavi in Sardegna, non specificati nel bilancio del gruppo, sulla base di alcuni indicatori di Atoka Cerved.

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Ricavi per 403 milioni

Abbiamo individuato 1885 imprese della filiera nautica, ma abbiamo potuto analizzare i bilanci solamente di 370, quelle di capitali (Spa e Srl) tenute a depositare i documenti contabili alle Camere di commercio. Abbiamo dunque il quadro preciso del 20% delle aziende della filiera; il restante 80% è composto da società di persone (Snc, Sas), imprese individuali, artigiani, tutti soggetti che non hanno l'obbligo del deposito. Un mondo capillare, che produce ricavi e occupazione e - come spiegato da Cna e Confartigianato - vive dall'industria ma, allo stesso tempo, fa vivere l'industria.

Le 370 imprese della filiera nautica in Sardegna hanno prodotto ricavi complessivi per 403 milioni nel 2022. Di fatto, la nautica è la quinta azienda della Sardegna per fatturato, preceduta solo da Saras (petrolio, 14 miliardi, Sarlux (energia, 2 miiardi), Fiume Santo (energia, 927 milioni) e Fratelli Ibba (grande distribuzione organizzata, 493 milioni).

La costruzione di yacht e gommoni

La costruzione di imbarcazioni - uno dei rami della cantieristica - è presente in due poli produttivi: a Olbia e ad Arbatax. Le aziende della filiera sono 141, di cui 24 con bilanci depositati. I ricavi complessivi ammontano a 55 milioni con 243 addetti diretti. Le principali società operano a Olbia: il gruppo SNO con la B-Shiver (marchio Novamarine) è al primo posto con ricavi per quasi 21 milioni nel 2022; segue M.Y.I (martchio Maori) con oltre 15 milioni; al quarto posto la Tender One (marchio G-Tender) con 3,5 milioni.

Ferretti e Sanlorenzo

Nell’area industriale di Arbatax sono presenti due grandi produttori italiani di superyacht: Ferretti con un’unità produttiva e Sanlorenzo con una nuova società chiamata Sanlorenzo Arbatax.

La società Sanlorenzo Arbatax è stata costituita nel 2022 e non ha dati di bilancio. Ferretti nella relazione annuale non specifica i ricavi per ciascuna unità produttiva. Come Cipnes Gallura abbiamo utilizzato i dati di Atoka/Cerved, in particolare i ricavi per dipendente, e abbiamo stimato che i ricavi di Ferretti ad Arbatax, dove ha 9 dipendenti su quasi 1500 totali, possano essere intorno ai 5 milioni di euro.

Export da oltre 26 milioni

Dei 55 milioni prodotti in Sardegna, 26.4 milioni sono destinati all'export: quasi la metà del valore. Questi sono i principali mercati di destinazione della produzione di yacht e gommoni "Made in Sardinia": Malta (5.9 milioni), Isole Cayman (7.4 milioni), Francia (5.3 milioni), Emirati Arabi Uniti (2.3 milioni), Panama (2.1 milioni), Stati Uniti (1.8 milioni)

Refit, riparazioni e rimessaggio

L'altra voce della cantieristica - refit, riparazioni, rimessaggio - genera ricavi per 65.3 milioni e conta 437 addetti diretti. In questo caso abbiamo analizzato 59 bilanci depositati su 409 imprese totali del segmento.

Anche in questo segmento la principale società opera a Olbia: S.N.O Service (12.6 milioni di ricavi), seguita da Teknoship (quasi 9 milioni) e da un'altra azienda olbiese, Olbia Boat Services (5 milioni).

I posti barca

La Sardegna è la prima regione per posti barca: sono 40 mila, secondo l'ultimo aggiornamento della Regione. Dunque l'Isola è la maggiore destinazione per i diportisti italiani e internazionali. Questa è la graduatoria dei Comuni con maggiori posti:

  1. Olbia 3.900 posti barca
  2. Alghero 2.920 posti barca
  3. Arzachena 2.658 posti barca
  4. La Maddalena 1.648 posti barca
  5. Cagliari 1.416 posti barca

Qui l'elenco completo

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I ricavi del turismo nautico

Che cosa è il turismo nautico? In questo caso, abbiamo analizzato i bilanci delle società - 221 bilanci depositati su 1.116 imprese totali - che gestiscono i porti turistici, assicurano assistenza agli yacht, trasportano i passeggeri con le barche, noleggiano barche o gommoni. Questo segmento ha prodotto ricavi per 172 - risultando quello con il maggiore fatturato - e dà lavoro a 1.246 addetti diretti.

Tre società sulle cinque con maggiori ricavi operano in Gallura, nell'area fra Porto Rotondo e la Costa Smeralda: sono la Porto Cervo Marina (gruppo Costa Smeralda) con 16.3 milioni di ricavi, la Marina di Portorotondo (gruppo Molinas) con oltre 10 milioni e, al quarto posto, la Marina di Portisco con 5.7 milioni.

La presenza di superyacht in Costa Smeralda

La Sardegna - grazie alla Costa Smeralda - è una delle principali destinazioni mondiali dei superyacht. Come Cipnes Gallura e UniOlbia abbiamo realizzato uno studio sulle presenze, in luglio e agosto, dal 2018 al 2023.

Con l'ausilio dei dati satellitari di Marine Traffic, abbiamo accertato che sono stati 6.682 gli yacht presenti in quest'area. Nell'estate del 2023 (luglio e agosto) sono stati 2.330, con un aumento del 30.7% sullo stesso periodo del 2018.

306 yacht valgono 16 miliardi di dollari

Sui 6.682 yacht e superyacht presenti fra 2018 e 2023, abbiamo verificato che 306 di questi hanno un valore cumulato di 16 miliardi di dollari. Sempre per lo stesso periodo abbiamo accertato - grazie al sito Superyachtfan - la nazionalità dei proprietari: Stati Uniti (57 proprietari), Regno Unito (28), Russia (35), Italia (27).

Abbiamo poi ricostruito i marchi dei superyacht presenti nei sei anni presi in esame: Benetti (24 superyacht), Sanlorenzo (14), Perini (12), Baglietto (6).

Interessante anche la classifica delle lunghezze dei superyacht: 157 metri, 146 metri, 136 metri, 133 metri, 127 metri, 117 metri, 110 metri, 107 metri, 106 metri.

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I ricavi del commercio nautico

Infine, l'ultimo segmento della filiera della nautica che abbiamo analizzato è quello del commercio di barche e di prodotti della nautica: ha ricavi per 100 milioni e 324 addetti diretti. Sono i dati estratti da 66 bilanci depositati su 219 imprese totali del segmento.

Le principali società, anche in questo caso, sono in Gallura: al primo posto SNO Yachts International di Olbia con 11.4 milioni, seguita da Manitech con 10.3 milioni e da un'altra azienda olbiese, Sea Motors Fresi con 7.6 milioni.

Le osservazioni sulla nautica

Sui mezzi di comunicazione (giornali cartacei, televisioni, siti internet) e sui social appaiono a volte posizioni critiche sulla nautica, secondo le quali gli yacht - e in particolare i superyacht - sarebbero solo uno dei tanti modi dei loro proprietari per esibire ricchezza e lusso.

Mezzi da osservare per invidia o ammirazione, a seconda dei punti di vista. Yacht watching, come è stato definito: che è quello che viene praticato ogni estate nelle banchine di Porto Cervo o dal belvedere di Cala di Volpe.

Secondo queste tesi, i superyacht non porterebbero alcun beneficio al territorio che li ospita. Anzi, sarebbero, secondo questa scuola di pensiero, di più gli svantaggi per l'ambiente che i vantaggi economici.

Le risposte alle critiche

Tuttavia, queste posizioni critiche non si poggiano su dati verificabili. Al contrario, i fatti sostengono che l'impatto dei superyacht non è negativo per l'ambiente ed è estremamente positivo per l'economia locale.

Sul fronte ambientale, negli ultimi anni i produttori hanno investito molto nella ricerca di materiali sostenibili per la costruzione e nelle buone pratiche di gestione dei cantieri. Le marine - in particolare in Costa Smeralda - ormai da decenni utilizzano le "boe intelligenti", un sistema di ormeggi che impedisce ai superyacht di gettare l'ancora, proteggendo così i fondali e la posidonia marina.

Sul fronte economico, la nostra ricerca ci conduce a paragonare i superyacht in Costa Smeralda a delle vere e proprie aziende. È come se ogni presenza di queste imbarcazioni di lusso fosse come una Pmi in più per il territorio.

L'impatto economico degli yacht fra 36 e 90 metri

Riprendendo uno studio di The European House-Ambrosetti per Genova for Yachting, possiamo stimare qual è il potenziale impatto economico sul territorio dei superyacht. Lo studio - come precisano da Genova - considera l'impatto "diretto sulle marine, sui servizi e sui cantieri; indiretto sulle filiere economiche a valle e a monte; indotto, come effetto dei consumi realizzati grazie alle retribuzioni pagate agli occupati del comparto e delle filiere attivate; catalizzato, che è l’effetto delle spese dirette sul territorio da parte degli equipaggi e degli armatori". Qui lo studio completo.

Questo è l'impatto - al giorno - della presenza di un superyacht. Oltre 90 metri, genera 40.302 euro di ricadute economiche. Fra 75 e 89 metri, 45.154 euro. Fra 51 e 74 metri, 18.843 euro. Fra 36 e 50 metri, 6.397 euro.

Non solo oggetti dui lusso: i superyacht sono una vero settore economico capace di generare crescita e occupazione in più settori.

Il valore di refit e rimessaggio

Ma c'è anche un altro segmento che produce benefici per il territorio: quello del refit e del rimessaggio. Secondo uno studio dell'Università di Sassari, il rimessaggio di uno yacht fra 39 e 60 metri genera 2.300.000 euro all’anno sul territorio che lo ospita per l'inverno e 15 occupati dell’equipaggio; uno yacht fra 61 e 80 metri, 3.900.000 euro all’anno e 25 occupati dell’equipaggio

La nautica come settore da potenziare

La nautica, dunque, è un settore strategico per la Sardegna. L'Isola - al centro del Mediterraneo - è il polo di attrazione ideale per i flussi dei superyacht fra la Turchia, la Grecia, la Francia (Corsica e Costa Azzurra) e la Spagna (Baleari).

Potenzialmente, sia l'industria della nautica che il turismo nautico hanno ancora forti margini di crescita in Sardegna. Il Mediterraneo, l'1% dei mari del mondo, accoglie il 20% del traffico marittimo commerciale mondiale e, ogni estate, 4000 superyacht, di cui la metà passa in Costa Smeralda.

La Zes Nautica Sardegna 

Per questo la Regione Sardegna e il Cipnes Gallura, come è emerso durante la Fiera nautica di Sardegna a Porto Rotondo, pensano che sia fondamentale inserire la nautica come settore da "promuovere e rafforzare" nel Piano strategico della Zes Unica che il Governo approverà nei prossimi mesi. Gli incontri sono in corso

Una Zes Nautica Sardegna, o Sardinia Nautical SEZ, che avrà due vantaggi. Sarà un'operazione di marketing internazionale per promuovere, con i superyacht in Costa Smeralda, tutta la destinazione Sardegna. E permetterà alle aziende che vogliono investire nella Zes - per costruire yacht, fare refit, gestire porti turistici - di ottenere i fondi del Pnrr.

Sarebbe una politica industriale precisa, lungimirante, sostenibile.

REPORT "LA NAUTICA IN SARDEGNA 2024"

CODICO ATECO ANALISI NAUTICA

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